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lunedì 29 giugno 2020

Post n. 1

Come sempre mi ero attribuita colpe e responsabilità non mie.
Sono sempre quella che si condanna più degli altri, che si prende la responsabilità di cose e situazioni che vanno oltre la mia portata.
Mi sono rotta veramente il cazzo di chiedere scusa anche per i comportamenti di merda che gli altri hanno nei miei confronti. 
Quindi scusa un cazzo, amica.
Mi hai abbandonata nel momento in cui ero io ad avere bisogno. 
Ti sei dimenticata la sera in cui siamo rimaste in macchina, sotto casa mia? Dovevamo uscire, eravamo ben vestite e truccate ma alla fine tu piangevi a dirotto, io provavo a starti vicino. 
E le sere in cui piangevi per lui ed io a dirti che era lui che ci perdeva, ma dove cazzo la trovava una come te, hai dimenticato anche quelle?
Perché mentre io gridavo, seppur senza fare rumore, che pensavo al suicidio, non sei venuta a prendermi, non mi hai fatto sedere accanto a te, nella tua macchina, a dirmi che valgo almeno un pò, almeno per te, invece di fare finta di niente?
Perché non mi hai scritto, non hai reagito, la sera del mio messaggio?
Avrei preferito che mi mandassi a fanculo anziché farmi morire da sola.
Perché devo giustificare te o quell'altra che non voleva neanche dirmi dove cazzo si era trasferita, però, ehi, voleva riprendere l'amicizia con me però lasciando tutto molto vago, non rispondendo neanche alla domanda: dove cazzo vivi adesso.

Non voglio fare più lo stesso errore.
Voglio morire senza più dire di avere un amico, morire di vecchiaia o di cancro o suicida non mi interessa io non voglio più riporre la mia fiducia su nessuno.
Quindi non parlerò più di me. 
Non parlerò del pianto che mi faccio almeno 4 volte a settimana, degli occhi sempre arrossati, della stanchezza, della sfiducia, della voglia di urlare, di farla finita, di scappare, di sbagliare. 

Mari c'è ma sta in Lussemburgo. 
Non riesce a decifrare i mie sbalzi di umore, non la voglio coinvolgere o mi abbandona anche lei.
Ade c'è ma sta male.
Penso a lei e sto male anch'io. 
Come faccio a dire che sto una merda se lei sta passando qualcosa che è peggio della merda?

Perché dovrei nascondermi? Nascondere la mia rabbia, la mia delusione, la mia sfiducia verso gli altri?


Questo è solo il post numero uno.
Il mio odio ve lo meritate tutti. 

mercoledì 10 giugno 2020

Book: Vox

Improvvisamente una parte del mondo cambia.
Fa un vertiginoso passo indietro e si trova quasi nel medioevo, un medioevo tecnologico, all'avanguardia, ricco di opportunità se sei un uomo.
Se sei una donna le cose si complicano, il modo di dire: non hai voce in capitolo calza bene in questo contesto. Via i libri, via i computer, via l'istruzione, via il lavoro e via anche le parole. Solo 100 al giorno.
Contate da un braccialetto metallico, tecnologico s'intende, un contattore per femminucce. 
100 parole.
Cosa succede alla 101esima parola? Una scossa elettrica viene rilasciata. La sua intensità aumenta ad ogni parola pronunciata oltre fino a bruciare la pelle, fino ad uccidere. 



Una fetta grossa degli Stati Uniti si risveglia cosi, sotto la guida di un presidente debole consigliato da un fratello stratega e da un reverendo, uno di quelli che invocavano il ritorno ai vecchi valori, alle origini, quando a suo dire si stava meglio. La piccola setta del paesello vattelo a pescà diventa religione di stato, diventa legge di stato, legge marziale.

La storia è quella di Jean, di suo marito Patrick e dei loro quattro figli: Steven, i gemellini Sam e Leo, e la piccola Sonia. Anche Sonia ha un braccialetto. Sonia ha solo cinque anni.
L' imposizione di un nuovo modo di concepire la vita avviene gradualmente, nelle scuole, nella revoca dei posti di lavori per le donne, nell'informazione. 
Poi un giorno arrivano i braccialetti ed è finita. 

L'inizio del libro è davvero angosciante. 
Poi un pò si perde.
La trama prosegue con l'incarico da parte del governo per Jean di prendere parte a team di neurolinguisti e scienziati per portare avanti una materia già oggetto di studio della dottoressa McClellan: l'afasia di Wernicke, quella parte del cervello dove risiedono le capacità linguistiche.
Lo scopo dichiarato è quello di curare il fratello del presidente. Ma è chiaramente una copertura. 
Jean ritrova il suo team, e il suo Lorenzo, ed insieme scoprono cosa si cela dietro.
Da qui la storia diventa leggermente banale.
Il modo in cui si arriva a far cadere il Movimento per la Purezza era già chiaro a metà libro.
Il finale quasi scontato.

Nonostante questo è un libro che vale la pena di leggere. 
E' molto scorrevole e ci permette di fare anche qualche riflessione\paragone.
La condizione della donna, il femminismo sono i temi principali. La visione dispotica creata dall'autrice, Christina Dalcher, rende perfettamente l'idea di cosa significhi essere donna in contesti di assoluto maschilismo e patriarcato. Dimentichiamo molto spesso che sebbene noi donne occidentali godiamo di una certa libertà (che non vuole dire affatto avere le stesse opportunità degli uomini!) esistono parti del mondo dove essere donna significa avere un braccialetto immaginario al polso.
A questi temi si accostano quello più ampio della libertà di parola, di far sentire la propria voce ma soprattutto di protestare.
Questo compito, nel romanzo, è lasciato a un'amica del college della protagonista, Jackie; femminista, attiva politicamente, condanna spesso la pigrizia e la noncuranza di Jean. 

Mi è venuto in mente che io non sono mai andata a nessun consiglio degli studenti. Confesso di essere stata molto Jean e poco Jackie.

Nel romanzo si parla anche di un movimento di ribelli.
Per quanto si tratti di un romanzo dispotico io ho rivisto molto del passato, del nazismo, del fascismo e dei partigiani.  Forse è un paragone un pò forzato ma le linee di fondo sono le stesse: un  movimento totalitario che si impone lentamente, quasi con il "buono" per poi ostracizzare parte della comunità. In Vox ai lavori forzati sono costretti anche tutti i diversi: estremisti, omosessuali, eretici.
E poi c'è un movimento di ribelli, che comunica e si dichiara sbattendo tre volte le palpebre.

L'autrice ha dichiarato che le piacerebbe scrivere un seguito di Vox, considerando il finale un pò aperto.
Personalmente non penso che sia necessario. Non sento l'esigenza di sapere come sia proseguita la vita di Jean, nonostante il finale possa sempre aperto in realtà si chiude abbastanza bene. 
Il messaggio di fondo è trattato abbastanza bene. Attendo, invece, con più attesa il nuovo romanzo che la Dalcher sta preparando.. una nuova realtà dispotica legata all' eugenetica, una selezione basata sull'intelligenza. 
E vediamo che mondo ne viene fuori.


domenica 7 giugno 2020

Ci nascondiamo bene dietro un dito.

<<Sono abituata a vivere con la mia armatura e la mia maschera, la gente che non sa di questo mio lato fragile non lo direbbe mai, davvero, non immaginerebbe, nemmeno tanto amici, non sono loro che non hanno saputo vedere, sono io che non ho saputo mostrare, è molto diverso>>.
Il coraggio della felicità. Il suicidio nelle voci dei sopravvissuti.

Rispecchia molto la mia sofferenza.
Non sono gli altri che non hanno saputo vedere, sono io che ho costruito un muro altro 10 metri.
Sto così male, penso di essere così da una vita, che rendermi conto di essere ascoltata mi ha causato uno shock enorme. 
Avrei voluto abbracciare quella persona, stringerla a me e gridarle piangendo Grazie.
E' stata una sensazione bellissima.

Ho letto questo libro di email di persone che sono sopravvissute al suicidio e in maggioranza di persone che hanno perso qualcuno per suicidio. E' un libro che comunque non consiglio perché scritto male e molto lontano da quello che cercavo. Quindi la mia ricerca continua.
Nonostante tutto mi ha fatto male leggerlo.
Mi ha spaventato anche molto. Leggere delle reazioni, del dolore di chi è rimasto, mi ha fatto pensare alla mia famiglia e mi sono sentita in colpa.

Non è facile stare dietro i miei pensieri. Spesso ho difficoltà a metterli in ordine, tutto sembra collegato a tutto, niente può essere isolato ed affrontato che subito il resto mi schiaccia e mi assale da ogni parte.
Per questo vivo una fase di scoglionamento totale. Mi blocco a fissare un punto e resto cosi per almeno un paio di minuti. 
A volte invece sono più sicura di me. Ma chissà perché poi mi si ritorce contro. 

Non ho un finale da scrivere. 
La mia mente esaurisce presto le idee.
Forse anche perché un finale non c'è.


sabato 16 maggio 2020

Quando inviti qualcuno a conoscerti da dentro.

<<Avevamo studiato per l'aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi trovo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo>>
Eugenio Montale

Ho cambiato piccolissime abitudini nella mia vita.
Ho cominciato, per esempio, a leggere la mattina. 
Una volta quel tempo era impiegato a stare con i colleghi seduti sul gradino della Chiesa Evangelica di fronte al lavoro in attesa che si facessero le 8.45 per entrare al lavoro. 
Continuo a lavorare molto di più delle mie 8 ore ma la mattina ho deciso di entrare solo 10 minuti prima, di prendermi il tempo per leggere visto che la sera sono sempre troppo stanca per andare oltre le 10 pagine successive. 
Ho notato che la mente si è come risvegliata dal coma in cui era sprofondata e mi sento meglio.
Ho ripreso a vedere i video di Ilenia, ho cominciato ad appuntare i libri che voglio leggere.
Ho fatto il mio primo ordine sul libraccio e mi sono ricordata di Milano.
Vivo un pò di nostalgia, forse lo facciamo un pò tutti in questo periodo. 

Ho cominciato a pensare di volere chiudere il mio attuale profilo Twitter per crearne uno totalmente nuovo. Non so perché questa folle idea, di cui non frega niente a nessuno.
In realtà nasce da un semi discorso di ieri con il mio resp. sui social e sul mondo della condivisione, di quanto alle volte ci sentiamo vincolati dal modo in cui ci vedono e ci hanno sempre visto gli altri. Quindi, per esempio, io sono sempre stata quella calma, equilibrata, razionale pertanto non è neanche considerata  l'idea che io possa essere una cazzona o una porca o una con pensieri suicidi. E' chiaro che nessuno può veramente conoscere bene tutti gli altri, vedi che casino altrimenti, ma spesso si finisce per escludere a priori altre possibilità, altre personalità.  
E' quello che succede, un pò in maniera spicciola, con le battute sul sesso per noi ragazze.
Nell'azienda dove lavoro c'era questo ragazzo, un bravo ragazzo tutto sommato ma uno di quelli un pò spacconi che si credono Rocco Siffredi. Mi stava un pò sul cazzo in altre parole. Si prendeva quella confidenza che io avevo riservato ad alcuni e la cosa mi dava veramente fastidio. Ma come fai a spiegare a uno così che se dico a un collega andiamoci a chiudere in veranda non ho la minima intenzione di dirlo anche a lui nonostante sia solo una battuta? Per fortuna è andato via ed io mi sono sentita più tranquilla. 
Questo succede un pò nella vita di tutti i giorni anche su altri fronti.
Se io qui scrivo una citazione che sento mi rispecchi chi commenta lo fa su quest'onda. La stessa cosa non succede nel mondo per esempio di Facebook (un pò lo specchio della vita quotidiana, no? Parenti, colleghi, conoscenti...) Cosi quella citazione sulla rabbia diventa il pretesto per scrivere qualcosa come Nervosetta di prima mattina? Insomma.. palle a terra.
Puoi portare le persone di questo mondo, del mondo che ti sei un pò costruita a tua immagine e somiglianza, fuori, nella vita frenetica di ogni giorno ma non è affatto facile fare il contrario. 
Per questo nessuno viene qui. Tranne la mia amica o ex amica o quello che è. 
Lei è sempre stata intelligente. Non ha mai commentato con cose stupide e anche il suo modo di chiedere, con un messaggio, è sempre stato fatto in maniera delicata.
Quindi, adesso,  mi chiedo se un giorno mi verrà di dirlo a qualcuno .. che cosa vuol dire? Che la vedrei bene qui in mezzo? 
Lo chiedo così... per un' amica... 🙄

sabato 11 aprile 2020

Il mondo era già cambiato prima del coronavirus.

La lista delle parole e delle frasi di cui sto sviluppando un odio profondo:

- coronavirus
- resto a casa
- quarantena
- mascherina
- nuovi contagi
- il numero dei morti
- Salvini
- Meloni
- isolamento
- ci salutiamo da lontano

Il mondo è cambiato.
Le persone non si salutano più quando si incontrano, penso che a volte facciano proprio finta di non vedersi, occhi tristi nascosti da mascherine togli fiato. 
Il mondo cambia e cambia anche viverci in mezzo.

Sto attenta a non perdere la sanità mentale che faticosamente stavo riconquistando. 
Adesso c'è ancora più tempo per pensare. E pensare mi fa male. Malissimo. 
Mi fa scavare nel profondo, mi fa andare oltre. 
Mi fa capire che cercavo di soffocarla la mancanza. Non è vero che non mi importa. E' diventato un chiodo quasi fisso. Un' amicizia che svanisce e su cui contavo tantissimo ti lacera da dentro. Ti cambia.
Il mondo poteva pure cambiare ma non pensavo potesse cambiare anche questo che, in realtà, è anche cambiato prima.
E' cambiato perché ho smesso di leggere, di guardare Ilenia parlare di libri, di andare agli aperitivi.
Mi sono accorta che non rispondi alle conversazioni in cui sono io a prendere l'argomento.
Quello che forse non si vede e che io ci resto male, ogni volta.
Lo so che è stupido da parte mia ma non so come gestire la cosa. Vorrei solo aver avuto io il coraggio di dire usciamo, parliamo, aiutami. 
Ma chiedere aiuto non è mai stato il mio forte, non lo sarà mai.
Non è facile avere a che fare con persone del genere, immagino sia difficile per gli altri non sapere affrontare il silenzio dell'altro. 
La verità è che spesso non abbiamo bisogno di discorsi di incoraggiamento.
A me, per esempio, basterebbe avere qualcuno che mi prenda per mano. In silenzio. Le guerre che combatto sono guerre da solista, nessuno può fare il lavoro sporco al posto mio ma non sentirsi soli, beh, penso ricucia l'anima.

Scusa amica se non sono stata sincera con te.
Una volta venivi qui a leggere. Chissà se lo fai ancora.
Io sono Craish perché cosi ha detto tu.

Il mondo cambia. 
Speriamo di ritrovarci in mezzo. 

lunedì 30 marzo 2020

Vasco cantava: voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l'ha.

Prima scrivevo ovunque.
Me ne sono accorta dalla montagna di diari, agende, quadernini che ho accumulato nel tempo.
Ho smesso di farlo un pò qui e un pò lì pensando che ci sarebbe stato tempo per tornare. 
Ho posticipato una cosa che mi faceva stare bene, che mi aiutava. 
Non so perché l'ho fatto, spesso per pigrizia camuffata da mancanza di tempo, a volte perché ero stanca anche solo per mettere in ordine i pensieri. 
Poi arriva il coronavirus e improvvisamente le scuse svaniscono.
Continuo a lavorare ma un paio di volte a settimana ho i pomeriggi liberi, il weekend sto sempre a casa, sono bloccata con la lettura (colpa di un libro orribile che un pomeriggio dell'estate scorsa mi è venuto in mente di comprare), non riesco più a vedere da nessuna parte le mie serie tv in programmazione su CW e quindi mi sto ritrovando un sacco di tempo libero ma proprio libero che stavo finendo per passare ascoltando musica deprimente.
Non so dove voglio arrivare con questo post quindi penso che lo interrompo qui, così. 
Non un senso logico, non un finale, non una trama.
Sono tornata, vi ho dato una sberla e sono scomparsa di nuovo.
Un non senso appunto.
Che poi, ultimamente, cosa ha un senso?

lunedì 16 dicembre 2019

Regalo di Natale.

Ti dirò Grazie in maniera un pò generica, augurandoti Buon Natale, abbracciandoti forte e baciandoti sulla guancia. Ci vediamo venerdì, diremo, allontanandoci l'una dall'altro perché qui dentro sono tutti dei gran pettegoli. 
In realtà qui vorrei spiegarti perché.
Ti dirò Grazie perché mi hai salvata. Da me stessa. Dalle lacrime che mi stavano soffocando, dai pensieri distruttivi che mi stavo annientando la mente.
Ti dirò Grazie e vorrei dirtelo mentre piango disperata, mentre ti spiego il mio dolore, la mia paura. Vorrei dirtelo tenendoti le mani perché so che non riuscirei a guardati negli occhi. Mi vergogno. Strano eh? Vergognarsi di piangere, di confessarsi e non vergognassi d'altro, come se l'altro non avesse cosi importanza mentre questo sì.
Ti dirò Grazie perché ti accorgi di ogni mio malumore, di ogni mio malessere, forse prima ancora che me ne accorga io. 
Inizialmente ero diffidente, sai? Pensavo che era solo un atteggiamento di circostanza. Forse volevano farmelo credere, gli altri e la mia paura di essere colpita alle spalle. Poi alle spalle sono stata colpita ma non da te, tu anzi hai tolto i pugnali e d'allora mi hai guardato le spalle, sempre, come fanno gli amici.  
Forse davvero in un'altra vita eravamo migliori amici. 
Ti dirò Grazie per ogni volta che mi hai tirato su il morale, che mi hai detto la verità lì dove gli altri hanno solo raccontato bugie. 
Non c'è regalo che possa ricompensare questo.
Vorrei dirtelo ma non lo farò. Non posso permettermi il lusso che altri sappiano. Non ho più la forza di spiegare il perché. Perdonami per questo. Ma preferisco tenerlo in fondo al cuore.
Buon Natale.
Con affetto
Cri.


NB: non commentate. 
non è per voi.