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giovedì 24 ottobre 2019

Di quando il subconscio decide di farti vomitare verità nascoste.

Mi chiedo se le cose siano veramente cambiate o stiano cambiando: in linea di massima mi sembra di sì anche se qualche ricaduta c'è sempre. 
Sono cambiate diverse cose dall'ultima volta che ho finto di essere una blogger; alcune delle quali per nulla belle, altre decisamente migliori.
Ho capito che realmente non possiamo prevedere quando il cataclisma si abbatterà ancora una volta su di noi, forse per questo dovremmo prendere tutto un pò più alla leggera. Io ho delle grosse, immense difficoltà a farlo, ci provo, eh, ci sto lavorando ma non è facile. Occorre aggrapparsi a qualcosa che ti faccia stare bene, ti faccia sorride per strada, ti renda allegra dentro, ti generi autostima, ti renda regina piuttosto che pedina. 
Essere regina mi ha reso più sicura di me in un modo che non credevo possibile, il ché non significa che io sia pronta a conquistare il mondo, più che altro adesso so non rischio di essere quella che viene sacrificata nella prima mossa. Potrei essere molto di più se rompessi le mura che mi circondano, se mi lasciassi un pò scivolare le preoccupazioni quotidiane, se mi concentrassi di più su quello che posso fare anziché rimuginare sugli stessi pensieri tristi.

Oggi però ho avuto la ricaduta. Ho pianto di nuovo sotto la doccia, ho rimuginato,  ho provato la solita fitta al petto, mi sono guardata i polsi e ho pianto di nuovo in silenzio. Ho pensato alla grossa verità che mi è venuta fuori parlando (urlando...) al telefono con mia sorella: le persone a cui voglio più bene non mi ascoltano. Non voglio farne una colpa a nessuno ma il fatto che io sia sempre forte non vuole dire che voglio esserlo sempre. Anch' io ho diritto di sprofondare e piangere ed essere consolata.
E' stato un dolore immenso tirarlo fuori, non ci avevo mai pensato in realtà, è una cosa che mi è salita dallo stomaco, ha attraversato la gola ed è uscita dalla mia bocca con una forza e una violenza che mi ha parecchio spaventata. 
Il mio subconscio ha deciso che era ora di fare un passo in avanti nella mia auto psicoanalisi, m'avesse anche dato poi la forza di accettarlo sarebbe stato fantastico ma a quanto pare per questo devo faticare. 
Quindi attualmente non riesco ad accettarlo, non posso accettarlo e non credo che riuscirò mai. 
E' qualcosa di troppo lontano dal mio modo di essere per poter anche solo lasciarmelo scivolare addosso. Questo non cambia il mio affetto per queste persone, forse mi lega ancora di più a loro. Quando si dice odi et amo.

Ho deciso però che questa ricaduta si limita ad oggi. Domani, no. Domani voglio riprendere quella promessa fatta a me stessa, voglio godermi di più la vita anche a costo di lottare tra la merda che mi circonda da tempo.
Forse sto sbagliando il "modo" di farlo ma onestamente, per la prima volta nella mia volta, voglio agire di stomaco e no di testa, per la prima volta voglio davvero fare il cazzo che voglio, alle conseguenze ci pensino gli altri una tanto.


martedì 10 settembre 2019

Scende la pioggia ma che fa.

Oggi è un giorno come un altro.
Un anonimo martedì di settembre impregnato di pioggia.
Si dia il caso sia anche il mio secondo giorno di ferie che, chiaramente, non ho passato al mare. Non sarei andata neanche con il bel tempo, due giorni di mare consecutivi mi hanno ridato più colore di quello che immaginavo, tuttavia avrei gradito non portarmi l'ombrello appresso. 
Le previsioni non promettono nulla di buono, come d'altronde non prometto nulla di buono io.
Nonostante la pioggia comunque mi sono armata di coraggio e mi sono andata a fare un giro, volevo andare dal mio amico Portinaio che ha sempre un sacco di libri buoni a 3 euro ma aveva allestito tutto per la scolastica. Cazzo. Me lo scorso sempre che da settembre fino ai primi di novembre toglie tutto. 
Pazienza, e mo che faccio?
Delusione e tristezza a mille. Per dei libri, direte voi? Non è per i libri. E' per lo scopo. Avevo uno scopo oggi pomeriggio ed era quello di comprare 3 libri a 3 euro ciascuno, perderci tutto il pomeriggio li dentro e invece non avevo più uno scopo, un cazzo da fare, niente, il vuoto cosmico e piove pure, porca troia.
Cosi ho attraversato la strada e sono andata al Giardino Inglese.. ho cercato una panchina al riparo della pioggia e ho passato una quindicina di minuti a guardare il cellulare. Non avevo più voglia di andare al centro (che era lo scopo che mi ero data lunedi pomeriggio perchè volevo spendere più soldi). Poi mio padre mi chiamata per chiedermi cosa dobbiamo fare per cena, che nessuno mi ha detto niente, che se non ci penso io, per me esco due spinacine dal freezer, ok papà tu pensa a te che io vedo per il resto, fine della telefonata, senso di morte nel cuore.
Stavo tornando a casa e invece ho deciso di fare retro front e mi sono addentrata nel giardino per uscire in via Libertà, direzione centro.
In un articolo da qualche parte su internet (forse era il frontespizio di qualche libro sull'argomento) ho letto che chi tenta il suicidio lo fa non perché disprezza la vita come si sarebbe portati a pensare ma è l'eccessivo amore nei suoi confronti e la presa di coscienza che la propria la si sta buttando in mezzo alle ortiche che spinge l'aspirante suicida a mettere in atto i suoi pensieri oscuri.
In effetti posso confermare.
Mi sono chiesta se veramente posso dirmi affetta da pensieri suicidi o se sia solo un altro modo di farmi "vittima".. ma non credo. Mi faccio vittima quando mi lamento del lavoro e del fatto che gestisco sempre più cose, aiutando più colleghi ma senza ricevere l'aiuto che vorrei (anzi vengo pure definita sprigiusa), oppure quando dico che a casa contano troppo su di me e a mio tempo io non fui incoraggiata abbastanza a prendere il largo (adesso è mia sorella ad avere fatto un biglietto di sola andata) ma non posso ridurre a vittimismo il fatto che alla minima cosa vado in pallone con sta storia del suicidio.
Io non mi limito a pensare ah, voglio morire, mi ammazzo, basta sofferenza (in realtà non penso proprio cosi comunque..) io vado oltre. Io penso ai particolari. A cose che un aspirante suicida non penserebbe in effetti. Si può pensare al modo di morire, questo mi pare ovvio. Il funerale, anche. Ma non credo ci si soffermi molto su altro. . 
Ma siccome fasciarmi la testa prima di romperla è sempre stato il mio difetto preferito, così, passando da un pensiero all'altro, ho immaginato la scena di persone disperate, amici increduli, colleghi sbigottiti, zii incapaci di darsi una spiegazione e poi quella piccola cerchia di persone che sa che non sto molto bene, che vede i miei sbalzi di umore ma che in fondo non sa dove sono arrivata realmente.. ecco questa cerchia se ne farebbe una colpa. E sbam.. mi sono fatta venire il nervoso: io non voglio nessuno che si senta responsabile del mio gesto togliendo a me la volontà della mia azione. Cioè.. fino alla fine cornuta e bastonata. Io mi ammazzo (faccio caso), decido di testa mia per i motivi più strampalati che voglio smettere di respirare sulla terra e loro che fanno? Si dicono responsabili. Come se io non fossi stata in grado di scegliere per me. Come se la mia morte fosse conseguenza di una loro pecca, di una loro superficialità, come se io non avessi avuto voce in capitolo. E' una cosa che mi ha fatto dire: con il cazzo che lo faccio! Vi rendete conto? Uno decide di fare una cosa dopo mesi e mesi di riflessioni, di digiuno, di vomito, di dolore, decide insomma di fare questa cosa perché la reputa la scelta da mettere in atto (giusta o sbagliata che sia) ed arrivano loro e si attribuiscono la colpa di tutto. L'ennesimo tentativo di prendere posto nel mondo buttato nel cesso.
Non so se mi sono spiegata. Non so se sono riuscita a rendere anche lontanamente il senso di rabbia che questo pensiero mi suscita. E spero che tra le note si sia letto il mio tentativo di rendere più sopportabile un discorso abbastanza serio.

Ho deciso cosi di comprare un diario. 
L'ho comprato al Disney's Store in sconto, a sei euro. C'è disegnato con le paillette colorate il simbolo di Capitan Marvel che se le sposti cambiano colore.
Voglio scrivere di questa cosa nel modo più liberatorio e sincero possibile.
Voglio scrivere anche delle lettere. 
Non lo so cosa mi abbia preso oggi con questa storia dello scrivere, probabilmente domani passa.
Voglio anche documentarmi sull'argomento. 
Qualcuno ha detto una volta conosci il tuo nemico. Credo che sia un saggio consiglio.
Ho una lista di libri che voglio acquistare. Sono curiosa. 

Questo non vuol dire che ehi, gente sono guarita. No. Ho solo analizzato un punto della questione che non avevo prima considerato.
Non significa che è passata. Non passerà mai, credo. Però può cambiare. 
Può evolversi in qualcosa di diverso.
E che nessuno si allarmi per favore. Spero che tra le note si sia letta la comicità della situazione in cui l'ho vissuta. Perché ragazzi, è stato davvero cosi. Cioè, piangevo mentre camminavo ma scrollavo la testa come a dire No, non si può fare sta cosa, quindi forse per voi è niente ma io ci ho visto tutto.
Ho visto che continuerò a stare male e che ci penserò un sacco di altre volte ma adesso sono con i piedi sopra un gradino e non sono più a mollo dentro l'acqua come prima. Non ho idea di come sia spuntato questo gradino, però magari domani ne spunta un altro e dopo chi lo sa una scala.
Ma tanto vi tengo aggiornati, che ve lo dico a fare.

martedì 6 agosto 2019

Questa sera sono in vena di un post stupido.

Mi è passata la tristezza?
No.
L'angoscia?
No.
La paranoia?
No.
L'istinto suicida?
No.
E allora sto titolo?

Sto titolo per lamentarmi delle tette grosse.
Se avessi usato come titolo: questa sera voglio lamentarmi delle tette grosse, avrei attirato sicuramente più gente ma qui ciò che conta è la qualità e non la quantità

(Poi dopo avere visto tra le parole di ricerca di sempre le seguenti:
- pensavo solo al cazzo fin da piccola
- caro rompimi il culu che mi piace
- la scassa con il cazzo (what????)
ho capito che bisogna stare attenti con il testo figuriamoci se scrivo TETTE GROSSE nel titolo, sarebbe come mettere su questo spazio di tristezza e desolazione un grosso bersaglio con su scritto: colpisci qui stronzo! )

Dicevo.
Me ne voglio lamentare per alcuni ovvi motivi che sono:

- si spendono un sacco di soldi per comprare reggiseni buoni: ogni tanto acquisto anche io la roba da mercatino ma dura da Natale a Santo Stefano.

- difficile trovare reggiseni carini: sono tutti bianchi lisci senza stecche o con quel merlettino che sa proprio di vecchiume 

- non tutte le magliette o vestiti ci stano bene: però qui c'è anche un punto a favore, certe magliette o vestiti stanno molto meglio a noi tettone! 

- dormire o prendere il sole a pancia in giù è un' utopia: scordatevelo! A meno che non facciate dei buchi sul vostro letto

- non puoi neanche fare una piccola corsa che o ti metti la camicia di forza o te le tieni. E vorrei precisare che non è solo per "nasconderle" ma è anche per evitare di farsi male.. cioè se io lo faccio mi fracasso tetta e petto.

Ma la questione di cui mi preme davvero parlare questa sera è il sudore che si concentra sotto le tette.
Si, SUDORE  che oltre a dare fastidio fa anche male. 
Si trasforma in QUESTA CAZZO DI DERMATITE CHE HO CHE MI FA UN PRURITO CANE, MI GRATTO CONTINUAMENTE SEMBRA CHE HO LE PULCI.

Quindi, vanno bene le tette grandi, faccio parte anch'io di questo team e ne sono fiera, ma non fate sembrare la cosa come se non avesse conseguenze. C'è un fardello sulle spalle da portare... o in questo caso sul petto.
Sisi, belle le tette grosse ma d'inverno, grazie.


Ogni tanto mettiamocela pure la faccia 


domenica 21 luglio 2019

Non ricordo più in che direzione sto andando.

Volevo scrivere un post che parlasse delle mie paranoie e di quello che mi spappola il cervello in questo periodo, in maniera un pò generica, come se la cosa potesse riguarda anche voi o gli altri; magari una o due paranoie delle mie sono anche le vostre ma il modo in cui si legano le une alle altre crea un effetto unico, un' ansia gigante che stressa e attanaglia solo me quindi ho cercato di capire come si legassero questi miei stati d'animo, queste mie paure e a metà strada mi sono un pò persa.

Abbiamo cremato la salma di mamma settimana scorsa.
Dopo due spurghi andati male, abbiamo scoperto che se facevamo richiesta avremmo avuto la possibilità di ottenere il servizio in maniera gratuita e sebbene ci abbiano assicurato che era solo questione di settimane (eravamo a Gennaio) abbiamo ricevuto la chiamata solo giovedì scorso.
L'abbiamo portata a casa. Nel tragitto avevo l'urna (messa dentro una sacca) tra i piedi. Avevo paura che potesse rovesciarsi e la stringevo con le caviglie ma era bollente (e non per il caldo) e facevo una fatica immensa.
Quindi è questo che resta di una persona?
Un ammasso di polvere che brucia tra le gambe di una figlia troppo orgogliosa per ammettere anche solo a se stessa di stare soffrendo come un cane?
Prima che elenchiate tutte le cose belle che sono rimaste vi stoppo e vi dico che lo so  ma in quel momento è questo quello che pensavo.
Pensavo anche al fatto che nessuno delle mie amiche lo sapesse. Non ho più il coraggio di raccontare niente a nessuno, specialmente a loro. Come se mi vergognassi, come se non valesse la pena dire niente. sempre e solo cose brutte devi raccontare a quelle ragazze? Perchè devo essere cosi patetica?
Lo hanno saputo un paio di zie che volevo non sapessero niente ma avendo chiesto un permesso al lavoro e lavorando con una di loro e un mio cugino era inevitabile.
Gli abbiamo detto nuovamente addio a mare. Sebbene mio padre e mia sorella insistessero per farla restare a casa alla fine si sono resi conto che anche lei avrebbe voluto essere finalmente libera.
Ho sofferto molto. Ancora. Nonostante siano passati 10 anni.

Ho preso un paio di batoste, buttato giù bocconi amari, fatto buon viso a cattivo gioco.
Ho provato ad ascoltare un pò più l'istinto. A osare di più. A fare la stronza in alcuni casi.
Tanto a fare la cosa giusta non si guadagna granché.
Sono stata aggressiva a casa. Ho quasi risposto male ai colleghi al lavoro.
Ho pianto sotto la doccia, in silenzio, fino a smettere di respirare.
Ho avuto voglia di farla finita di nuovo. Ho guardato i polsi e poi mi sono infilata con la testa sotto l'acqua fredda.

E niente. C'era dell'altro, c'è dell'altro ma mi sono persa. A metà strada mi perdo sempre.





giovedì 23 maggio 2019

No ma ti tengo la mano.

Non so quante oggi ho immaginato questa scena nella mia testa.
Poi l'ho trovata in questa buffa immagine e mi sono messa a piangere


Penso che sarà una notte lunga questa.

domenica 12 maggio 2019

Tu sapresti la verità.

In giorni come questi mi cala addosso una tristezza che non so spiegare, prima non ci facevo caso perché soffrivo in giorni privi di una qualche ricorrenza, quasi come a ribadire a me stessa, agli altri, al mondo, che la mancanza si sente nella quotidianità e non solo nelle feste. Ultimamente invece si sta espandendo come una macchia d'olio, forse saranno gli anni che avanzano, forse la solitudine cronica che mi porto addosso, forse è così e basta.
La canzone dice che sto cadendo giù e questa volta ho paura che non ci sia nessuno a salvarmi, in realtà mi sono sempre salvata da sola e adesso mi viene difficile farlo, ho perso di vista il motivo principale, il valore di un tempo. 
Basterebbe una mano stretta a quella mia, dita attorcigliante a quelle mie e penso che è successo, anche se solo per poco. La stanza è diventata di colpo silenziosa, vuota, solo confessioni segrete, mute, un flusso di paure, di pensieri e stadi d'animo, tutti che si accalcano ad uscire e rimangono bloccati al portone principale. Poi l'orologio riprendere a ticchettare, non mi ero neanche accorta che si era fermato il tempo. 
Ci ripenso e mi chiedo se è solo stato tutto nella mia testa o se è questo il suo vero significato.
Se fossi qui lo chiederei a te, mamma, tu sapresti la verità. 


<<Sto cadendo giù e questa volta ho paura che non ci sia
nessuno a salvarmi
questo tutto o niente è veramente riuscito a farmi
impazzire
ho bisogno di qualcuno da guarire
qualcuno da conoscere
qualcuno da avere
qualcuno da stringere
è facile a dirsi
ma non è mai lo stesso
immagino che mi piacesse il modo in cui tu lenissi
tutto il dolore >>


domenica 28 aprile 2019

Come dovrebbe cominciare un post dopo un'assenza di 3 mesi?

Sto cercando di ricordare cosa sia successo ( o non successo) in questi 3 mesi di silenzio tombale.
L'unica cosa che mi viene in mente è questo dialogo tra Karen e Foggy in cui Foggy chiede a Karen per quale motivo non ha mai parlato con lui della morte Wesley e lei decisa risponde: A che serve? (Daredevil, 3 stagione)
Mi ha molto colpito forse perché è quello che sta diventando il mio mantra di vita. Catalogo le cose da fare e non fare, da dire o da non dire in base a questa unica domanda: A che serve?
Sulla scia di ciò mi impongo determinati confini che spesso supero e alla fine mi arrabbio con me stessa per non averli rispettati. Mi rendo conto di essere più razionale di quello che  è giusto che sia, ma continuo a impormi di esserlo di più perché solo in questo modo resterò al sicuro dalle fregature del mondo.
(Risata malefica di sottofondo della vita mentre progetta nuove fregature per me...)
A tal proposito vorrei ricevere una scossa elettrica ogni volta che sto per infrangere quello che mi ero imposta. Nel giro di poco tempo dovrei acquisire il giusto comportamento o al massimo impazzire del tutto. E' un rischio, me ne rendo conto.

In questi 3 mesi ho anche smesso di interessarmi agli altri. O quanto meno di interessarmene nel modo morboso e da crocerossina che avevo prima. 
Ho capito che lo facevo per tanti motivi, per affetto sicuramente, perché mi sentivo utile anche, ma anche perché distoglievo l'attenzione da me stessa e da quello che mi faceva stare male. In sottofondo c'era anche l'aspettativa (mai realizzata) che nel momento in cui avessi avuto di bisogno, avrei ricevuto lo stesso interessamento (ecco un'altra risata della vita al ricordo di una delle sue fregature...)
Questa consapevolezza è nata dell'ennesima autoanalisi che mi sono fatta in rapporto al mio modo di fare con gli altri. Probabilmente aveva ragione la mia ex migliore amica nell'accusarmi di essere troppo brusca nel passaggio da un modo di essere all'altro.
A che ero morbosamente presente a che mi rompevo i coglioni e sparivo, anche se la mia sparizione non era mai troppo duratura... ma lei la prendeva cosi e ci restava male. Non sono mai riuscita a capire veramente bene questa cosa e questo mi ha fatto capire che probabilmente anche gli altri con me hanno difficoltà. Anche se mi sembra una giustificazione un pò inutile. Ma siccome non voglio fare come il tizio che guarda solo i difetti degli altri, faccio un respiro profondo e accetto la possibilità che magari sto sbagliando più di qualcosa senza neanche rendermene conto.
Amen.

So che come ritorno non è molto ma voi siete i nobili alleati della Cri e vi accontentate anche di questo... vero?