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domenica 11 novembre 2018

Sono perennemente in saldo perché sono scontata.

Me ne sono resa conto all'improvviso. 
Magari l'idea era sepolta dietro chissà che cosa, ronzava giusto un poco dentro la mia testa ma senza forma, senza corpo, senza nome e poi è saltata fuori con tutta la sua forza e fin dal primo sguardo ho capito che me la sono portata addosso per molto tempo, più di quello che immaginavo.
Se vi state chiedendo che cosa ho capito di me e se non ci siete ancora arrivati neppure leggendo il titolo (..non vorrei dirvelo ma siete un poco tonti...) è che 
sono sempre stata data per scontato
Si danno per scontato un sacco di cose di me che essermene accorta adesso mi fa incazzare. Essere quella che sono non vuol dire essere sempre rimasta la stessa. Mi rendo conto che non deve essere facile capire una come me che non parla, non si racconta, non si sfoga. Insomma, non posso incolpare nessuno realmente, davvero. Non dovrei neppure arrabbiarmi per questo. 
Invece sono sempre arrabbiata per questo. 
Essere scontata nel mio caso abbraccia due sfumature:
- essere scontata come persona: da una persona scontata non ti aspetti niente fuori dall'idea che ti sei fatto. Non ci sono variabili, imprevisti, incidenti di percorso.
- essere data per scontata: sai per certo che sono io quella che alle 19:30 inizia a preparare per la cena, nessuno si aspetta che lo faccia un'altra persona, nessuno, soprattutto, pensa di dovere essere lui o lei ad alzare il culo dal divano la domenica per andare ad accendere i fornelli. 
Chi può entrare prima al lavoro o fare la chiusura cassa anche se appartiene a un reparto diverso? insomma non è mica necessario prendere un'altra persona dello stesso reparto per sopperire alla mancanza momentanea del collega, chiamiamo Cristina dall'altro reparto (che poi questa storia dei reparti non esiste, non ci sono reparti per queste cose) e facciamo fare a lei. 
Non chiediamo a Cristina cosa farà sabato sera perché tanto lei non esce mai.

Bello vero?
Ci ho pensato molto mentre ho iniziato questo post (ok, forse molto in questo caso è un pò esagerato..) e ho capito che sono stata data per scontato da quando ne ho memoria. La cosa credo che si sia concretizzata alle elementari quando Cristina era quella che amava andare a scuola, aveva sempre i compiti fatti ed era ordinata. Nessuno si accorgeva che ero solo costante e brava a capire quando dovevo essere interrogata, nessuno si rendeva conto che la mia era strategia. No, io ero quella secchiona e basta. Che all'epoca mi faceva stare un sacco male l'offesa "secchiona", oggi penso che potrei andarne fiera.
Sono rimasta costante per tutti gli anni della scuola e adesso al lavoro le cose non sono cambiate. 
La cosa non mi dà fastidio, sebbene qualcuno sostenga che il mio atteggiamento fa di me una facile da  sfruttare ma qui ci sarebbe da fare un post di 100 pagine per cui sorvoliamo. 

Essere quella che sono non dovrebbe significare essere data per scontata. Ma questo l'avevo già detto, e solo che adesso non riesco più a scrivere altro.
Il blocco, di nuovo. 
Non quello del blogger o dello scrittore (scrittore... se va beh) ma quello dell'anima. Quello che ha il compito bastardo di tenere tutto dentro la diga dell'anima e che prima o poi rischia di saltare e arrivederci dignità. 
Il problema è capire come questa diga cederà.
Sicuramente, allora, non mi daranno più per scontata. 

2 commenti:

  1. boh. mai incontrato una persona scontata in vita mia. già il fatto che tu pretenda di essere la prima al mondo, non ti mette di diritto nella categoria.

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  2. Sai, penso che dare per scontato qualcuno sia una delle cose da evitare in assoluto. Il fatto che tu ne abbia preso consapevolezza è già un grande passo. Il secondo è rendersi meno disponibili a chi ti dà per scontata. Come farà la diga a cedere? Con la goccia che farà traboccare il vaso. Sii te stessa, ma non farti andare bene le cose.

    In tutto questo, sono capitata qui per caso e mi è piaciuto il tuo blog! Rimango volentieri fra i tuoi lettori :) Ah, sono Diana, piacere di conoscerti!

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