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martedì 10 settembre 2019

Scende la pioggia ma che fa.

Oggi è un giorno come un altro.
Un anonimo martedì di settembre impregnato di pioggia.
Si dia il caso sia anche il mio secondo giorno di ferie che, chiaramente, non ho passato al mare. Non sarei andata neanche con il bel tempo, due giorni di mare consecutivi mi hanno ridato più colore di quello che immaginavo, tuttavia avrei gradito non portarmi l'ombrello appresso. 
Le previsioni non promettono nulla di buono, come d'altronde non prometto nulla di buono io.
Nonostante la pioggia comunque mi sono armata di coraggio e mi sono andata a fare un giro, volevo andare dal mio amico Portinaio che ha sempre un sacco di libri buoni a 3 euro ma aveva allestito tutto per la scolastica. Cazzo. Me lo scorso sempre che da settembre fino ai primi di novembre toglie tutto. 
Pazienza, e mo che faccio?
Delusione e tristezza a mille. Per dei libri, direte voi? Non è per i libri. E' per lo scopo. Avevo uno scopo oggi pomeriggio ed era quello di comprare 3 libri a 3 euro ciascuno, perderci tutto il pomeriggio li dentro e invece non avevo più uno scopo, un cazzo da fare, niente, il vuoto cosmico e piove pure, porca troia.
Cosi ho attraversato la strada e sono andata al Giardino Inglese.. ho cercato una panchina al riparo della pioggia e ho passato una quindicina di minuti a guardare il cellulare. Non avevo più voglia di andare al centro (che era lo scopo che mi ero data lunedi pomeriggio perchè volevo spendere più soldi). Poi mio padre mi chiamata per chiedermi cosa dobbiamo fare per cena, che nessuno mi ha detto niente, che se non ci penso io, per me esco due spinacine dal freezer, ok papà tu pensa a te che io vedo per il resto, fine della telefonata, senso di morte nel cuore.
Stavo tornando a casa e invece ho deciso di fare retro front e mi sono addentrata nel giardino per uscire in via Libertà, direzione centro.
In un articolo da qualche parte su internet (forse era il frontespizio di qualche libro sull'argomento) ho letto che chi tenta il suicidio lo fa non perché disprezza la vita come si sarebbe portati a pensare ma è l'eccessivo amore nei suoi confronti e la presa di coscienza che la propria la si sta buttando in mezzo alle ortiche che spinge l'aspirante suicida a mettere in atto i suoi pensieri oscuri.
In effetti posso confermare.
Mi sono chiesta se veramente posso dirmi affetta da pensieri suicidi o se sia solo un altro modo di farmi "vittima".. ma non credo. Mi faccio vittima quando mi lamento del lavoro e del fatto che gestisco sempre più cose, aiutando più colleghi ma senza ricevere l'aiuto che vorrei (anzi vengo pure definita sprigiusa), oppure quando dico che a casa contano troppo su di me e a mio tempo io non fui incoraggiata abbastanza a prendere il largo (adesso è mia sorella ad avere fatto un biglietto di sola andata) ma non posso ridurre a vittimismo il fatto che alla minima cosa vado in pallone con sta storia del suicidio.
Io non mi limito a pensare ah, voglio morire, mi ammazzo, basta sofferenza (in realtà non penso proprio cosi comunque..) io vado oltre. Io penso ai particolari. A cose che un aspirante suicida non penserebbe in effetti. Si può pensare al modo di morire, questo mi pare ovvio. Il funerale, anche. Ma non credo ci si soffermi molto su altro. . 
Ma siccome fasciarmi la testa prima di romperla è sempre stato il mio difetto preferito, così, passando da un pensiero all'altro, ho immaginato la scena di persone disperate, amici increduli, colleghi sbigottiti, zii incapaci di darsi una spiegazione e poi quella piccola cerchia di persone che sa che non sto molto bene, che vede i miei sbalzi di umore ma che in fondo non sa dove sono arrivata realmente.. ecco questa cerchia se ne farebbe una colpa. E sbam.. mi sono fatta venire il nervoso: io non voglio nessuno che si senta responsabile del mio gesto togliendo a me la volontà della mia azione. Cioè.. fino alla fine cornuta e bastonata. Io mi ammazzo (faccio caso), decido di testa mia per i motivi più strampalati che voglio smettere di respirare sulla terra e loro che fanno? Si dicono responsabili. Come se io non fossi stata in grado di scegliere per me. Come se la mia morte fosse conseguenza di una loro pecca, di una loro superficialità, come se io non avessi avuto voce in capitolo. E' una cosa che mi ha fatto dire: con il cazzo che lo faccio! Vi rendete conto? Uno decide di fare una cosa dopo mesi e mesi di riflessioni, di digiuno, di vomito, di dolore, decide insomma di fare questa cosa perché la reputa la scelta da mettere in atto (giusta o sbagliata che sia) ed arrivano loro e si attribuiscono la colpa di tutto. L'ennesimo tentativo di prendere posto nel mondo buttato nel cesso.
Non so se mi sono spiegata. Non so se sono riuscita a rendere anche lontanamente il senso di rabbia che questo pensiero mi suscita. E spero che tra le note si sia letto il mio tentativo di rendere più sopportabile un discorso abbastanza serio.

Ho deciso cosi di comprare un diario. 
L'ho comprato al Disney's Store in sconto, a sei euro. C'è disegnato con le paillette colorate il simbolo di Capitan Marvel che se le sposti cambiano colore.
Voglio scrivere di questa cosa nel modo più liberatorio e sincero possibile.
Voglio scrivere anche delle lettere. 
Non lo so cosa mi abbia preso oggi con questa storia dello scrivere, probabilmente domani passa.
Voglio anche documentarmi sull'argomento. 
Qualcuno ha detto una volta conosci il tuo nemico. Credo che sia un saggio consiglio.
Ho una lista di libri che voglio acquistare. Sono curiosa. 

Questo non vuol dire che ehi, gente sono guarita. No. Ho solo analizzato un punto della questione che non avevo prima considerato.
Non significa che è passata. Non passerà mai, credo. Però può cambiare. 
Può evolversi in qualcosa di diverso.
E che nessuno si allarmi per favore. Spero che tra le note si sia letta la comicità della situazione in cui l'ho vissuta. Perché ragazzi, è stato davvero cosi. Cioè, piangevo mentre camminavo ma scrollavo la testa come a dire No, non si può fare sta cosa, quindi forse per voi è niente ma io ci ho visto tutto.
Ho visto che continuerò a stare male e che ci penserò un sacco di altre volte ma adesso sono con i piedi sopra un gradino e non sono più a mollo dentro l'acqua come prima. Non ho idea di come sia spuntato questo gradino, però magari domani ne spunta un altro e dopo chi lo sa una scala.
Ma tanto vi tengo aggiornati, che ve lo dico a fare.

12 commenti:

  1. può cambiare. parole magiche. ora, lavorandoci un pochino ancora, falle diventare un laconico "cambia!". sentilo nello stomaco, la mattina davanti allo specchio. il modo in cui ti parli cambia il mondo in cui parli. provaci (e fammi sapere, te ne sarei grato)

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  2. Risposte
    1. Scusami. Non ho capito un cazzo. Bisogna conoscere i fatti prima di scrivere sciocchezze.

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    2. ok, adesso non ho capito io o.O

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  3. Un amico morto suicida è una cosa che non ti auguro proprio. Anche se ti fa capire l'immensa importanza della vita

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  4. Meglio rimboccarsi le maniche (o le gambe dei pantaloni...) e salire sta cavolo di scala gradino dopo gradino. Alternativa sarebbe sichiettare come "l'uomo in ammollo" ma sei troppo piccola per ricordare questa pubblicità 😁

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    1. No, non la ricordo affatto.
      Rimboccarsi le maniche è quello che faccio giorno dopo giorno.. anche se qua ancora fa caldo e sto in mezza manica

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  5. Ma tu sei la cri, cazxo! Quindi per cui: sei braverrima 😁 e ce la fai. Un po' per volta, magari. Ma ce la fai 😁

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