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domenica 10 settembre 2017

Sono tornata a quella che ero.

Sono andata alla ricerca del vecchio avatar e l'ho rimesso.
Ho pensato a come tutto ebbe inizio e a come mi manca questa casa. 
Non so se sia collegata o no a questa necessità di avere di nuovo il mio spazio nel mondo ma ho cominciato a sentirmi come quando volevo andare via dalla mia città e trasferirmi altrove. 
Ho avuto gli stessi attacchi di panico. La stessa insoddisfazione.
Aspettare con ansia il week end per un pò di riposo e ritrovarsi il sabato sera ad aspettare il lunedì per tornare a lavoro. Almeno lì faccio qualcosa. Vedo gente. Quattro chiacchiere e passa la giornata. Clienti che rompono. Che chiamano. Ancora. Ancora e ancora. Arrivi la sera rincoglionita e alle 22.00 già sei collassata nel letto. Fino a quando tra giovedì e venerdì aspetti il fine settimana per ricominciare quel circolo vizioso che sembra tanto un girone dell'inferno di Dante. 
E' il mio personale girone infernale. Mi dispiace ma non c'è spazio per nessuno. 
Ho cominciato a sentirmi stretta in quella che sono perché non riconosco nulla di mio. 
Come se il possesso fosse la soluzione a tutto.

Sono tornata a sentirmi fuori posto, il pesce fuori dall'acqua o dentro quell'infame boccia di 20 cm. Manca l'ossigeno anche se sono un pesce e l'aria non mi serve.
Sono tornate le paranoie e le paure. Non che quelle siano mai andate via, sia chiaro. Sono solo tornate alla caria e con i rinforzi.
Solo che prima c'era questo spazio. C'erano amici che correvano a scriverti. Ma solo qui perché era questo il luogo delle confidenze, dei consigli, delle battute stupide fatte per distrarti. 
Questo luogo esiste ancora solo nella forma.
Siamo tutti emigrati altrove. Chi è andato via per sempre, chi ha deciso di farsi solo lettore silenzioso, chi si sente anche lui fuori casa.
Sono tornati anche gli stupidi film mentali. Di quelli che ti fanno fasciare la testa prima di rompertela. 
Ma posso cadere sempre negli stessi errori? Questa cosa è davvero stancante. Va bene sbagliare, affliggersi e darsi della testa di cazzo ma che sia almeno per cose nuove, santi numi! 
Non sopporto più nessuno.
Non sopporto me stessa. 
Non sopporto non riuscire a trovare una soluzione.
Non sopporto di volere andare via di nuovo.
Da questa città.
Da me stessa

Come se lì fuori esistesse la pace. 
La pace.
Per me.

15 commenti:

  1. Può darsi sia un momento.
    Fermati un attimo e pensaci su.
    Poi, magari, imbastisci un piano :)

    Moz-

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  2. E' un bel problema... il problema di non sapere cosa uno voglia... o ancora peggio sapere cosa uno vuole ma non trovare nulla...
    ti capisco, stai crescendo.

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    1. Non so cosa sia peggio.. se la prima o la seconda. :(

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    2. ..mi sa che hai ragione :(

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  3. Forse lo hai già provato, ma hai pensato a seguire una psicoterapia?
    Per gli attacchi di panico (lo dico da "esperto", ahime) è ottima la terapia cognitivo-comportamentale.
    Non pensare di essere inferiore, diversa o di non poterne uscire: puoi affrontare il problema, superarlo o comunque ridimensionarlo e gestirlo.
    In bocca al lupo, Cristina :-)

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    1. No, mai seguita. Gli attacchi di panico non sono "eccessivi", ho imparato a riconoscerli, ormai. Non lo dico perché ritengo che la psicoterapia non sia necessaria (volevo diventare psicologa ma ahimè non sono riuscita) ma perché credo di poterlo ancora gestire.
      Crepi il lupo :)

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  4. Fai qualcosa che non hai mai fatto. Che so, una scalata, snorkeling, trekking... qualcosa che non hai mai fatto e ti faccia sentire audace, anche se solo per un paio di ore.
    Credimi, è una scossa incredibile quando i pensieri tormentano tanto e insistentemente. Ed è molto meglio che ubriacarsi.
    Vali troppo per restare nel loop!

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  5. la mia dottoressa mi disse una cosa una volta: l'attacco di panico va attraversato, solo così riuscirai a guarirne

    poi, lo ammetto, sono stata da uno strizza che mi ha aiutata a riconoscere me stessa e le mie debolezze... però devo dire che quel consiglio mi ha aiutata sempre moltissimo, portandomi a credere che fosse la cosa migliore da fare

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    1. Ormai so riconoscerlo, quindi in genere aspetto che passi e amen.

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