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sabato 16 maggio 2020

Quando inviti qualcuno a conoscerti da dentro.

<<Avevamo studiato per l'aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi trovo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo>>
Eugenio Montale

Ho cambiato piccolissime abitudini nella mia vita.
Ho cominciato, per esempio, a leggere la mattina. 
Una volta quel tempo era impiegato a stare con i colleghi seduti sul gradino della Chiesa Evangelica di fronte al lavoro in attesa che si facessero le 8.45 per entrare al lavoro. 
Continuo a lavorare molto di più delle mie 8 ore ma la mattina ho deciso di entrare solo 10 minuti prima, di prendermi il tempo per leggere visto che la sera sono sempre troppo stanca per andare oltre le 10 pagine successive. 
Ho notato che la mente si è come risvegliata dal coma in cui era sprofondata e mi sento meglio.
Ho ripreso a vedere i video di Ilenia, ho cominciato ad appuntare i libri che voglio leggere.
Ho fatto il mio primo ordine sul libraccio e mi sono ricordata di Milano.
Vivo un pò di nostalgia, forse lo facciamo un pò tutti in questo periodo. 

Ho cominciato a pensare di volere chiudere il mio attuale profilo Twitter per crearne uno totalmente nuovo. Non so perché questa folle idea, di cui non frega niente a nessuno.
In realtà nasce da un semi discorso di ieri con il mio resp. sui social e sul mondo della condivisione, di quanto alle volte ci sentiamo vincolati dal modo in cui ci vedono e ci hanno sempre visto gli altri. Quindi, per esempio, io sono sempre stata quella calma, equilibrata, razionale pertanto non è neanche considerata  l'idea che io possa essere una cazzona o una porca o una con pensieri suicidi. E' chiaro che nessuno può veramente conoscere bene tutti gli altri, vedi che casino altrimenti, ma spesso si finisce per escludere a priori altre possibilità, altre personalità.  
E' quello che succede, un pò in maniera spicciola, con le battute sul sesso per noi ragazze.
Nell'azienda dove lavoro c'era questo ragazzo, un bravo ragazzo tutto sommato ma uno di quelli un pò spacconi che si credono Rocco Siffredi. Mi stava un pò sul cazzo in altre parole. Si prendeva quella confidenza che io avevo riservato ad alcuni e la cosa mi dava veramente fastidio. Ma come fai a spiegare a uno così che se dico a un collega andiamoci a chiudere in veranda non ho la minima intenzione di dirlo anche a lui nonostante sia solo una battuta? Per fortuna è andato via ed io mi sono sentita più tranquilla. 
Questo succede un pò nella vita di tutti i giorni anche su altri fronti.
Se io qui scrivo una citazione che sento mi rispecchi chi commenta lo fa su quest'onda. La stessa cosa non succede nel mondo per esempio di Facebook (un pò lo specchio della vita quotidiana, no? Parenti, colleghi, conoscenti...) Cosi quella citazione sulla rabbia diventa il pretesto per scrivere qualcosa come Nervosetta di prima mattina? Insomma.. palle a terra.
Puoi portare le persone di questo mondo, del mondo che ti sei un pò costruita a tua immagine e somiglianza, fuori, nella vita frenetica di ogni giorno ma non è affatto facile fare il contrario. 
Per questo nessuno viene qui. Tranne la mia amica o ex amica o quello che è. 
Lei è sempre stata intelligente. Non ha mai commentato con cose stupide e anche il suo modo di chiedere, con un messaggio, è sempre stato fatto in maniera delicata.
Quindi, adesso,  mi chiedo se un giorno mi verrà di dirlo a qualcuno .. che cosa vuol dire? Che la vedrei bene qui in mezzo? 
Lo chiedo così... per un' amica... 🙄

sabato 11 aprile 2020

Il mondo era già cambiato prima del coronavirus.

La lista delle parole e delle frasi di cui sto sviluppando un odio profondo:

- coronavirus
- resto a casa
- quarantena
- mascherina
- nuovi contagi
- il numero dei morti
- Salvini
- Meloni
- isolamento
- ci salutiamo da lontano

Il mondo è cambiato.
Le persone non si salutano più quando si incontrano, penso che a volte facciano proprio finta di non vedersi, occhi tristi nascosti da mascherine togli fiato. 
Il mondo cambia e cambia anche viverci in mezzo.

Sto attenta a non perdere la sanità mentale che faticosamente stavo riconquistando. 
Adesso c'è ancora più tempo per pensare. E pensare mi fa male. Malissimo. 
Mi fa scavare nel profondo, mi fa andare oltre. 
Mi fa capire che cercavo di soffocarla la mancanza. Non è vero che non mi importa. E' diventato un chiodo quasi fisso. Un' amicizia che svanisce e su cui contavo tantissimo ti lacera da dentro. Ti cambia.
Il mondo poteva pure cambiare ma non pensavo potesse cambiare anche questo che, in realtà, è anche cambiato prima.
E' cambiato perché ho smesso di leggere, di guardare Ilenia parlare di libri, di andare agli aperitivi.
Mi sono accorta che non rispondi alle conversazioni in cui sono io a prendere l'argomento.
Quello che forse non si vede e che io ci resto male, ogni volta.
Lo so che è stupido da parte mia ma non so come gestire la cosa. Vorrei solo aver avuto io il coraggio di dire usciamo, parliamo, aiutami. 
Ma chiedere aiuto non è mai stato il mio forte, non lo sarà mai.
Non è facile avere a che fare con persone del genere, immagino sia difficile per gli altri non sapere affrontare il silenzio dell'altro. 
La verità è che spesso non abbiamo bisogno di discorsi di incoraggiamento.
A me, per esempio, basterebbe avere qualcuno che mi prenda per mano. In silenzio. Le guerre che combatto sono guerre da solista, nessuno può fare il lavoro sporco al posto mio ma non sentirsi soli, beh, penso ricucia l'anima.

Scusa amica se non sono stata sincera con te.
Una volta venivi qui a leggere. Chissà se lo fai ancora.
Io sono Craish perché cosi ha detto tu.

Il mondo cambia. 
Speriamo di ritrovarci in mezzo. 

lunedì 30 marzo 2020

Vasco cantava: voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l'ha.

Prima scrivevo ovunque.
Me ne sono accorta dalla montagna di diari, agende, quadernini che ho accumulato nel tempo.
Ho smesso di farlo un pò qui e un pò lì pensando che ci sarebbe stato tempo per tornare. 
Ho posticipato una cosa che mi faceva stare bene, che mi aiutava. 
Non so perché l'ho fatto, spesso per pigrizia camuffata da mancanza di tempo, a volte perché ero stanca anche solo per mettere in ordine i pensieri. 
Poi arriva il coronavirus e improvvisamente le scuse svaniscono.
Continuo a lavorare ma un paio di volte a settimana ho i pomeriggi liberi, il weekend sto sempre a casa, sono bloccata con la lettura (colpa di un libro orribile che un pomeriggio dell'estate scorsa mi è venuto in mente di comprare), non riesco più a vedere da nessuna parte le mie serie tv in programmazione su CW e quindi mi sto ritrovando un sacco di tempo libero ma proprio libero che stavo finendo per passare ascoltando musica deprimente.
Non so dove voglio arrivare con questo post quindi penso che lo interrompo qui, così. 
Non un senso logico, non un finale, non una trama.
Sono tornata, vi ho dato una sberla e sono scomparsa di nuovo.
Un non senso appunto.
Che poi, ultimamente, cosa ha un senso?

lunedì 16 dicembre 2019

Regalo di Natale.

Ti dirò Grazie in maniera un pò generica, augurandoti Buon Natale, abbracciandoti forte e baciandoti sulla guancia. Ci vediamo venerdì, diremo, allontanandoci l'una dall'altro perché qui dentro sono tutti dei gran pettegoli. 
In realtà qui vorrei spiegarti perché.
Ti dirò Grazie perché mi hai salvata. Da me stessa. Dalle lacrime che mi stavano soffocando, dai pensieri distruttivi che mi stavo annientando la mente.
Ti dirò Grazie e vorrei dirtelo mentre piango disperata, mentre ti spiego il mio dolore, la mia paura. Vorrei dirtelo tenendoti le mani perché so che non riuscirei a guardati negli occhi. Mi vergogno. Strano eh? Vergognarsi di piangere, di confessarsi e non vergognassi d'altro, come se l'altro non avesse cosi importanza mentre questo sì.
Ti dirò Grazie perché ti accorgi di ogni mio malumore, di ogni mio malessere, forse prima ancora che me ne accorga io. 
Inizialmente ero diffidente, sai? Pensavo che era solo un atteggiamento di circostanza. Forse volevano farmelo credere, gli altri e la mia paura di essere colpita alle spalle. Poi alle spalle sono stata colpita ma non da te, tu anzi hai tolto i pugnali e d'allora mi hai guardato le spalle, sempre, come fanno gli amici.  
Forse davvero in un'altra vita eravamo migliori amici. 
Ti dirò Grazie per ogni volta che mi hai tirato su il morale, che mi hai detto la verità lì dove gli altri hanno solo raccontato bugie. 
Non c'è regalo che possa ricompensare questo.
Vorrei dirtelo ma non lo farò. Non posso permettermi il lusso che altri sappiano. Non ho più la forza di spiegare il perché. Perdonami per questo. Ma preferisco tenerlo in fondo al cuore.
Buon Natale.
Con affetto
Cri.


NB: non commentate. 
non è per voi. 



giovedì 24 ottobre 2019

Di quando il subconscio decide di farti vomitare verità nascoste.

Mi chiedo se le cose siano veramente cambiate o stiano cambiando: in linea di massima mi sembra di sì anche se qualche ricaduta c'è sempre. 
Sono cambiate diverse cose dall'ultima volta che ho finto di essere una blogger; alcune delle quali per nulla belle, altre decisamente migliori.
Ho capito che realmente non possiamo prevedere quando il cataclisma si abbatterà ancora una volta su di noi, forse per questo dovremmo prendere tutto un pò più alla leggera. Io ho delle grosse, immense difficoltà a farlo, ci provo, eh, ci sto lavorando ma non è facile. Occorre aggrapparsi a qualcosa che ti faccia stare bene, ti faccia sorride per strada, ti renda allegra dentro, ti generi autostima, ti renda regina piuttosto che pedina. 
Essere regina mi ha reso più sicura di me in un modo che non credevo possibile, il ché non significa che io sia pronta a conquistare il mondo, più che altro adesso so non rischio di essere quella che viene sacrificata nella prima mossa. Potrei essere molto di più se rompessi le mura che mi circondano, se mi lasciassi un pò scivolare le preoccupazioni quotidiane, se mi concentrassi di più su quello che posso fare anziché rimuginare sugli stessi pensieri tristi.

Oggi però ho avuto la ricaduta. Ho pianto di nuovo sotto la doccia, ho rimuginato,  ho provato la solita fitta al petto, mi sono guardata i polsi e ho pianto di nuovo in silenzio. Ho pensato alla grossa verità che mi è venuta fuori parlando (urlando...) al telefono con mia sorella: le persone a cui voglio più bene non mi ascoltano. Non voglio farne una colpa a nessuno ma il fatto che io sia sempre forte non vuole dire che voglio esserlo sempre. Anch' io ho diritto di sprofondare e piangere ed essere consolata.
E' stato un dolore immenso tirarlo fuori, non ci avevo mai pensato in realtà, è una cosa che mi è salita dallo stomaco, ha attraversato la gola ed è uscita dalla mia bocca con una forza e una violenza che mi ha parecchio spaventata. 
Il mio subconscio ha deciso che era ora di fare un passo in avanti nella mia auto psicoanalisi, m'avesse anche dato poi la forza di accettarlo sarebbe stato fantastico ma a quanto pare per questo devo faticare. 
Quindi attualmente non riesco ad accettarlo, non posso accettarlo e non credo che riuscirò mai. 
E' qualcosa di troppo lontano dal mio modo di essere per poter anche solo lasciarmelo scivolare addosso. Questo non cambia il mio affetto per queste persone, forse mi lega ancora di più a loro. Quando si dice odi et amo.

Ho deciso però che questa ricaduta si limita ad oggi. Domani, no. Domani voglio riprendere quella promessa fatta a me stessa, voglio godermi di più la vita anche a costo di lottare tra la merda che mi circonda da tempo.
Forse sto sbagliando il "modo" di farlo ma onestamente, per la prima volta nella mia volta, voglio agire di stomaco e no di testa, per la prima volta voglio davvero fare il cazzo che voglio, alle conseguenze ci pensino gli altri una tanto.


martedì 10 settembre 2019

Scende la pioggia ma che fa.

Oggi è un giorno come un altro.
Un anonimo martedì di settembre impregnato di pioggia.
Si dia il caso sia anche il mio secondo giorno di ferie che, chiaramente, non ho passato al mare. Non sarei andata neanche con il bel tempo, due giorni di mare consecutivi mi hanno ridato più colore di quello che immaginavo, tuttavia avrei gradito non portarmi l'ombrello appresso. 
Le previsioni non promettono nulla di buono, come d'altronde non prometto nulla di buono io.
Nonostante la pioggia comunque mi sono armata di coraggio e mi sono andata a fare un giro, volevo andare dal mio amico Portinaio che ha sempre un sacco di libri buoni a 3 euro ma aveva allestito tutto per la scolastica. Cazzo. Me lo scorso sempre che da settembre fino ai primi di novembre toglie tutto. 
Pazienza, e mo che faccio?
Delusione e tristezza a mille. Per dei libri, direte voi? Non è per i libri. E' per lo scopo. Avevo uno scopo oggi pomeriggio ed era quello di comprare 3 libri a 3 euro ciascuno, perderci tutto il pomeriggio li dentro e invece non avevo più uno scopo, un cazzo da fare, niente, il vuoto cosmico e piove pure, porca troia.
Cosi ho attraversato la strada e sono andata al Giardino Inglese.. ho cercato una panchina al riparo della pioggia e ho passato una quindicina di minuti a guardare il cellulare. Non avevo più voglia di andare al centro (che era lo scopo che mi ero data lunedi pomeriggio perchè volevo spendere più soldi). Poi mio padre mi chiamata per chiedermi cosa dobbiamo fare per cena, che nessuno mi ha detto niente, che se non ci penso io, per me esco due spinacine dal freezer, ok papà tu pensa a te che io vedo per il resto, fine della telefonata, senso di morte nel cuore.
Stavo tornando a casa e invece ho deciso di fare retro front e mi sono addentrata nel giardino per uscire in via Libertà, direzione centro.
In un articolo da qualche parte su internet (forse era il frontespizio di qualche libro sull'argomento) ho letto che chi tenta il suicidio lo fa non perché disprezza la vita come si sarebbe portati a pensare ma è l'eccessivo amore nei suoi confronti e la presa di coscienza che la propria la si sta buttando in mezzo alle ortiche che spinge l'aspirante suicida a mettere in atto i suoi pensieri oscuri.
In effetti posso confermare.
Mi sono chiesta se veramente posso dirmi affetta da pensieri suicidi o se sia solo un altro modo di farmi "vittima".. ma non credo. Mi faccio vittima quando mi lamento del lavoro e del fatto che gestisco sempre più cose, aiutando più colleghi ma senza ricevere l'aiuto che vorrei (anzi vengo pure definita sprigiusa), oppure quando dico che a casa contano troppo su di me e a mio tempo io non fui incoraggiata abbastanza a prendere il largo (adesso è mia sorella ad avere fatto un biglietto di sola andata) ma non posso ridurre a vittimismo il fatto che alla minima cosa vado in pallone con sta storia del suicidio.
Io non mi limito a pensare ah, voglio morire, mi ammazzo, basta sofferenza (in realtà non penso proprio cosi comunque..) io vado oltre. Io penso ai particolari. A cose che un aspirante suicida non penserebbe in effetti. Si può pensare al modo di morire, questo mi pare ovvio. Il funerale, anche. Ma non credo ci si soffermi molto su altro. . 
Ma siccome fasciarmi la testa prima di romperla è sempre stato il mio difetto preferito, così, passando da un pensiero all'altro, ho immaginato la scena di persone disperate, amici increduli, colleghi sbigottiti, zii incapaci di darsi una spiegazione e poi quella piccola cerchia di persone che sa che non sto molto bene, che vede i miei sbalzi di umore ma che in fondo non sa dove sono arrivata realmente.. ecco questa cerchia se ne farebbe una colpa. E sbam.. mi sono fatta venire il nervoso: io non voglio nessuno che si senta responsabile del mio gesto togliendo a me la volontà della mia azione. Cioè.. fino alla fine cornuta e bastonata. Io mi ammazzo (faccio caso), decido di testa mia per i motivi più strampalati che voglio smettere di respirare sulla terra e loro che fanno? Si dicono responsabili. Come se io non fossi stata in grado di scegliere per me. Come se la mia morte fosse conseguenza di una loro pecca, di una loro superficialità, come se io non avessi avuto voce in capitolo. E' una cosa che mi ha fatto dire: con il cazzo che lo faccio! Vi rendete conto? Uno decide di fare una cosa dopo mesi e mesi di riflessioni, di digiuno, di vomito, di dolore, decide insomma di fare questa cosa perché la reputa la scelta da mettere in atto (giusta o sbagliata che sia) ed arrivano loro e si attribuiscono la colpa di tutto. L'ennesimo tentativo di prendere posto nel mondo buttato nel cesso.
Non so se mi sono spiegata. Non so se sono riuscita a rendere anche lontanamente il senso di rabbia che questo pensiero mi suscita. E spero che tra le note si sia letto il mio tentativo di rendere più sopportabile un discorso abbastanza serio.

Ho deciso cosi di comprare un diario. 
L'ho comprato al Disney's Store in sconto, a sei euro. C'è disegnato con le paillette colorate il simbolo di Capitan Marvel che se le sposti cambiano colore.
Voglio scrivere di questa cosa nel modo più liberatorio e sincero possibile.
Voglio scrivere anche delle lettere. 
Non lo so cosa mi abbia preso oggi con questa storia dello scrivere, probabilmente domani passa.
Voglio anche documentarmi sull'argomento. 
Qualcuno ha detto una volta conosci il tuo nemico. Credo che sia un saggio consiglio.
Ho una lista di libri che voglio acquistare. Sono curiosa. 

Questo non vuol dire che ehi, gente sono guarita. No. Ho solo analizzato un punto della questione che non avevo prima considerato.
Non significa che è passata. Non passerà mai, credo. Però può cambiare. 
Può evolversi in qualcosa di diverso.
E che nessuno si allarmi per favore. Spero che tra le note si sia letta la comicità della situazione in cui l'ho vissuta. Perché ragazzi, è stato davvero cosi. Cioè, piangevo mentre camminavo ma scrollavo la testa come a dire No, non si può fare sta cosa, quindi forse per voi è niente ma io ci ho visto tutto.
Ho visto che continuerò a stare male e che ci penserò un sacco di altre volte ma adesso sono con i piedi sopra un gradino e non sono più a mollo dentro l'acqua come prima. Non ho idea di come sia spuntato questo gradino, però magari domani ne spunta un altro e dopo chi lo sa una scala.
Ma tanto vi tengo aggiornati, che ve lo dico a fare.

martedì 6 agosto 2019

Questa sera sono in vena di un post stupido.

Mi è passata la tristezza?
No.
L'angoscia?
No.
La paranoia?
No.
L'istinto suicida?
No.
E allora sto titolo?

Sto titolo per lamentarmi delle tette grosse.
Se avessi usato come titolo: questa sera voglio lamentarmi delle tette grosse, avrei attirato sicuramente più gente ma qui ciò che conta è la qualità e non la quantità

(Poi dopo avere visto tra le parole di ricerca di sempre le seguenti:
- pensavo solo al cazzo fin da piccola
- caro rompimi il culu che mi piace
- la scassa con il cazzo (what????)
ho capito che bisogna stare attenti con il testo figuriamoci se scrivo TETTE GROSSE nel titolo, sarebbe come mettere su questo spazio di tristezza e desolazione un grosso bersaglio con su scritto: colpisci qui stronzo! )

Dicevo.
Me ne voglio lamentare per alcuni ovvi motivi che sono:

- si spendono un sacco di soldi per comprare reggiseni buoni: ogni tanto acquisto anche io la roba da mercatino ma dura da Natale a Santo Stefano.

- difficile trovare reggiseni carini: sono tutti bianchi lisci senza stecche o con quel merlettino che sa proprio di vecchiume 

- non tutte le magliette o vestiti ci stano bene: però qui c'è anche un punto a favore, certe magliette o vestiti stanno molto meglio a noi tettone! 

- dormire o prendere il sole a pancia in giù è un' utopia: scordatevelo! A meno che non facciate dei buchi sul vostro letto

- non puoi neanche fare una piccola corsa che o ti metti la camicia di forza o te le tieni. E vorrei precisare che non è solo per "nasconderle" ma è anche per evitare di farsi male.. cioè se io lo faccio mi fracasso tetta e petto.

Ma la questione di cui mi preme davvero parlare questa sera è il sudore che si concentra sotto le tette.
Si, SUDORE  che oltre a dare fastidio fa anche male. 
Si trasforma in QUESTA CAZZO DI DERMATITE CHE HO CHE MI FA UN PRURITO CANE, MI GRATTO CONTINUAMENTE SEMBRA CHE HO LE PULCI.

Quindi, vanno bene le tette grandi, faccio parte anch'io di questo team e ne sono fiera, ma non fate sembrare la cosa come se non avesse conseguenze. C'è un fardello sulle spalle da portare... o in questo caso sul petto.
Sisi, belle le tette grosse ma d'inverno, grazie.


Ogni tanto mettiamocela pure la faccia