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domenica 21 marzo 2021

I miti greci: Medea e Giasone. Quando prendersela solo con Medea è più facile per tutti.

Io un pò la capisco a Medea.
E dovreste mostrale un attimino di umanità in più. 
Medea non è giustificabile, come non lo è chiunque toglie la vita a un altro essere umano. 
Per chi non lo sapesse Medea è un' assassina. La più crudele considerato che le sue vittime sono i suoi stessi figli. Inconcepibile, vero? Una madre snaturata, un mostro, una strega. 
Non penso che nessuno possa andare contro questo giudizio ma rileggendo il mito, ricordando quanti approfondimenti avessi fatto al liceo e trasferendo quelle considerazioni ai giorni oggi mi sono soffermata su un punto.
Condanniamo Medea per quello che ha fatto molto più duramente rispetto a quando condanniamo un padre che uccide i suoi figli. 
Le notizie di cronaca si occupano spesso di casi come questi, spesso anche l'ex moglie viene uccisa, e per quanta crudeltà possa suscitare la notizia per Medea si prova un orrore in più.
Perché Medea è la madre ed è lei ad averli portarti in grembo questa è la risposta. Questa è per molti la differenza. 
In parte è vero. Una donna crea un legame speciale con il proprio bambino proprio perché per 9 mesi questo cresce in lei, per 9 mesi è parte integrante del suo corpo. E' un emozione unica, negata a qualsiasi uomo. Se fosse stato Giasone ad uccidere i suoi figli per vendicare la morte della sua (nuova) futura moglie nessuno si sarebbe scandalizzato più di tanto.
Da una donna ci si aspettava amore sviscerale per i figli, ci si aspettava e ci si aspetta anche oggi che sia lei ad alzarsi alle 3 del mattino per cambiare il pannolino, che sia lei a preparare il borsone prima di uscire, che sia lei a portarlo dal pediatra, ad avere lei la custodia dei figli in caso di separazione. 
La mamma è la mamma. 
Ma lo è perché noi abbiamo costruito una struttura di pregiudizi prima sul ruolo della donna e poi sul ruolo della madre che è solo frutto della scelta di qualcuno e non della natura.
Medea uccide i suoi figli, la sua mano trema prima di compiere il terribile gesto, li uccide per togliere tutti gli affetti a Giasone, per punirlo non tanto per il tradimento in sé ma per aver cercato di convincerla che era la scelta migliore, lui avrebbe sposato la figlia del re, i suoi figli sarebbero stati principi, sarebbero cresciuti bene senza patire la fame, senza lavorare, lei doveva farlo per i figli, per la famiglia. A Medea si chiedeva di farsi da parte, di essere volutamente tradita per amore dei figli. Da lei tutti si aspettano che lo faccia perché è questo che ci si aspetta da una donna, da una madre. 
Alla storia Medea è passata per la madre snaturata, assassina.
La storia personale di Medea cancellata di colpo.

Medea incontra Giasone quando lui si trova in Colchide, la terra dove Medea vive e il cui padre, Eeta, ne è re.
Giasone deve recupere il Vello d'oro, ha fatto un lungo viaggio con i suoi uomini, gli Argonauti, per raggiungere il suo obbiettivo. E' l'unico modo per poter reclamare il trono che gli appartiene a Iolco; il padre Esone è stato spodestato dal fratello Pelia che ha promesso di farsi da parte solo se Giasone gli consegnerà il Vello d'oro. Una missione impossibile ma Giasone è l'eroe della storia e mette su una spedizione di uomini ed eroi e parte per un lungo viaggio.
Eeta non vuole rinunciare. I re hanno questa smania di potere che non voglio rinunciare a niente e promette il Vello in cambio di una prova ancora più difficile. Se ne discute tranquillamente a uno di quei pranzi imbanditi in onore degli ospiti. 
Come spesso accade in queste storie, la figlia del re, Medea, s'innamora del bel forestiero venuto da lontano, Giasone, nel più classico dei colpi di fulmine.
Chiaramente Medea non può lasciare morire Giasone in una prova suicida che il padre ha orchestrato per non consegnargli il Vello.
La Colchide è un paese orientale, e come pregiudizio vuole, è il paese della magia.
Medea è una strega. Propone il suo aiuto a Giasone in cambio vuole solo essere portata via. 
Così in sintesi: Medea aiuta Giasone a superare la prova, Eeta non vuole consegnare il Vello e Medea aiuta ancora Giasone a recuperarlo. Scappano e per ottenere un vantaggio Medea fa una cosa terribile: uccide il suo fratellino più piccolo e ne disperde i resti in mare. Eeta per recuperarli rallenta e gli Argonauti, Giasone e Medea iniziano il viaggio di ritorno.
Uccidere il piccolo fratellino è solo il primo degli omicidi di cui Medea si sporca le mani per Giasone. A Iolco Pelia viene meno anche a lui alla sua promessa (avete notato come gli uomini si credono furbi? Promettono cose in cambio di prove impossibili e poi quando gli altri riescono, sottolineando la loro mediocrità. battono i piedi a terra e si rimangiano la parola...) e Medea lo fa uccidere dalle sue stesse figlie con l'inganno di renderlo più giovane.
Pelia muore ma Giasone e Medea non diventano i nuovi re di Iolco. Vanno via e si trasferiscono a Corinto dove per dieci anni vivono tranquilli, si gettano alle spalle le avventure, il sangue, la morte e conducono una vita normale.
Ma a un certo punto anche Giasone batte i piedi a terra e pensa che il suo destino è diventare re. Cosi si propone come pretendente di Creusa, la figlia del re di Corinto, Creonte. 
La stregoneria, il sangue freddo, la strategia, la capacità di spingersi oltre di Medea non servono più adesso. Adesso servono i soldi e la posizione agiata. Che si rassegni Medea. Che lo faccia per amore dei suoi figli.
Il finale lo conoscete.
Medea finge di piegarsi a questo ruolo imposto dal suo uomo nonostante Creonte l'abbia condannata all'esilio con i figli. Medea ottiene clemenza per i suoi figli, questo ci si aspetta da una madre, e porge a Giasone un dono per la sua futura sposa. Una veste. Ma la veste è avvelenata e appena Creusa la indossa comincia a bruciare, Creonte prova ad aiutarla ma muore a sua volta. 
Giasone perde tutto, lui che aveva ottenuto tutto. 
Medea sgozza i suoi figli e scappa trasportata da suo zio, il Dio Sole. Si trasferisce ad Atene grazie all'ospitalità del suo re, Egeo, che le doveva la sua riconoscenza. Non potendo avere figli aveva ottenuto da Medea una pozione che potesse dargliene.
Mentre la vicenda di Medea a Corinto è al suo ultimo capitolo, Egeo si ferma a Trezene dove trascorre una notte con Etra. Nasconde una spada sotto una roccia e le profetizza che dalla loro notte di amore nascerà un figlio forte che se sarà in grado di recuperare la spada potrà reclamare il suo trono ad Atene.
Quando Teseo nasce e torna ad Atene, Egeo si è spostato con Medea. Medea si è rifatta una vita, ha un nuovo figlio, Medo, e Teseo è una minaccia per la sua scesa al trono. Medea questa volta usa l'inganno per protegge suo figlio, dimenticando di avere in passato tolto la vita ai suoi stessi figli. In qualche modo insinua il dubbio ad Egeo, che non ha riconosciuto Teseo come suo figlio (gli uomini... sempre un passo indietro) affermando che questo ragazzo, arrivato da lontano, miri al loro regno. Egeo, a un soffio dal misfatto, riconosce Teseo e caccia via Medea. La sua vicenda si conclude con il ritorno in Colchide, perdonata dal padre Eeta. 
Di Giasone invece si dice che morì colpito da una trave di legno marcio, staccatasi dalla nave Argo, vicino cui Giasone stava facendo un pisolino.

Medea è un personaggio ambiguo, un pò estremizzato sicuramente, in fondo siamo nel contesto dei miti greci.
Non so perché ma ho pensato molto a lei, al suo dolore. Ho pensato che non si merita tutto l'odio che per secoli le abbiamo riservato. Senza metterci nei suoi panni, senza provare a capire cosa l'abbia spinta. L'abbiamo condannata e basta.
Che Medea debba essere condannata è giusto. Ma Medea è stata condannata anche perché è lei e non per il suo gesto, se si fosse suicidata sarebbe stata la madre snaturata che non ha pensato ai suoi figli, una madre egoista. Meno crudele sicuramente, ma sempre criticata.
Quello che l'ha passata franca è stato Giasone, passato per vittima della situazione, nel finale della sua vita ha dimostrato che senza Medea non gli resta altro che il ricordo del passato glorioso.

Al liceo il mio professore di Greco, Mr. Pinta, ci fece partecipare a un incontro con la psicologa della scuola per parlare di Medea. E' stato il mito e la tragedia (raccontata di Euripide) su cui ci siamo più soffermati. Riteneva che fosse un personaggio pieno, completo, nel senso che dentro di lei erano presenti tante sfaccettature dell'essere umano, tanti sentimenti diversi, che Medea non era solo la madre assassina ma era una figlia con il rimorso di avere tradito la sua famiglia, una donna intelligente, una stratega, un'intellettuale delle arti magiche, un'amante, una moglie ma anche una donna abbandonata dal marito, tradita nell'animo, sola in una terra straniera, vista con disprezzo e con pregiudizio dalle altre donne in una città cosi diversa da quella in cui era nata. 
La penso come al prof. Pinta: Medea merita più comprensione.

Immagino che anche Medea si sia sentita un dolore atroce nel petto, che abbia pianto fino a farsi venire le occhiaie viola sotto gli occhi. Forse i miti non raccontano quest'immagine ma sono sicura che Medea ha pianto. Che si è sentita soffocare dal senso dell'abbandono, che si sia detto che tutto quello che aveva fatto non era servito a niente. Che nonostante le sue conoscenze, la sua bravura, la sua intelligenza, il suo dare tutto se stessa e nonostante tutto non aveva preteso niente di eclatante, andava bene la sua vita nella sua modesta casa con la sua famiglia, un lavoro onesto e invece no, a Giasone non andava bene, che se non fosse stata per lei veniva sbudellato dai tori di suo padre., nonostante tutto questo era lei quella che veniva messa da parte, a cui non si doveva riconoscere niente, per di più è passata alla storia come una strega, un'ingannatrice, un'assassina. Il quadro ha fatto fran, direbbe Baricco.
Nella sua testa scatta qualcosa. Qualcosa di brutto, di immorale, di malvagio. Medea che nelle sue mani ha tanto sangue decide di macchiarsi di quello dei suoi figli. 
Non riesco a smettere di pensare che avrebbe potuto suicidarsi. Certo, non è nel suo stile. L'avrebbe data vinta a Giasone e lei voleva punire Giasone. 
Qualche altra donna del mito greco, anche lei abbandonata, lo fa. La sua storia magari è meno famosa, la sua morte non pesa come quella dei figli di Medea, perché da una donna ci si aspetta pure che si faccia da parte ma che lo faccia lasciando il segno della sua superiorità (sebbene crudele e condannabile) no, a questo non siamo abituati.

  << No, no, cuor mio, non compiere lo scempio!
   Lasciali, o trista, i figli non uccidere.
   Forse laggiú, con me vivendo, gioia
   darmi potranno? Oh, per le Furie inferne
   d'Averno, non sarà che i figli lasci
   dei nemici all'oltraggio. Inevitabile
   destino è questo, e sfuggirgli non posso >>.

1 commento:

  1. Giasone è il prototipo del..."gigione" che ha attraversato la storia senza mai capire neanche da che lato fosse girato.
    Lo mandano a recuperare il vello d'oro palesemente per farlo fuori, lui non solo torna, torna con il vello d'oro (che non avrebbe mai visto neanche dipinto se non glielo avesse consegnato tra le sue manine sante Medea) e, come se non bastasse, torna con una straniera e due-dico due-figli maschi...così, per non incasinare ulteriormente le linee dinastiche.
    Penso che dopo secoli, dopo aver fatto un pochino di conoscenza con certi uomini e con un certo tipo di potere, possiamo finalmente dircelo fuori dai denti:
    i figli a Medea glieli hanno fatti fuori.

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