Pagine

venerdì 8 giugno 2018

Quando quello che pensi ha il colore del sangue.

Quando comincio a piangere e sono sola, a casa, prendo sempre la foto che ho sul comodino e la stringo tra le mani. Alle volte quando sono disperata la stringo forte al petto come se stessi abbracciando qualcuno anziché un pezzo di carta dentro a una cornice di gesso.
Nella foto ci sono io, a un anno, di fronte a una torta casalinga e una candelina. Accanto me mia mamma pronta a soffiare. Siamo vicine, io ho la faccia allegra e buffa, mia mamma ha il volto più sereno che abbia mai visto.
Stringo tra le mani questa foto incorniciata dentro a un portafotografie che arriva dalla Croazia, ci sono dei delfini attorno e colori accesi come il blu, il verde e il fucsia.
Le chiedo spesso perché mi abbia lasciato da sola e poi me ne pento perché so che lei non avrebbe voluto andare via. Purtroppo era semplicemente il suo momento, nessuno né ha colpa, forse un pochino quegli incapaci dei medici ma adesso è troppo tardi per le accuse.
Non è colpa sua se sono sola. In realtà non è colpa di nessuno, è cosi e basta. 
Prendere la foto, stringerla, accarezzare il volto di mia mamma sebbene si tratti solo di un pezzo di carta dovrebbe avere un potere calmante invece io che sono tutto tranne che una persona normale mi dispero di più. 
Non riesco neanche più a respirare dal naso. Ho dei momenti di ripresa che preludono solo a un nuovo round. In genere dura cosi da un'ora a un massimo di tre. 
Ogni volta mi dico che non ce la faccio più e ogni volta poi decido di andare avanti perché forse non ho altro da fare. Nascondo tutto molto bene tranne qui, almeno qui fatemelo dire che ho fatto i più atroci pensieri su me stessa. 

A pausa pranzo sono andata a trovare i miei colleghi. Qui occorre una piccola parentesi. 
Dopo i primi sei di contratto da tirocinante ne abbiamo rinnovato un altro che è scaduto giorno 4 giugno e che doveva essere trasformato in qualcosa di più stabile. Inutile dirvi che una settimana e mezzo prima lui mi ha chiamato a parte e mi ha detto che provvederà a fare qualcosa, perché vuole che io continui a lavorare in azienda ma che ci sarà uno stacco e sempre come tirocinante o stagista o vattelo a pesca. Mi ha detto di stare tranquilla. Io? Tranquilla?
La disperazione dei colleghi non ve la descrivo. Qualcuno ha anche pianto. Loro non sanno che c'è in ballo qualcosa, sebbene lui ne abbia fatto un cenno a qualcuno, vedersi arrivare nei due giorni successivi i messaggi di alcuni di loro è stata una cosa bellissima. Mi sono sentita meglio. Mi sono detta che qualcosa la so fare. Cosi oggi decido di passare a trovarli. 
Sempre oggi ho deciso di non farlo mai più. Se tornerò lì dentro sarà solo per lavorare. 
Perché alla domanda che cosa hai fatto io ho risposto niente.
Non ho soldi e non posso partire. 
Ma non è questo il punto.
Il punto è che io alle 15 sono andata via e mi sono sentita fuori. 
Fuori dal gruppo, fuori da contesto. 
Ho capito che nessuno mi assicura che possa tornare là a lavorare e in tempi utili. 
Quindi mi sono detta: E mò che faccio?
Come penso di passare le mie giornate? 
Potrei descrivervi per filo e per segno cosa ho pensato ma credo che non ne valga la pena. Non è un'immagine felice. 

Mi piacerebbe entrare in letargo. O in coma. Che poi è tipo la stessa cosa, no?
Mi piacerebbe non dovere fingere che tutto vada bene perché Signori e Signore a me non va bene. Mi sono un pò rotta il cazzo di aiutare gli altri e non essere aiutata. Di fingere che quello che ho è passeggero. E' uno stato cronico, amen. Mi sono rassegnata, rassegnatevi anche voi. 
Il fatto è che io a voi non ve lo voglio dire che sto male. Perché quando mi incontrate per strada mi sentirete dire solo che io sto bene. Che mi sto riposando e rilassando. Che si, c'è un pò di noia ma va bene così.
Non ve lo concedo il lusso di sapere che mi sento.. disperata.
Quindi noterete della schizofrenia in  quello che voglio e non voglio. 

Ma alla fine, tirando le somme, a voi frega qualcosa di tutto sto delirio? 

3 commenti:

  1. A me frega.
    Anche se non ci conosciamo, perché come ti ho detto altre volte che ti ho letta, vedo molto dei miei stati d'animo in quello che scrivi. Ed è vero che non ci conosciamo e forse non ci incontreremo mai, ma cercare di aiutarti anche solo a parole è un po' come aiutare me stessa nei miei momenti peggiori. (e sì, a ritroso serve a 'na mazza, ma nel mio cervello ha senso).
    Allora cominciamo col dire che legalmente parlando se tu hai fatto un tirocinio in quell'azienda X, possono far passare tutto il tempo del mondo ma non posso fartene un altro. Il tirocinio è uno solo, rinnovabile solo con un contratto, che sia determinato, indeterminato o apprendistato, ma non con un altro tirocinio. Quindi ti consiglio se hai qualche amica commercialista o qualche contatto coi sindacati di informarti bene perché purtroppo anche i datori di lavoro che ti fanno la faccia più bella del mondo davanti cercano di mettertelo al culo (lo so per esperienza), e l'unica arma che abbiamo tra le mani è almeno non farci trovare ignare della situazione.
    La sensazione di tornare in un vecchio posto di lavoro è stranissima. Io personalmente non vado MAI a comprare nei negozi dove ho lavorato. Non ci riesco, mi fa sentire fuori posto. Anche se magari mi sono trovata bene, come dici tu hai quella sensazione di essere tagliata fuori da quello che prima era anche il tuo posto.
    Ora parliamo del tempo, quello che quando lavori ti manca e quando sei disoccupato sembra un mostro pronto a inghiottirti. Io ho trovato lavoro a maggio dopo UN ANNO E MEZZO a casa. E qui lo dico fuori dai denti, è stato un anno e mezzo nel quale per un certo periodo un lavoro nemmeno l'avevo cercato attivamente perché ero depressa ed era tanto se riuscivo a fare la doccia tutti i giorni (e diciamo pure che non la facevo, via). Fa schifo e ci si sente inutili, perché ci hanno convinto che per avere uno scopo e una dignità nella vita bisogna avere un lavoro e i santissimi soldi che ormai sono il nostro dio. Il lavoro è importante certo, ma non lasciare che la sua presenza o meno ti definisca. Non pensare alle tue giornate come a un vuoto, pensa a come riempirle. Coltiva un interesse anche nuovo, qualcosa che dia alle giornate un senso e ti nutra la mente, ti faccia stare un po' meglio. Guarda a tutto questo tempo libero come un'opportunità.
    Non so se queste parole possono esserti utili però ti abbraccio davvero tanto.

    RispondiElimina
  2. Anche a me frega e lo sai benissimo...
    Io ho perso mia madre dopo quattro anni davvero bruttissimi, ovviamente per lei per primo, che non avevo ancora 18 anni... e anch'io me la prendevo perchè se n'era andata ma non era certo colpa sua...
    Poi non sto li a raccontarti gli anni successivi perchè qui stiamo parlando di te.
    Lo so, forse ti sarai anche stancata di sentirti dire da me "vedrai che passerà anche questa" perchè alla fine tante sono passate me è cosi...

    RispondiElimina
  3. Ti ha fregato la burocrazia, la dittatura del denaro. Non era in ballo la tua bravura, la tua operosità, il tuo valore come una persona.
    Sei una persona di valore e mi piaci, lo dimostri ogni volta che ti rialzi. Non sarebbe stato facile per nessuno affrontare quello che hai dovuto passare tu.

    RispondiElimina