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martedì 4 maggio 2021

Cose senza senso delle 22.53.

Alcune volte avrei voluto avere il coraggio di fare. 
Di cadere.
Di lasciarmi andare. 
Giù o forse su.
In bene o forse in male.
Non lo so in quale direzione, so solo che non sarei la stessa di adesso.

Forse non sarei neanche. 


domenica 21 marzo 2021

I miti greci: Medea e Giasone. Quando prendersela solo con Medea è più facile per tutti.

Io un pò la capisco a Medea.
E dovreste mostrale un attimino di umanità in più. 
Medea non è giustificabile, come non lo è chiunque toglie la vita a un altro essere umano. 
Per chi non lo sapesse Medea è un' assassina. La più crudele considerato che le sue vittime sono i suoi stessi figli. Inconcepibile, vero? Una madre snaturata, un mostro, una strega. 
Non penso che nessuno possa andare contro questo giudizio ma rileggendo il mito, ricordando quanti approfondimenti avessi fatto al liceo e trasferendo quelle considerazioni ai giorni oggi mi sono soffermata su un punto.
Condanniamo Medea per quello che ha fatto molto più duramente rispetto a quando condanniamo un padre che uccide i suoi figli. 
Le notizie di cronaca si occupano spesso di casi come questi, spesso anche l'ex moglie viene uccisa, e per quanta crudeltà possa suscitare la notizia per Medea si prova un orrore in più.
Perché Medea è la madre ed è lei ad averli portarti in grembo questa è la risposta. Questa è per molti la differenza. 
In parte è vero. Una donna crea un legame speciale con il proprio bambino proprio perché per 9 mesi questo cresce in lei, per 9 mesi è parte integrante del suo corpo. E' un emozione unica, negata a qualsiasi uomo. Se fosse stato Giasone ad uccidere i suoi figli per vendicare la morte della sua (nuova) futura moglie nessuno si sarebbe scandalizzato più di tanto.
Da una donna ci si aspettava amore sviscerale per i figli, ci si aspettava e ci si aspetta anche oggi che sia lei ad alzarsi alle 3 del mattino per cambiare il pannolino, che sia lei a preparare il borsone prima di uscire, che sia lei a portarlo dal pediatra, ad avere lei la custodia dei figli in caso di separazione. 
La mamma è la mamma. 
Ma lo è perché noi abbiamo costruito una struttura di pregiudizi prima sul ruolo della donna e poi sul ruolo della madre che è solo frutto della scelta di qualcuno e non della natura.
Medea uccide i suoi figli, la sua mano trema prima di compiere il terribile gesto, li uccide per togliere tutti gli affetti a Giasone, per punirlo non tanto per il tradimento in sé ma per aver cercato di convincerla che era la scelta migliore, lui avrebbe sposato la figlia del re, i suoi figli sarebbero stati principi, sarebbero cresciuti bene senza patire la fame, senza lavorare, lei doveva farlo per i figli, per la famiglia. A Medea si chiedeva di farsi da parte, di essere volutamente tradita per amore dei figli. Da lei tutti si aspettano che lo faccia perché è questo che ci si aspetta da una donna, da una madre. 
Alla storia Medea è passata per la madre snaturata, assassina.
La storia personale di Medea cancellata di colpo.

Medea incontra Giasone quando lui si trova in Colchide, la terra dove Medea vive e il cui padre, Eeta, ne è re.
Giasone deve recupere il Vello d'oro, ha fatto un lungo viaggio con i suoi uomini, gli Argonauti, per raggiungere il suo obbiettivo. E' l'unico modo per poter reclamare il trono che gli appartiene a Iolco; il padre Esone è stato spodestato dal fratello Pelia che ha promesso di farsi da parte solo se Giasone gli consegnerà il Vello d'oro. Una missione impossibile ma Giasone è l'eroe della storia e mette su una spedizione di uomini ed eroi e parte per un lungo viaggio.
Eeta non vuole rinunciare. I re hanno questa smania di potere che non voglio rinunciare a niente e promette il Vello in cambio di una prova ancora più difficile. Se ne discute tranquillamente a uno di quei pranzi imbanditi in onore degli ospiti. 
Come spesso accade in queste storie, la figlia del re, Medea, s'innamora del bel forestiero venuto da lontano, Giasone, nel più classico dei colpi di fulmine.
Chiaramente Medea non può lasciare morire Giasone in una prova suicida che il padre ha orchestrato per non consegnargli il Vello.
La Colchide è un paese orientale, e come pregiudizio vuole, è il paese della magia.
Medea è una strega. Propone il suo aiuto a Giasone in cambio vuole solo essere portata via. 
Così in sintesi: Medea aiuta Giasone a superare la prova, Eeta non vuole consegnare il Vello e Medea aiuta ancora Giasone a recuperarlo. Scappano e per ottenere un vantaggio Medea fa una cosa terribile: uccide il suo fratellino più piccolo e ne disperde i resti in mare. Eeta per recuperarli rallenta e gli Argonauti, Giasone e Medea iniziano il viaggio di ritorno.
Uccidere il piccolo fratellino è solo il primo degli omicidi di cui Medea si sporca le mani per Giasone. A Iolco Pelia viene meno anche a lui alla sua promessa (avete notato come gli uomini si credono furbi? Promettono cose in cambio di prove impossibili e poi quando gli altri riescono, sottolineando la loro mediocrità. battono i piedi a terra e si rimangiano la parola...) e Medea lo fa uccidere dalle sue stesse figlie con l'inganno di renderlo più giovane.
Pelia muore ma Giasone e Medea non diventano i nuovi re di Iolco. Vanno via e si trasferiscono a Corinto dove per dieci anni vivono tranquilli, si gettano alle spalle le avventure, il sangue, la morte e conducono una vita normale.
Ma a un certo punto anche Giasone batte i piedi a terra e pensa che il suo destino è diventare re. Cosi si propone come pretendente di Creusa, la figlia del re di Corinto, Creonte. 
La stregoneria, il sangue freddo, la strategia, la capacità di spingersi oltre di Medea non servono più adesso. Adesso servono i soldi e la posizione agiata. Che si rassegni Medea. Che lo faccia per amore dei suoi figli.
Il finale lo conoscete.
Medea finge di piegarsi a questo ruolo imposto dal suo uomo nonostante Creonte l'abbia condannata all'esilio con i figli. Medea ottiene clemenza per i suoi figli, questo ci si aspetta da una madre, e porge a Giasone un dono per la sua futura sposa. Una veste. Ma la veste è avvelenata e appena Creusa la indossa comincia a bruciare, Creonte prova ad aiutarla ma muore a sua volta. 
Giasone perde tutto, lui che aveva ottenuto tutto. 
Medea sgozza i suoi figli e scappa trasportata da suo zio, il Dio Sole. Si trasferisce ad Atene grazie all'ospitalità del suo re, Egeo, che le doveva la sua riconoscenza. Non potendo avere figli aveva ottenuto da Medea una pozione che potesse dargliene.
Mentre la vicenda di Medea a Corinto è al suo ultimo capitolo, Egeo si ferma a Trezene dove trascorre una notte con Etra. Nasconde una spada sotto una roccia e le profetizza che dalla loro notte di amore nascerà un figlio forte che se sarà in grado di recuperare la spada potrà reclamare il suo trono ad Atene.
Quando Teseo nasce e torna ad Atene, Egeo si è spostato con Medea. Medea si è rifatta una vita, ha un nuovo figlio, Medo, e Teseo è una minaccia per la sua scesa al trono. Medea questa volta usa l'inganno per protegge suo figlio, dimenticando di avere in passato tolto la vita ai suoi stessi figli. In qualche modo insinua il dubbio ad Egeo, che non ha riconosciuto Teseo come suo figlio (gli uomini... sempre un passo indietro) affermando che questo ragazzo, arrivato da lontano, miri al loro regno. Egeo, a un soffio dal misfatto, riconosce Teseo e caccia via Medea. La sua vicenda si conclude con il ritorno in Colchide, perdonata dal padre Eeta. 
Di Giasone invece si dice che morì colpito da una trave di legno marcio, staccatasi dalla nave Argo, vicino cui Giasone stava facendo un pisolino.

Medea è un personaggio ambiguo, un pò estremizzato sicuramente, in fondo siamo nel contesto dei miti greci.
Non so perché ma ho pensato molto a lei, al suo dolore. Ho pensato che non si merita tutto l'odio che per secoli le abbiamo riservato. Senza metterci nei suoi panni, senza provare a capire cosa l'abbia spinta. L'abbiamo condannata e basta.
Che Medea debba essere condannata è giusto. Ma Medea è stata condannata anche perché è lei e non per il suo gesto, se si fosse suicidata sarebbe stata la madre snaturata che non ha pensato ai suoi figli, una madre egoista. Meno crudele sicuramente, ma sempre criticata.
Quello che l'ha passata franca è stato Giasone, passato per vittima della situazione, nel finale della sua vita ha dimostrato che senza Medea non gli resta altro che il ricordo del passato glorioso.

Al liceo il mio professore di Greco, Mr. Pinta, ci fece partecipare a un incontro con la psicologa della scuola per parlare di Medea. E' stato il mito e la tragedia (raccontata di Euripide) su cui ci siamo più soffermati. Riteneva che fosse un personaggio pieno, completo, nel senso che dentro di lei erano presenti tante sfaccettature dell'essere umano, tanti sentimenti diversi, che Medea non era solo la madre assassina ma era una figlia con il rimorso di avere tradito la sua famiglia, una donna intelligente, una stratega, un'intellettuale delle arti magiche, un'amante, una moglie ma anche una donna abbandonata dal marito, tradita nell'animo, sola in una terra straniera, vista con disprezzo e con pregiudizio dalle altre donne in una città cosi diversa da quella in cui era nata. 
La penso come al prof. Pinta: Medea merita più comprensione.

Immagino che anche Medea si sia sentita un dolore atroce nel petto, che abbia pianto fino a farsi venire le occhiaie viola sotto gli occhi. Forse i miti non raccontano quest'immagine ma sono sicura che Medea ha pianto. Che si è sentita soffocare dal senso dell'abbandono, che si sia detto che tutto quello che aveva fatto non era servito a niente. Che nonostante le sue conoscenze, la sua bravura, la sua intelligenza, il suo dare tutto se stessa e nonostante tutto non aveva preteso niente di eclatante, andava bene la sua vita nella sua modesta casa con la sua famiglia, un lavoro onesto e invece no, a Giasone non andava bene, che se non fosse stata per lei veniva sbudellato dai tori di suo padre., nonostante tutto questo era lei quella che veniva messa da parte, a cui non si doveva riconoscere niente, per di più è passata alla storia come una strega, un'ingannatrice, un'assassina. Il quadro ha fatto fran, direbbe Baricco.
Nella sua testa scatta qualcosa. Qualcosa di brutto, di immorale, di malvagio. Medea che nelle sue mani ha tanto sangue decide di macchiarsi di quello dei suoi figli. 
Non riesco a smettere di pensare che avrebbe potuto suicidarsi. Certo, non è nel suo stile. L'avrebbe data vinta a Giasone e lei voleva punire Giasone. 
Qualche altra donna del mito greco, anche lei abbandonata, lo fa. La sua storia magari è meno famosa, la sua morte non pesa come quella dei figli di Medea, perché da una donna ci si aspetta pure che si faccia da parte ma che lo faccia lasciando il segno della sua superiorità (sebbene crudele e condannabile) no, a questo non siamo abituati.

  << No, no, cuor mio, non compiere lo scempio!
   Lasciali, o trista, i figli non uccidere.
   Forse laggiú, con me vivendo, gioia
   darmi potranno? Oh, per le Furie inferne
   d'Averno, non sarà che i figli lasci
   dei nemici all'oltraggio. Inevitabile
   destino è questo, e sfuggirgli non posso >>.

sabato 6 marzo 2021

Sono lontana dalla superficie, sto affongando.

Shallow, Lady Gaga & Brandley Cooper



Tell me somethin’, girl
Are you happy in this modern world?
Or do you need more?
Is there somethin’ else you’re searchin’ for?

No, non sono felice in questo momento. 
Ho bisogno di più ma non so dove trovarlo, come trovarlo, se devo trovarlo da sola.

I’m falling
In all the good times I find myself longin’ for change
And in the bad times I fear myself

Un cambiamento che cambi il mio modo di vedere il mondo.
Vorrei vederlo come lo vedi tu. Cosi sicuro di te, cosi sicuro della bontà degli altri.
Una volta le mie amiche mi hanno detto che un mio difetto era quello di giusitificare sempre le persone, di trovare in loro un aspetto positivo.

Tell me something, boy
Aren’t you tired tryin’ to fill that void?
Or do you need more?
Ain’t it hard keeping it so hardcore?

Si, sono stanca. 
Qualsiasi cosa faccia il vuoto non si riempe.
Forse non resta altro da fare che diventare io quel vuoto..

I’m off the deep end, watch as I dive in
I’ll never meet the ground
Crash through the surface, where they can’t hurt us
We’re far from the shallow now

Se mi schianto al suolo nessuno potrà farmi male.
Ho toccato il fondo, nessuno lì verrà a cercarmi, figuriamoci se da lì verranno a tirarmi fuori.

I’m falling
In all the good times I find myself longin’ for change
And in the bad times I fear myself

Si, ho paura di me stessa. 


sabato 23 gennaio 2021

Amici per la coda 🐶

Ci sono giorni come questi in cui ricominciare è la sola cosa che vorrei per me.
Strappare le pagine per poter tornare al primo rigo della prima pagina di un quaderno tutto bianco da scrivere.
Ci penso, mi sento soffocare in questa versione di me che ha perso fiducia in se stessa e negli altri. 
Ho passato un periodo di merda, piangendo e tormentandomi per non essere abbastanza, per non essere all'altezza, per non essere come desideravo essere o come desideravano gli altri. Ho buttato giù rospi amari, mi sono lasciata alle spalle insulti totalmente gratuiti ma alla fine ho capito che era arrivato il momento di smettere di credere di essere niente e di cominciare a pensare di valere di più, di essere io troppo per gli altri. 
Non ci sono vite migliori di altre, ci sono vite e basta.
Una bella vittoria per chi ha dovuto fare quasi tutto da sola. Ci sono state delle persone che mi hanno presa a pugni e altre che mi hanno urlato chiaramente che non ero io il problema. 
Mi sono detta che era vero, che non mi interessava degli altri, andava bene cosi.
Me lo sono detta ma non ci ho creduto molto. 
Mi sono ritrovata così dal piangere perché non ero abbastanza al piangere perché ovunque mi girassi vedo solo persone bugiarde e opportuniste. 
Poi anche il terreno dove camminavo si è spaccato. Non sono caduta dentro al burrone grazie ad un filo lungo da qui al Lussemburgo ma tutto lo sforzo per restare in piedi mi è costato quella parte di me che più amavo. 
Molti intorno a me se sono andati via, non si sono minimamente degnati di dirmi che il terreno stava cedendo. 
Sono finita cosi a non credere più a nessuno. 
Le persone mi usano ed io uso loro in un circolo vizioso che permette la mia sopravvivenza. 
Ok, va bene cosi se non fosse che i sentimenti sono forti.
Lo sono per tutti. Per i buoni e per i cattivi. Siamo mossi a fare quello che facciamo dai sentimenti, è inutile dire il contrario, nel bene e nel male sono i nostri sentimenti, misti a una razionalità anch'essa a volte un pò sentimentale, a farci superare un giorno dopo l'altro.
Andava bene cosi, quindi, fino a quando la mia voglia di appoggiare i piedi sul terreno sotto di me non ha cominciato a fare a cazzotti con la paura di precipitare. E se c'è un nuovo terremoto? E se questo terremoto è cosi forte e si apre un'altra voragine? Alla fine mi sono limitata a restare su un piede cercando quasi, scalciando, di fare crollare più velocemente possibile il pezzo di terra vicino a me. Scalcio e batto forte il piede, il pavimento li vicino crolla ed io dimostro di avere fatto bene a non fidarmi.


Lo sapete che molti cani riescono invece a sentire quando sta arrivando un terremoto? Il loro sesto senso. Un buon sesto senso non quello farlocco che ho io che non riesco a capire se sta tremando la terra o se sto tremando io.
Loro sentono anche quando una persona sta male. Lo percepiscono anche se non hanno la più pallida idea di che cosa sia. Ti voglio avvisare a modo loro. Vogliono starti vicino, sentono di doverlo fare molto di più per non farti sentire solo.
Mentre stavo rannicchiata su quel pezzo di terra circondato da muri alti 10 metri, non so come, si è intrufolato un cagnolino. Ha cominciato a farmi visita sempre più spesso. Aldilà di quello che sembra, del modo in cui a volte mi descrivo, sono una persona a cui piacere ridere. Ed insieme abbiamo riso. Ma il vento del terremoto ogni tanto soffia e sebbene sapevo che fosse lontano ne avevo paura. Non so se lui fosse consapevole della portata del malessere che mi ribolliva dentro ma so che lo percepiva più di chiunque altro, più della mia famiglia. Mi ha difeso e messo in guardia dai pericoli celati da buonismo. Un masso stava cadendo sopra la mia testa. Mi sono spostata, il masso mi ha colpito in superficie. Mi sarei fatta molto più male se non ci fosse stato lui.
Ho pensato che infondo è un cane intelligente e forse mi vuole un pò bene anche se ci sono tante persone che vogliono giocare con lui. Anch'io gioco con altri cani ma è lui che preferisco. Alla fine passo sempre da lui prima di andare via. 
In un angolo della mia testa però il terremoto ha cominciato a scuotere i dubbi per cui io lo so che gli vogliono bene ma lui mi vuole davvero bene? O viene da me perché sono io che gli faccio i grattini quando nessuno glieli vuole fare? Gli altri ci giocano ma soprattutto ci sono persone che ci hanno giocato più di me, che sono nella sua vita da molto più tempo come posso veramente pensare che lui mi preferisca e che mi reputi comunque la più importante? 
Lui ci prova a dimostrarmi che adesso il terreno è sicuro, fino adesso abbiamo giocato sul mio piccolo quadrato di terra. Lui vuole mostrami che possiamo correre su un campo intero insieme! 
Quindi cosa faccio io? Comincio a scalciare. 
Comincio a gridargli che è un traditore, che mi cerca solo per avere da mangiare ma che le coccole le fa poi agli altri. Che mi vuole fare cadere giù di nuovo, nel baratro. 
Lui mi ha guardato come chi non riesce a capire perché gli stanno facendo del male. 

Mi sono nascosta dietro assurdi motivi e pseudo giustificazioni sperando che non si vedesse la mia gelosia. Non l'ho capito subito. Ho impiegato qualche giorno per riconoscere questo sentimento che mai si era manifestato cosi forte. 
Anche questa volta mi sa che lui se n'è accorto prima di me.
Vivere in un contesto dove la vita deve andare in un certo modo non è facile per chi invece crede che ci sono mille modi diversi di vivere. 
Sono consapevole che non è facile capire come mai mi faccia cosi male.
Per questo non ne parlo. 
Per questo non parlo di come mi fisso su quell' immagine di me con i polsi tagliati. E' un' immagine brutta e che mi fa paura ma la sto combattendo. 
Mi tocco i polsi per vedere se sono tutti interi.
Credo che ci sia qualcosa di nascosto in questa immagine. Associarmi a un corpo morto deve significare qualcos'altro.
Se muoio il mio compagno a quattro zampe mi starà vicino e forse allora sarò sicura che mi avrà voluto bene. Come se non esserci più possa garantirmi questo: l'affetto eterno. 
Perché mi costa tanto ammettere che voglio essere la sua migliore amica? 



domenica 3 gennaio 2021

Promesso.. giuringiurello.

Metà dei miei contatti su Facebook ha fatto il post di fine anno.
Una volta si aspettava quello del presidente della Repubblica, a reti unificate, che cercava di ispirare quel popolo strano che siamo noi italiani, un pò creduloni, un pò menefreghisti, un pò sentimentali, un pò sognatori.
Lo faceva il presidente un pò per tutti e se uno non era d'accordo o non c'aveva voglia quell'anno cambiava canale o spegneva proprio la tv.
Quest'anno i sapientoni e tuttologi hanno parlato dalla loro pagina Facebook, tanti buoni propositi, tante belle parole. 
Non voglio sembrare una snob del cazzo anche perché di snob non c'ho proprio un cazzo, né il modo di fare, né il circolo d'amicizie né tanto meno i soldi ma, dicevo, ho fatto caso a chi ha deciso di prendere il posto di Matterella quest'anno e sono arrivata alla conclusione che è tutta gente che potrei mettere nello stesso identico gradino di un'ipotetica piramide sociale. Gente che tra qualche giorno pubblicherà il suo sdegno per il nuovo gommone sbarcato sulle nostre coste, che griderà l'Italia agli italiani, che sotto sotto penserà che comunque quella se l'è andata a cercare.
Tutti ad augurarsi un anno migliore del 2020, un anno senza pandemia, senza guerra, senza violenza e poi quella è una puttana, quello lo ammazzo di botte, a quello tolgo anche le mutande mentre cammina.
Pace e amore insomma.
Passa il 1 Gennaio, passano gli auguri, le feste sono finite (si, ok ci sarebbe l'epifania ma chi vuoi che se la inculi l'epifania..) e torniamo gli stessi di sempre, a pensare le stesse cose tanto chi vuoi che se lo ricordi il post di fine anno superato da altri mille link sul Covid (Vaccino si? Vaccino no?) e video ricette su come smaltire Pandoro, Panettone e cibo nel frigo.
Ma lo vedete che le promesse del 31 dicembre non durano neanche 24 ore? E' cosi necessario farle in mondo visione? 
Nessuno usa più un diario? un'agenda? dei post-it? il block-notes dello smartphone? 
Ma poi perché tutti il 31? Non potete distribuirvi nei restati 364 giorni l'anno?
Eh dateglielo un pò di respiro a 'sto 31 dicembre.. tutti accalcati addosso a lui.. grazie che poi vi manda affanculo.

Io non ho mai creduto nei buoni propositi di fine anno.
In genere mi faccio passare via velocemente questo giorno, giorno che odio con tutto il cuore solo per traumi che ho dovuto subire e che pensavo fossero rilegati al passato ed invece, piccola news, si sono ripresentati anche questa volta.
Grazie al cazzo se faccio una fatica immensa ad uscire fuori da questo burrone di ricordi dolorosi che di mollarmi non c'hanno voglia.
Li dovrei lasciare andare ma... come?
Mi sono promessa di non parlare più dell'argomento con nessun altro.
Che le persone ti vogliono bene ma non sono pronte a farsi carico del tuo fardello. Neanche quella persona che sai essere un gradino superiore alle altre. Lo sai, lo percepisci. Forse lo è più delle altre della tua vita passata, forse lo reggerebbe anche il colpo, forse farebbe la differenza ma io ho troppa paura di rischiare. Ho troppa paura nel scoprire che reagirebbe come chi mi ha voluto bene il passato ma questo proprio non l'ha saputo o non l'ha voluto gestire. 
Ho capito che le persone possono volersi bene ... esserci gli uni per le altre ma nelle cose di ogni giorno, nelle sofferenze comuni.. in quelle extra si perdono. E si perdono per sempre.
Cosi, sebbene mi sia capitato di essere sul punto di lasciarlo andare questo ricordo doloroso poi mi sono ricordata della promessa di non parlare più e la mia bocca si è cucita da sola. 
E se mi state chiedendo quando ho fatto questa promessa.. in quale giorno dell'anno vi confesso che non me lo ricordo proprio. 
E forse adesso capisco perché gran parte della gente che popola la piramide sociale sceglie il 31 dicembre... cosi è più facile ricordarselo.
Ma io preferisco non ricordarlo che promettermi qualcosa il 31.
Mi auguro solo che un giorno io e il 31 possiamo stringerci la mano, senza per questo essere amici, ma almeno deporre le armi per un pò.
Capisco che quella che perdo sono sempre io e al 31 non gliene frega niente stringere un armistizio ma sta continuando a sparare sulla Croce rossa italiana.. un pò di umanità per il prossimo anno non sarebbe male.
Già... non sarebbe proprio male. 








domenica 20 settembre 2020

Forse nel buio si trova qualcosa.

Trascorro la settimana aspettando il weekend, trascorro il weekend aspettando la settimana.
Non so se ci sia qualcosa sbagliato in me, se ci sono persone là, sparse per il mondo, a provare quello che provo io, a sentirmi come mi sento io, a straziarmi come mi strazio io.
Ogni giorno affronto un aspetto di me che deve cambiare e a volte lo cambio, ok, tutto molto bello, ma è un effetto domino, cambia cosi qualcosa e ancora qualcosa e questo qualcosa non va bene e torni cosi alla prima cosa e mi chiedo com'è che sto sempre alla casella del via.

Adesso sto rivoluzionando il mio modo di vivere il lavoro.
Ho capito che la meritocrazia non esiste e che la disponibilità si trasforma in pretesa non in riconoscenza.
Così basta soffrire, arrabbiarsi.. 
Se non mi aspetto più nulla da nessuno niente mi può ferire. 
Voglio solo fare bene il mio lavoro e ridere tutte le volte che posso.
Nella mia testa c'è questa idea dell'andare altrove, forse è una sensazione, un presagio o una difesa psicologica per superare quello che ho catalogato come una mancanza di rispetto che non perdonerò mai. 
Io non sono portata per il perdono. 
Posso fare finta di niente e riprendere da dove ho lasciato, posso riprovarci, migliorare ma come posso perdonare il dolore, l'offesa, la tristezza? Davvero voi siete in grado di cancellare dalla vostra memoria il torto subito e fare come se nulla fosse? Senza essere diffidenti, senza essere prevenuti, senza essere cauti?
Mi è stato detto che ho superato cose peggiori quindi posso superare il resto.
Premesso che io non credo di avere superato in toto proprio niente, ma proprio perché conosco il peggio non posso superare il resto. 
Che poi ...che parola povera questo superare.. non stiamo parlando di un sorpasso o di scavalcare un cancello. E' troppo stretto questo superare.
Non lo voglio, non mi sta bene addosso. 
Non so cosa possa rendere l'idea ma di certo non lo rende questo superare.

In realtà non so un sacco di cose.
A volte mi sento una bambina.
A 31 anni dovrei avere le idee chiare ed invece il vuoto assoluto. 
Mi sento quasi sperduta.
Non capisco dove mi trovo, dove sto andando, se sto andando da qualche parte o mi sto limitando a muovermi a zonzo..
Mi capita però di provare sentimenti nuovi, che mi fanno paura, come se fossero inappropriati,  non conformi per tempo, luogo e soggetto. Sono irruenti, sono costanti, sono differenti.
Mi fanno ansimare dall' ansia, dallo spavento, dall'eccitazione. 
Li cerco come una droga anche se poi mi devastano l'anima.
Ma la mia anima è già devastata.. 
O forse sono questa io. Mi sono nascosta per essere accettata, non ci sono riuscita, e adesso sti cazzi, posso essere chi voglio. Posso desiderare cose diverse dagli altri. Mi faccio scivolare addosso le loro stupide osservazioni.
Che droga sia, allora.
Stacco l'interruttore del cervello e forse trovo la verità, o la pace al massimo solo l'estasi. 



lunedì 24 agosto 2020

Quasi 11 anni.

Io la mia vita con la tua scambierei anche adesso perché a me di andare avanti non interessa più. 

Non lo so se eri tu qualche domenica fa, non so se era solo frutta della mia mente strana e stressata però era come se volessi dirmi che non sono sola, che vegli su di me anche se non lo merito, anche se non ne ho il diritto.

Non ne parlo, non lo dico, alle persone non interessa, pensano che io sia una roccia, pensano che essere stanca significhi essere solo stanca di alzarsi alle 7.00 per andare al lavorare. Alla fine non hai famiglia, non hai figli, fai quello che vuoi quando vuoi.. che cazzo ti lamenti a fare?

Già, che vuoi che sia essere sempre quella che tiene la mano altrui ma non avere nessuna a cui stringerla mentre le lacrime mi fanno affogare bloccandomi il respiro. Che vuoi che sia essere quella che per dimostrare il proprio affetto resta un'ora in più al lavoro per aiutare e poi le viene detto di "essere più flessibile" sull'orario di lavoro e va beh quest'anno ti diamo solo una settimana di ferie, il prossimo anno si vede. Vorrei essere cosi ottimista e pensare di esserci ancora tra un anno. Che vuoi che sia essere quella cercata per convenienza e mai quella desiderata, quella di cui non si può fare a meno.

In fondo hai 31 anni, se sei stanca adesso come sarai a 65 anni?

Perché io ci arrivo a 65 anni.. viva?

Non ne voglio parlare con nessuno, solo con te, che tra poco sono 11 anni che non ci sei e il dolore mi squarcia da dentro manco fossi andata via ieri.

Poi lo scrivo qui perché cosi mi passa la voglia di urlarlo a tutti. Tanto non sentirebbero comunque. Da vivi, spesso, non ci ascolta mai nessuno.

Forse anch'io non ti ho ascoltato bene. Ma lo faccio adesso, se mi prometti di non farmi spaventare io ti ascolto adesso.