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sabato 23 gennaio 2021

Amici per la coda 🐶

Ci sono giorni come questi in cui ricominciare è la sola cosa che vorrei per me.
Strappare le pagine per poter tornare al primo rigo della prima pagina di un quaderno tutto bianco da scrivere.
Ci penso, mi sento soffocare in questa versione di me che ha perso fiducia in se stessa e negli altri. 
Ho passato un periodo di merda, piangendo e tormentandomi per non essere abbastanza, per non essere all'altezza, per non essere come desideravo essere o come desideravano gli altri. Ho buttato giù rospi amari, mi sono lasciata alle spalle insulti totalmente gratuiti ma alla fine ho capito che era arrivato il momento di smettere di credere di essere niente e di cominciare a pensare di valere di più, di essere io troppo per gli altri. 
Non ci sono vite migliori di altre, ci sono vite e basta.
Una bella vittoria per chi ha dovuto fare quasi tutto da sola. Ci sono state delle persone che mi hanno presa a pugni e altre che mi hanno urlato chiaramente che non ero io il problema. 
Mi sono detta che era vero, che non mi interessava degli altri, andava bene cosi.
Me lo sono detta ma non ci ho creduto molto. 
Mi sono ritrovata così dal piangere perché non ero abbastanza al piangere perché ovunque mi girassi vedo solo persone bugiarde e opportuniste. 
Poi anche il terreno dove camminavo si è spaccato. Non sono caduta dentro al burrone grazie ad un filo lungo da qui al Lussemburgo ma tutto lo sforzo per restare in piedi mi è costato quella parte di me che più amavo. 
Molti intorno a me se sono andati via, non si sono minimamente degnati di dirmi che il terreno stava cedendo. 
Sono finita cosi a non credere più a nessuno. 
Le persone mi usano ed io uso loro in un circolo vizioso che permette la mia sopravvivenza. 
Ok, va bene cosi se non fosse che i sentimenti sono forti.
Lo sono per tutti. Per i buoni e per i cattivi. Siamo mossi a fare quello che facciamo dai sentimenti, è inutile dire il contrario, nel bene e nel male sono i nostri sentimenti, misti a una razionalità anch'essa a volte un pò sentimentale, a farci superare un giorno dopo l'altro.
Andava bene cosi, quindi, fino a quando la mia voglia di appoggiare i piedi sul terreno sotto di me non ha cominciato a fare a cazzotti con la paura di precipitare. E se c'è un nuovo terremoto? E se questo terremoto è cosi forte e si apre un'altra voragine? Alla fine mi sono limitata a restare su un piede cercando quasi, scalciando, di fare crollare più velocemente possibile il pezzo di terra vicino a me. Scalcio e batto forte il piede, il pavimento li vicino crolla ed io dimostro di avere fatto bene a non fidarmi.


Lo sapete che molti cani riescono invece a sentire quando sta arrivando un terremoto? Il loro sesto senso. Un buon sesto senso non quello farlocco che ho io che non riesco a capire se sta tremando la terra o se sto tremando io.
Loro sentono anche quando una persona sta male. Lo percepiscono anche se non hanno la più pallida idea di che cosa sia. Ti voglio avvisare a modo loro. Vogliono starti vicino, sentono di doverlo fare molto di più per non farti sentire solo.
Mentre stavo rannicchiata su quel pezzo di terra circondato da muri alti 10 metri, non so come, si è intrufolato un cagnolino. Ha cominciato a farmi visita sempre più spesso. Aldilà di quello che sembra, del modo in cui a volte mi descrivo, sono una persona a cui piacere ridere. Ed insieme abbiamo riso. Ma il vento del terremoto ogni tanto soffia e sebbene sapevo che fosse lontano ne avevo paura. Non so se lui fosse consapevole della portata del malessere che mi ribolliva dentro ma so che lo percepiva più di chiunque altro, più della mia famiglia. Mi ha difeso e messo in guardia dai pericoli celati da buonismo. Un masso stava cadendo sopra la mia testa. Mi sono spostata, il masso mi ha colpito in superficie. Mi sarei fatta molto più male se non ci fosse stato lui.
Ho pensato che infondo è un cane intelligente e forse mi vuole un pò bene anche se ci sono tante persone che vogliono giocare con lui. Anch'io gioco con altri cani ma è lui che preferisco. Alla fine passo sempre da lui prima di andare via. 
In un angolo della mia testa però il terremoto ha cominciato a scuotere i dubbi per cui io lo so che gli vogliono bene ma lui mi vuole davvero bene? O viene da me perché sono io che gli faccio i grattini quando nessuno glieli vuole fare? Gli altri ci giocano ma soprattutto ci sono persone che ci hanno giocato più di me, che sono nella sua vita da molto più tempo come posso veramente pensare che lui mi preferisca e che mi reputi comunque la più importante? 
Lui ci prova a dimostrarmi che adesso il terreno è sicuro, fino adesso abbiamo giocato sul mio piccolo quadrato di terra. Lui vuole mostrami che possiamo correre su un campo intero insieme! 
Quindi cosa faccio io? Comincio a scalciare. 
Comincio a gridargli che è un traditore, che mi cerca solo per avere da mangiare ma che le coccole le fa poi agli altri. Che mi vuole fare cadere giù di nuovo, nel baratro. 
Lui mi ha guardato come chi non riesce a capire perché gli stanno facendo del male. 

Mi sono nascosta dietro assurdi motivi e pseudo giustificazioni sperando che non si vedesse la mia gelosia. Non l'ho capito subito. Ho impiegato qualche giorno per riconoscere questo sentimento che mai si era manifestato cosi forte. 
Anche questa volta mi sa che lui se n'è accorto prima di me.
Vivere in un contesto dove la vita deve andare in un certo modo non è facile per chi invece crede che ci sono mille modi diversi di vivere. 
Sono consapevole che non è facile capire come mai mi faccia cosi male.
Per questo non ne parlo. 
Per questo non parlo di come mi fisso su quell' immagine di me con i polsi tagliati. E' un' immagine brutta e che mi fa paura ma la sto combattendo. 
Mi tocco i polsi per vedere se sono tutti interi.
Credo che ci sia qualcosa di nascosto in questa immagine. Associarmi a un corpo morto deve significare qualcos'altro.
Se muoio il mio compagno a quattro zampe mi starà vicino e forse allora sarò sicura che mi avrà voluto bene. Come se non esserci più possa garantirmi questo: l'affetto eterno. 
Perché mi costa tanto ammettere che voglio essere la sua migliore amica? 



domenica 3 gennaio 2021

Promesso.. giuringiurello.

Metà dei miei contatti su Facebook ha fatto il post di fine anno.
Una volta si aspettava quello del presidente della Repubblica, a reti unificate, che cercava di ispirare quel popolo strano che siamo noi italiani, un pò creduloni, un pò menefreghisti, un pò sentimentali, un pò sognatori.
Lo faceva il presidente un pò per tutti e se uno non era d'accordo o non c'aveva voglia quell'anno cambiava canale o spegneva proprio la tv.
Quest'anno i sapientoni e tuttologi hanno parlato dalla loro pagina Facebook, tanti buoni propositi, tante belle parole. 
Non voglio sembrare una snob del cazzo anche perché di snob non c'ho proprio un cazzo, né il modo di fare, né il circolo d'amicizie né tanto meno i soldi ma, dicevo, ho fatto caso a chi ha deciso di prendere il posto di Matterella quest'anno e sono arrivata alla conclusione che è tutta gente che potrei mettere nello stesso identico gradino di un'ipotetica piramide sociale. Gente che tra qualche giorno pubblicherà il suo sdegno per il nuovo gommone sbarcato sulle nostre coste, che griderà l'Italia agli italiani, che sotto sotto penserà che comunque quella se l'è andata a cercare.
Tutti ad augurarsi un anno migliore del 2020, un anno senza pandemia, senza guerra, senza violenza e poi quella è una puttana, quello lo ammazzo di botte, a quello tolgo anche le mutande mentre cammina.
Pace e amore insomma.
Passa il 1 Gennaio, passano gli auguri, le feste sono finite (si, ok ci sarebbe l'epifania ma chi vuoi che se la inculi l'epifania..) e torniamo gli stessi di sempre, a pensare le stesse cose tanto chi vuoi che se lo ricordi il post di fine anno superato da altri mille link sul Covid (Vaccino si? Vaccino no?) e video ricette su come smaltire Pandoro, Panettone e cibo nel frigo.
Ma lo vedete che le promesse del 31 dicembre non durano neanche 24 ore? E' cosi necessario farle in mondo visione? 
Nessuno usa più un diario? un'agenda? dei post-it? il block-notes dello smartphone? 
Ma poi perché tutti il 31? Non potete distribuirvi nei restati 364 giorni l'anno?
Eh dateglielo un pò di respiro a 'sto 31 dicembre.. tutti accalcati addosso a lui.. grazie che poi vi manda affanculo.

Io non ho mai creduto nei buoni propositi di fine anno.
In genere mi faccio passare via velocemente questo giorno, giorno che odio con tutto il cuore solo per traumi che ho dovuto subire e che pensavo fossero rilegati al passato ed invece, piccola news, si sono ripresentati anche questa volta.
Grazie al cazzo se faccio una fatica immensa ad uscire fuori da questo burrone di ricordi dolorosi che di mollarmi non c'hanno voglia.
Li dovrei lasciare andare ma... come?
Mi sono promessa di non parlare più dell'argomento con nessun altro.
Che le persone ti vogliono bene ma non sono pronte a farsi carico del tuo fardello. Neanche quella persona che sai essere un gradino superiore alle altre. Lo sai, lo percepisci. Forse lo è più delle altre della tua vita passata, forse lo reggerebbe anche il colpo, forse farebbe la differenza ma io ho troppa paura di rischiare. Ho troppa paura nel scoprire che reagirebbe come chi mi ha voluto bene il passato ma questo proprio non l'ha saputo o non l'ha voluto gestire. 
Ho capito che le persone possono volersi bene ... esserci gli uni per le altre ma nelle cose di ogni giorno, nelle sofferenze comuni.. in quelle extra si perdono. E si perdono per sempre.
Cosi, sebbene mi sia capitato di essere sul punto di lasciarlo andare questo ricordo doloroso poi mi sono ricordata della promessa di non parlare più e la mia bocca si è cucita da sola. 
E se mi state chiedendo quando ho fatto questa promessa.. in quale giorno dell'anno vi confesso che non me lo ricordo proprio. 
E forse adesso capisco perché gran parte della gente che popola la piramide sociale sceglie il 31 dicembre... cosi è più facile ricordarselo.
Ma io preferisco non ricordarlo che promettermi qualcosa il 31.
Mi auguro solo che un giorno io e il 31 possiamo stringerci la mano, senza per questo essere amici, ma almeno deporre le armi per un pò.
Capisco che quella che perdo sono sempre io e al 31 non gliene frega niente stringere un armistizio ma sta continuando a sparare sulla Croce rossa italiana.. un pò di umanità per il prossimo anno non sarebbe male.
Già... non sarebbe proprio male. 








domenica 20 settembre 2020

Forse nel buio si trova qualcosa.

Trascorro la settimana aspettando il weekend, trascorro il weekend aspettando la settimana.
Non so se ci sia qualcosa sbagliato in me, se ci sono persone là, sparse per il mondo, a provare quello che provo io, a sentirmi come mi sento io, a straziarmi come mi strazio io.
Ogni giorno affronto un aspetto di me che deve cambiare e a volte lo cambio, ok, tutto molto bello, ma è un effetto domino, cambia cosi qualcosa e ancora qualcosa e questo qualcosa non va bene e torni cosi alla prima cosa e mi chiedo com'è che sto sempre alla casella del via.

Adesso sto rivoluzionando il mio modo di vivere il lavoro.
Ho capito che la meritocrazia non esiste e che la disponibilità si trasforma in pretesa non in riconoscenza.
Così basta soffrire, arrabbiarsi.. 
Se non mi aspetto più nulla da nessuno niente mi può ferire. 
Voglio solo fare bene il mio lavoro e ridere tutte le volte che posso.
Nella mia testa c'è questa idea dell'andare altrove, forse è una sensazione, un presagio o una difesa psicologica per superare quello che ho catalogato come una mancanza di rispetto che non perdonerò mai. 
Io non sono portata per il perdono. 
Posso fare finta di niente e riprendere da dove ho lasciato, posso riprovarci, migliorare ma come posso perdonare il dolore, l'offesa, la tristezza? Davvero voi siete in grado di cancellare dalla vostra memoria il torto subito e fare come se nulla fosse? Senza essere diffidenti, senza essere prevenuti, senza essere cauti?
Mi è stato detto che ho superato cose peggiori quindi posso superare il resto.
Premesso che io non credo di avere superato in toto proprio niente, ma proprio perché conosco il peggio non posso superare il resto. 
Che poi ...che parola povera questo superare.. non stiamo parlando di un sorpasso o di scavalcare un cancello. E' troppo stretto questo superare.
Non lo voglio, non mi sta bene addosso. 
Non so cosa possa rendere l'idea ma di certo non lo rende questo superare.

In realtà non so un sacco di cose.
A volte mi sento una bambina.
A 31 anni dovrei avere le idee chiare ed invece il vuoto assoluto. 
Mi sento quasi sperduta.
Non capisco dove mi trovo, dove sto andando, se sto andando da qualche parte o mi sto limitando a muovermi a zonzo..
Mi capita però di provare sentimenti nuovi, che mi fanno paura, come se fossero inappropriati,  non conformi per tempo, luogo e soggetto. Sono irruenti, sono costanti, sono differenti.
Mi fanno ansimare dall' ansia, dallo spavento, dall'eccitazione. 
Li cerco come una droga anche se poi mi devastano l'anima.
Ma la mia anima è già devastata.. 
O forse sono questa io. Mi sono nascosta per essere accettata, non ci sono riuscita, e adesso sti cazzi, posso essere chi voglio. Posso desiderare cose diverse dagli altri. Mi faccio scivolare addosso le loro stupide osservazioni.
Che droga sia, allora.
Stacco l'interruttore del cervello e forse trovo la verità, o la pace al massimo solo l'estasi. 



lunedì 24 agosto 2020

Quasi 11 anni.

Io la mia vita con la tua scambierei anche adesso perché a me di andare avanti non interessa più. 

Non lo so se eri tu qualche domenica fa, non so se era solo frutta della mia mente strana e stressata però era come se volessi dirmi che non sono sola, che vegli su di me anche se non lo merito, anche se non ne ho il diritto.

Non ne parlo, non lo dico, alle persone non interessa, pensano che io sia una roccia, pensano che essere stanca significhi essere solo stanca di alzarsi alle 7.00 per andare al lavorare. Alla fine non hai famiglia, non hai figli, fai quello che vuoi quando vuoi.. che cazzo ti lamenti a fare?

Già, che vuoi che sia essere sempre quella che tiene la mano altrui ma non avere nessuna a cui stringerla mentre le lacrime mi fanno affogare bloccandomi il respiro. Che vuoi che sia essere quella che per dimostrare il proprio affetto resta un'ora in più al lavoro per aiutare e poi le viene detto di "essere più flessibile" sull'orario di lavoro e va beh quest'anno ti diamo solo una settimana di ferie, il prossimo anno si vede. Vorrei essere cosi ottimista e pensare di esserci ancora tra un anno. Che vuoi che sia essere quella cercata per convenienza e mai quella desiderata, quella di cui non si può fare a meno.

In fondo hai 31 anni, se sei stanca adesso come sarai a 65 anni?

Perché io ci arrivo a 65 anni.. viva?

Non ne voglio parlare con nessuno, solo con te, che tra poco sono 11 anni che non ci sei e il dolore mi squarcia da dentro manco fossi andata via ieri.

Poi lo scrivo qui perché cosi mi passa la voglia di urlarlo a tutti. Tanto non sentirebbero comunque. Da vivi, spesso, non ci ascolta mai nessuno.

Forse anch'io non ti ho ascoltato bene. Ma lo faccio adesso, se mi prometti di non farmi spaventare io ti ascolto adesso.


 


lunedì 29 giugno 2020

Post n. 1

Come sempre mi ero attribuita colpe e responsabilità non mie.
Sono sempre quella che si condanna più degli altri, che si prende la responsabilità di cose e situazioni che vanno oltre la mia portata.
Mi sono rotta veramente il cazzo di chiedere scusa anche per i comportamenti di merda che gli altri hanno nei miei confronti. 
Quindi scusa un cazzo, amica.
Mi hai abbandonata nel momento in cui ero io ad avere bisogno. 
Ti sei dimenticata la sera in cui siamo rimaste in macchina, sotto casa mia? Dovevamo uscire, eravamo ben vestite e truccate ma alla fine tu piangevi a dirotto, io provavo a starti vicino. 
E le sere in cui piangevi per lui ed io a dirti che era lui che ci perdeva, ma dove cazzo la trovava una come te, hai dimenticato anche quelle?
Perché mentre io gridavo, seppur senza fare rumore, che pensavo al suicidio, non sei venuta a prendermi, non mi hai fatto sedere accanto a te, nella tua macchina, a dirmi che valgo almeno un pò, almeno per te, invece di fare finta di niente?
Perché non mi hai scritto, non hai reagito, la sera del mio messaggio?
Avrei preferito che mi mandassi a fanculo anziché farmi morire da sola.
Perché devo giustificare te o quell'altra che non voleva neanche dirmi dove cazzo si era trasferita, però, ehi, voleva riprendere l'amicizia con me però lasciando tutto molto vago, non rispondendo neanche alla domanda: dove cazzo vivi adesso.

Non voglio fare più lo stesso errore.
Voglio morire senza più dire di avere un amico, morire di vecchiaia o di cancro o suicida non mi interessa io non voglio più riporre la mia fiducia su nessuno.
Quindi non parlerò più di me. 
Non parlerò del pianto che mi faccio almeno 4 volte a settimana, degli occhi sempre arrossati, della stanchezza, della sfiducia, della voglia di urlare, di farla finita, di scappare, di sbagliare. 

Mari c'è ma sta in Lussemburgo. 
Non riesce a decifrare i mie sbalzi di umore, non la voglio coinvolgere o mi abbandona anche lei.
Ade c'è ma sta male.
Penso a lei e sto male anch'io. 
Come faccio a dire che sto una merda se lei sta passando qualcosa che è peggio della merda?

Perché dovrei nascondermi? Nascondere la mia rabbia, la mia delusione, la mia sfiducia verso gli altri?


Questo è solo il post numero uno.
Il mio odio ve lo meritate tutti. 

mercoledì 10 giugno 2020

Book: Vox

Improvvisamente una parte del mondo cambia.
Fa un vertiginoso passo indietro e si trova quasi nel medioevo, un medioevo tecnologico, all'avanguardia, ricco di opportunità se sei un uomo.
Se sei una donna le cose si complicano, il modo di dire: non hai voce in capitolo calza bene in questo contesto. Via i libri, via i computer, via l'istruzione, via il lavoro e via anche le parole. Solo 100 al giorno.
Contate da un braccialetto metallico, tecnologico s'intende, un contattore per femminucce. 
100 parole.
Cosa succede alla 101esima parola? Una scossa elettrica viene rilasciata. La sua intensità aumenta ad ogni parola pronunciata oltre fino a bruciare la pelle, fino ad uccidere. 



Una fetta grossa degli Stati Uniti si risveglia cosi, sotto la guida di un presidente debole consigliato da un fratello stratega e da un reverendo, uno di quelli che invocavano il ritorno ai vecchi valori, alle origini, quando a suo dire si stava meglio. La piccola setta del paesello vattelo a pescà diventa religione di stato, diventa legge di stato, legge marziale.

La storia è quella di Jean, di suo marito Patrick e dei loro quattro figli: Steven, i gemellini Sam e Leo, e la piccola Sonia. Anche Sonia ha un braccialetto. Sonia ha solo cinque anni.
L' imposizione di un nuovo modo di concepire la vita avviene gradualmente, nelle scuole, nella revoca dei posti di lavori per le donne, nell'informazione. 
Poi un giorno arrivano i braccialetti ed è finita. 

L'inizio del libro è davvero angosciante. 
Poi un pò si perde.
La trama prosegue con l'incarico da parte del governo per Jean di prendere parte a team di neurolinguisti e scienziati per portare avanti una materia già oggetto di studio della dottoressa McClellan: l'afasia di Wernicke, quella parte del cervello dove risiedono le capacità linguistiche.
Lo scopo dichiarato è quello di curare il fratello del presidente. Ma è chiaramente una copertura. 
Jean ritrova il suo team, e il suo Lorenzo, ed insieme scoprono cosa si cela dietro.
Da qui la storia diventa leggermente banale.
Il modo in cui si arriva a far cadere il Movimento per la Purezza era già chiaro a metà libro.
Il finale quasi scontato.

Nonostante questo è un libro che vale la pena di leggere. 
E' molto scorrevole e ci permette di fare anche qualche riflessione\paragone.
La condizione della donna, il femminismo sono i temi principali. La visione dispotica creata dall'autrice, Christina Dalcher, rende perfettamente l'idea di cosa significhi essere donna in contesti di assoluto maschilismo e patriarcato. Dimentichiamo molto spesso che sebbene noi donne occidentali godiamo di una certa libertà (che non vuole dire affatto avere le stesse opportunità degli uomini!) esistono parti del mondo dove essere donna significa avere un braccialetto immaginario al polso.
A questi temi si accostano quello più ampio della libertà di parola, di far sentire la propria voce ma soprattutto di protestare.
Questo compito, nel romanzo, è lasciato a un'amica del college della protagonista, Jackie; femminista, attiva politicamente, condanna spesso la pigrizia e la noncuranza di Jean. 

Mi è venuto in mente che io non sono mai andata a nessun consiglio degli studenti. Confesso di essere stata molto Jean e poco Jackie.

Nel romanzo si parla anche di un movimento di ribelli.
Per quanto si tratti di un romanzo dispotico io ho rivisto molto del passato, del nazismo, del fascismo e dei partigiani.  Forse è un paragone un pò forzato ma le linee di fondo sono le stesse: un  movimento totalitario che si impone lentamente, quasi con il "buono" per poi ostracizzare parte della comunità. In Vox ai lavori forzati sono costretti anche tutti i diversi: estremisti, omosessuali, eretici.
E poi c'è un movimento di ribelli, che comunica e si dichiara sbattendo tre volte le palpebre.

L'autrice ha dichiarato che le piacerebbe scrivere un seguito di Vox, considerando il finale un pò aperto.
Personalmente non penso che sia necessario. Non sento l'esigenza di sapere come sia proseguita la vita di Jean, nonostante il finale possa sempre aperto in realtà si chiude abbastanza bene. 
Il messaggio di fondo è trattato abbastanza bene. Attendo, invece, con più attesa il nuovo romanzo che la Dalcher sta preparando.. una nuova realtà dispotica legata all' eugenetica, una selezione basata sull'intelligenza. 
E vediamo che mondo ne viene fuori.


domenica 7 giugno 2020

Ci nascondiamo bene dietro un dito.

<<Sono abituata a vivere con la mia armatura e la mia maschera, la gente che non sa di questo mio lato fragile non lo direbbe mai, davvero, non immaginerebbe, nemmeno tanto amici, non sono loro che non hanno saputo vedere, sono io che non ho saputo mostrare, è molto diverso>>.
Il coraggio della felicità. Il suicidio nelle voci dei sopravvissuti.

Rispecchia molto la mia sofferenza.
Non sono gli altri che non hanno saputo vedere, sono io che ho costruito un muro altro 10 metri.
Sto così male, penso di essere così da una vita, che rendermi conto di essere ascoltata mi ha causato uno shock enorme. 
Avrei voluto abbracciare quella persona, stringerla a me e gridarle piangendo Grazie.
E' stata una sensazione bellissima.

Ho letto questo libro di email di persone che sono sopravvissute al suicidio e in maggioranza di persone che hanno perso qualcuno per suicidio. E' un libro che comunque non consiglio perché scritto male e molto lontano da quello che cercavo. Quindi la mia ricerca continua.
Nonostante tutto mi ha fatto male leggerlo.
Mi ha spaventato anche molto. Leggere delle reazioni, del dolore di chi è rimasto, mi ha fatto pensare alla mia famiglia e mi sono sentita in colpa.

Non è facile stare dietro i miei pensieri. Spesso ho difficoltà a metterli in ordine, tutto sembra collegato a tutto, niente può essere isolato ed affrontato che subito il resto mi schiaccia e mi assale da ogni parte.
Per questo vivo una fase di scoglionamento totale. Mi blocco a fissare un punto e resto cosi per almeno un paio di minuti. 
A volte invece sono più sicura di me. Ma chissà perché poi mi si ritorce contro. 

Non ho un finale da scrivere. 
La mia mente esaurisce presto le idee.
Forse anche perché un finale non c'è.