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domenica 20 settembre 2020

Forse nel buio si trova qualcosa.

Trascorro la settimana aspettando il weekend, trascorro il weekend aspettando la settimana.
Non so se ci sia qualcosa sbagliato in me, se ci sono persone là, sparse per il mondo, a provare quello che provo io, a sentirmi come mi sento io, a straziarmi come mi strazio io.
Ogni giorno affronto un aspetto di me che deve cambiare e a volte lo cambio, ok, tutto molto bello, ma è un effetto domino, cambia cosi qualcosa e ancora qualcosa e questo qualcosa non va bene e torni cosi alla prima cosa e mi chiedo com'è che sto sempre alla casella del via.

Adesso sto rivoluzionando il mio modo di vivere il lavoro.
Ho capito che la meritocrazia non esiste e che la disponibilità si trasforma in pretesa non in riconoscenza.
Così basta soffrire, arrabbiarsi.. 
Se non mi aspetto più nulla da nessuno niente mi può ferire. 
Voglio solo fare bene il mio lavoro e ridere tutte le volte che posso.
Nella mia testa c'è questa idea dell'andare altrove, forse è una sensazione, un presagio o una difesa psicologica per superare quello che ho catalogato come una mancanza di rispetto che non perdonerò mai. 
Io non sono portata per il perdono. 
Posso fare finta di niente e riprendere da dove ho lasciato, posso riprovarci, migliorare ma come posso perdonare il dolore, l'offesa, la tristezza? Davvero voi siete in grado di cancellare dalla vostra memoria il torto subito e fare come se nulla fosse? Senza essere diffidenti, senza essere prevenuti, senza essere cauti?
Mi è stato detto che ho superato cose peggiori quindi posso superare il resto.
Premesso che io non credo di avere superato in toto proprio niente, ma proprio perché conosco il peggio non posso superare il resto. 
Che poi ...che parola povera questo superare.. non stiamo parlando di un sorpasso o di scavalcare un cancello. E' troppo stretto questo superare.
Non lo voglio, non mi sta bene addosso. 
Non so cosa possa rendere l'idea ma di certo non lo rende questo superare.

In realtà non so un sacco di cose.
A volte mi sento una bambina.
A 31 anni dovrei avere le idee chiare ed invece il vuoto assoluto. 
Mi sento quasi sperduta.
Non capisco dove mi trovo, dove sto andando, se sto andando da qualche parte o mi sto limitando a muovermi a zonzo..
Mi capita però di provare sentimenti nuovi, che mi fanno paura, come se fossero inappropriati,  non conformi per tempo, luogo e soggetto. Sono irruenti, sono costanti, sono differenti.
Mi fanno ansimare dall' ansia, dallo spavento, dall'eccitazione. 
Li cerco come una droga anche se poi mi devastano l'anima.
Ma la mia anima è già devastata.. 
O forse sono questa io. Mi sono nascosta per essere accettata, non ci sono riuscita, e adesso sti cazzi, posso essere chi voglio. Posso desiderare cose diverse dagli altri. Mi faccio scivolare addosso le loro stupide osservazioni.
Che droga sia, allora.
Stacco l'interruttore del cervello e forse trovo la verità, o la pace al massimo solo l'estasi. 



lunedì 24 agosto 2020

Quasi 11 anni.

Io la mia vita con la tua scambierei anche adesso perché a me di andare avanti non interessa più. 

Non lo so se eri tu qualche domenica fa, non so se era solo frutta della mia mente strana e stressata però era come se volessi dirmi che non sono sola, che vegli su di me anche se non lo merito, anche se non ne ho il diritto.

Non ne parlo, non lo dico, alle persone non interessa, pensano che io sia una roccia, pensano che essere stanca significhi essere solo stanca di alzarsi alle 7.00 per andare al lavorare. Alla fine non hai famiglia, non hai figli, fai quello che vuoi quando vuoi.. che cazzo ti lamenti a fare?

Già, che vuoi che sia essere sempre quella che tiene la mano altrui ma non avere nessuna a cui stringerla mentre le lacrime mi fanno affogare bloccandomi il respiro. Che vuoi che sia essere quella che per dimostrare il proprio affetto resta un'ora in più al lavoro per aiutare e poi le viene detto di "essere più flessibile" sull'orario di lavoro e va beh quest'anno ti diamo solo una settimana di ferie, il prossimo anno si vede. Vorrei essere cosi ottimista e pensare di esserci ancora tra un anno. Che vuoi che sia essere quella cercata per convenienza e mai quella desiderata, quella di cui non si può fare a meno.

In fondo hai 31 anni, se sei stanca adesso come sarai a 65 anni?

Perché io ci arrivo a 65 anni.. viva?

Non ne voglio parlare con nessuno, solo con te, che tra poco sono 11 anni che non ci sei e il dolore mi squarcia da dentro manco fossi andata via ieri.

Poi lo scrivo qui perché cosi mi passa la voglia di urlarlo a tutti. Tanto non sentirebbero comunque. Da vivi, spesso, non ci ascolta mai nessuno.

Forse anch'io non ti ho ascoltato bene. Ma lo faccio adesso, se mi prometti di non farmi spaventare io ti ascolto adesso.


 


lunedì 29 giugno 2020

Post n. 1

Come sempre mi ero attribuita colpe e responsabilità non mie.
Sono sempre quella che si condanna più degli altri, che si prende la responsabilità di cose e situazioni che vanno oltre la mia portata.
Mi sono rotta veramente il cazzo di chiedere scusa anche per i comportamenti di merda che gli altri hanno nei miei confronti. 
Quindi scusa un cazzo, amica.
Mi hai abbandonata nel momento in cui ero io ad avere bisogno. 
Ti sei dimenticata la sera in cui siamo rimaste in macchina, sotto casa mia? Dovevamo uscire, eravamo ben vestite e truccate ma alla fine tu piangevi a dirotto, io provavo a starti vicino. 
E le sere in cui piangevi per lui ed io a dirti che era lui che ci perdeva, ma dove cazzo la trovava una come te, hai dimenticato anche quelle?
Perché mentre io gridavo, seppur senza fare rumore, che pensavo al suicidio, non sei venuta a prendermi, non mi hai fatto sedere accanto a te, nella tua macchina, a dirmi che valgo almeno un pò, almeno per te, invece di fare finta di niente?
Perché non mi hai scritto, non hai reagito, la sera del mio messaggio?
Avrei preferito che mi mandassi a fanculo anziché farmi morire da sola.
Perché devo giustificare te o quell'altra che non voleva neanche dirmi dove cazzo si era trasferita, però, ehi, voleva riprendere l'amicizia con me però lasciando tutto molto vago, non rispondendo neanche alla domanda: dove cazzo vivi adesso.

Non voglio fare più lo stesso errore.
Voglio morire senza più dire di avere un amico, morire di vecchiaia o di cancro o suicida non mi interessa io non voglio più riporre la mia fiducia su nessuno.
Quindi non parlerò più di me. 
Non parlerò del pianto che mi faccio almeno 4 volte a settimana, degli occhi sempre arrossati, della stanchezza, della sfiducia, della voglia di urlare, di farla finita, di scappare, di sbagliare. 

Mari c'è ma sta in Lussemburgo. 
Non riesce a decifrare i mie sbalzi di umore, non la voglio coinvolgere o mi abbandona anche lei.
Ade c'è ma sta male.
Penso a lei e sto male anch'io. 
Come faccio a dire che sto una merda se lei sta passando qualcosa che è peggio della merda?

Perché dovrei nascondermi? Nascondere la mia rabbia, la mia delusione, la mia sfiducia verso gli altri?


Questo è solo il post numero uno.
Il mio odio ve lo meritate tutti. 

mercoledì 10 giugno 2020

Book: Vox

Improvvisamente una parte del mondo cambia.
Fa un vertiginoso passo indietro e si trova quasi nel medioevo, un medioevo tecnologico, all'avanguardia, ricco di opportunità se sei un uomo.
Se sei una donna le cose si complicano, il modo di dire: non hai voce in capitolo calza bene in questo contesto. Via i libri, via i computer, via l'istruzione, via il lavoro e via anche le parole. Solo 100 al giorno.
Contate da un braccialetto metallico, tecnologico s'intende, un contattore per femminucce. 
100 parole.
Cosa succede alla 101esima parola? Una scossa elettrica viene rilasciata. La sua intensità aumenta ad ogni parola pronunciata oltre fino a bruciare la pelle, fino ad uccidere. 



Una fetta grossa degli Stati Uniti si risveglia cosi, sotto la guida di un presidente debole consigliato da un fratello stratega e da un reverendo, uno di quelli che invocavano il ritorno ai vecchi valori, alle origini, quando a suo dire si stava meglio. La piccola setta del paesello vattelo a pescà diventa religione di stato, diventa legge di stato, legge marziale.

La storia è quella di Jean, di suo marito Patrick e dei loro quattro figli: Steven, i gemellini Sam e Leo, e la piccola Sonia. Anche Sonia ha un braccialetto. Sonia ha solo cinque anni.
L' imposizione di un nuovo modo di concepire la vita avviene gradualmente, nelle scuole, nella revoca dei posti di lavori per le donne, nell'informazione. 
Poi un giorno arrivano i braccialetti ed è finita. 

L'inizio del libro è davvero angosciante. 
Poi un pò si perde.
La trama prosegue con l'incarico da parte del governo per Jean di prendere parte a team di neurolinguisti e scienziati per portare avanti una materia già oggetto di studio della dottoressa McClellan: l'afasia di Wernicke, quella parte del cervello dove risiedono le capacità linguistiche.
Lo scopo dichiarato è quello di curare il fratello del presidente. Ma è chiaramente una copertura. 
Jean ritrova il suo team, e il suo Lorenzo, ed insieme scoprono cosa si cela dietro.
Da qui la storia diventa leggermente banale.
Il modo in cui si arriva a far cadere il Movimento per la Purezza era già chiaro a metà libro.
Il finale quasi scontato.

Nonostante questo è un libro che vale la pena di leggere. 
E' molto scorrevole e ci permette di fare anche qualche riflessione\paragone.
La condizione della donna, il femminismo sono i temi principali. La visione dispotica creata dall'autrice, Christina Dalcher, rende perfettamente l'idea di cosa significhi essere donna in contesti di assoluto maschilismo e patriarcato. Dimentichiamo molto spesso che sebbene noi donne occidentali godiamo di una certa libertà (che non vuole dire affatto avere le stesse opportunità degli uomini!) esistono parti del mondo dove essere donna significa avere un braccialetto immaginario al polso.
A questi temi si accostano quello più ampio della libertà di parola, di far sentire la propria voce ma soprattutto di protestare.
Questo compito, nel romanzo, è lasciato a un'amica del college della protagonista, Jackie; femminista, attiva politicamente, condanna spesso la pigrizia e la noncuranza di Jean. 

Mi è venuto in mente che io non sono mai andata a nessun consiglio degli studenti. Confesso di essere stata molto Jean e poco Jackie.

Nel romanzo si parla anche di un movimento di ribelli.
Per quanto si tratti di un romanzo dispotico io ho rivisto molto del passato, del nazismo, del fascismo e dei partigiani.  Forse è un paragone un pò forzato ma le linee di fondo sono le stesse: un  movimento totalitario che si impone lentamente, quasi con il "buono" per poi ostracizzare parte della comunità. In Vox ai lavori forzati sono costretti anche tutti i diversi: estremisti, omosessuali, eretici.
E poi c'è un movimento di ribelli, che comunica e si dichiara sbattendo tre volte le palpebre.

L'autrice ha dichiarato che le piacerebbe scrivere un seguito di Vox, considerando il finale un pò aperto.
Personalmente non penso che sia necessario. Non sento l'esigenza di sapere come sia proseguita la vita di Jean, nonostante il finale possa sempre aperto in realtà si chiude abbastanza bene. 
Il messaggio di fondo è trattato abbastanza bene. Attendo, invece, con più attesa il nuovo romanzo che la Dalcher sta preparando.. una nuova realtà dispotica legata all' eugenetica, una selezione basata sull'intelligenza. 
E vediamo che mondo ne viene fuori.


domenica 7 giugno 2020

Ci nascondiamo bene dietro un dito.

<<Sono abituata a vivere con la mia armatura e la mia maschera, la gente che non sa di questo mio lato fragile non lo direbbe mai, davvero, non immaginerebbe, nemmeno tanto amici, non sono loro che non hanno saputo vedere, sono io che non ho saputo mostrare, è molto diverso>>.
Il coraggio della felicità. Il suicidio nelle voci dei sopravvissuti.

Rispecchia molto la mia sofferenza.
Non sono gli altri che non hanno saputo vedere, sono io che ho costruito un muro altro 10 metri.
Sto così male, penso di essere così da una vita, che rendermi conto di essere ascoltata mi ha causato uno shock enorme. 
Avrei voluto abbracciare quella persona, stringerla a me e gridarle piangendo Grazie.
E' stata una sensazione bellissima.

Ho letto questo libro di email di persone che sono sopravvissute al suicidio e in maggioranza di persone che hanno perso qualcuno per suicidio. E' un libro che comunque non consiglio perché scritto male e molto lontano da quello che cercavo. Quindi la mia ricerca continua.
Nonostante tutto mi ha fatto male leggerlo.
Mi ha spaventato anche molto. Leggere delle reazioni, del dolore di chi è rimasto, mi ha fatto pensare alla mia famiglia e mi sono sentita in colpa.

Non è facile stare dietro i miei pensieri. Spesso ho difficoltà a metterli in ordine, tutto sembra collegato a tutto, niente può essere isolato ed affrontato che subito il resto mi schiaccia e mi assale da ogni parte.
Per questo vivo una fase di scoglionamento totale. Mi blocco a fissare un punto e resto cosi per almeno un paio di minuti. 
A volte invece sono più sicura di me. Ma chissà perché poi mi si ritorce contro. 

Non ho un finale da scrivere. 
La mia mente esaurisce presto le idee.
Forse anche perché un finale non c'è.


sabato 16 maggio 2020

Quando inviti qualcuno a conoscerti da dentro.

<<Avevamo studiato per l'aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi trovo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo>>
Eugenio Montale

Ho cambiato piccolissime abitudini nella mia vita.
Ho cominciato, per esempio, a leggere la mattina. 
Una volta quel tempo era impiegato a stare con i colleghi seduti sul gradino della Chiesa Evangelica di fronte al lavoro in attesa che si facessero le 8.45 per entrare al lavoro. 
Continuo a lavorare molto di più delle mie 8 ore ma la mattina ho deciso di entrare solo 10 minuti prima, di prendermi il tempo per leggere visto che la sera sono sempre troppo stanca per andare oltre le 10 pagine successive. 
Ho notato che la mente si è come risvegliata dal coma in cui era sprofondata e mi sento meglio.
Ho ripreso a vedere i video di Ilenia, ho cominciato ad appuntare i libri che voglio leggere.
Ho fatto il mio primo ordine sul libraccio e mi sono ricordata di Milano.
Vivo un pò di nostalgia, forse lo facciamo un pò tutti in questo periodo. 

Ho cominciato a pensare di volere chiudere il mio attuale profilo Twitter per crearne uno totalmente nuovo. Non so perché questa folle idea, di cui non frega niente a nessuno.
In realtà nasce da un semi discorso di ieri con il mio resp. sui social e sul mondo della condivisione, di quanto alle volte ci sentiamo vincolati dal modo in cui ci vedono e ci hanno sempre visto gli altri. Quindi, per esempio, io sono sempre stata quella calma, equilibrata, razionale pertanto non è neanche considerata  l'idea che io possa essere una cazzona o una porca o una con pensieri suicidi. E' chiaro che nessuno può veramente conoscere bene tutti gli altri, vedi che casino altrimenti, ma spesso si finisce per escludere a priori altre possibilità, altre personalità.  
E' quello che succede, un pò in maniera spicciola, con le battute sul sesso per noi ragazze.
Nell'azienda dove lavoro c'era questo ragazzo, un bravo ragazzo tutto sommato ma uno di quelli un pò spacconi che si credono Rocco Siffredi. Mi stava un pò sul cazzo in altre parole. Si prendeva quella confidenza che io avevo riservato ad alcuni e la cosa mi dava veramente fastidio. Ma come fai a spiegare a uno così che se dico a un collega andiamoci a chiudere in veranda non ho la minima intenzione di dirlo anche a lui nonostante sia solo una battuta? Per fortuna è andato via ed io mi sono sentita più tranquilla. 
Questo succede un pò nella vita di tutti i giorni anche su altri fronti.
Se io qui scrivo una citazione che sento mi rispecchi chi commenta lo fa su quest'onda. La stessa cosa non succede nel mondo per esempio di Facebook (un pò lo specchio della vita quotidiana, no? Parenti, colleghi, conoscenti...) Cosi quella citazione sulla rabbia diventa il pretesto per scrivere qualcosa come Nervosetta di prima mattina? Insomma.. palle a terra.
Puoi portare le persone di questo mondo, del mondo che ti sei un pò costruita a tua immagine e somiglianza, fuori, nella vita frenetica di ogni giorno ma non è affatto facile fare il contrario. 
Per questo nessuno viene qui. Tranne la mia amica o ex amica o quello che è. 
Lei è sempre stata intelligente. Non ha mai commentato con cose stupide e anche il suo modo di chiedere, con un messaggio, è sempre stato fatto in maniera delicata.
Quindi, adesso,  mi chiedo se un giorno mi verrà di dirlo a qualcuno .. che cosa vuol dire? Che la vedrei bene qui in mezzo? 
Lo chiedo così... per un' amica... 🙄

sabato 11 aprile 2020

Il mondo era già cambiato prima del coronavirus.

La lista delle parole e delle frasi di cui sto sviluppando un odio profondo:

- coronavirus
- resto a casa
- quarantena
- mascherina
- nuovi contagi
- il numero dei morti
- Salvini
- Meloni
- isolamento
- ci salutiamo da lontano

Il mondo è cambiato.
Le persone non si salutano più quando si incontrano, penso che a volte facciano proprio finta di non vedersi, occhi tristi nascosti da mascherine togli fiato. 
Il mondo cambia e cambia anche viverci in mezzo.

Sto attenta a non perdere la sanità mentale che faticosamente stavo riconquistando. 
Adesso c'è ancora più tempo per pensare. E pensare mi fa male. Malissimo. 
Mi fa scavare nel profondo, mi fa andare oltre. 
Mi fa capire che cercavo di soffocarla la mancanza. Non è vero che non mi importa. E' diventato un chiodo quasi fisso. Un' amicizia che svanisce e su cui contavo tantissimo ti lacera da dentro. Ti cambia.
Il mondo poteva pure cambiare ma non pensavo potesse cambiare anche questo che, in realtà, è anche cambiato prima.
E' cambiato perché ho smesso di leggere, di guardare Ilenia parlare di libri, di andare agli aperitivi.
Mi sono accorta che non rispondi alle conversazioni in cui sono io a prendere l'argomento.
Quello che forse non si vede e che io ci resto male, ogni volta.
Lo so che è stupido da parte mia ma non so come gestire la cosa. Vorrei solo aver avuto io il coraggio di dire usciamo, parliamo, aiutami. 
Ma chiedere aiuto non è mai stato il mio forte, non lo sarà mai.
Non è facile avere a che fare con persone del genere, immagino sia difficile per gli altri non sapere affrontare il silenzio dell'altro. 
La verità è che spesso non abbiamo bisogno di discorsi di incoraggiamento.
A me, per esempio, basterebbe avere qualcuno che mi prenda per mano. In silenzio. Le guerre che combatto sono guerre da solista, nessuno può fare il lavoro sporco al posto mio ma non sentirsi soli, beh, penso ricucia l'anima.

Scusa amica se non sono stata sincera con te.
Una volta venivi qui a leggere. Chissà se lo fai ancora.
Io sono Craish perché cosi ha detto tu.

Il mondo cambia. 
Speriamo di ritrovarci in mezzo.