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martedì 4 aprile 2017

Un posto sicuro.

Nella mia vita ho sempre cercato di trovare le risposte adatte a me, alla mia personalità all'apparenza semplice e lineare ma abbastanza gomitolo impazzito se vista da dentro. Le risposte mi sono servite a mettere ordine tra i sentimenti, a calmare quel senso di ansia che alla fine, comunque, trova sempre nuovi punti deboli da colpire con la stessa precisione con cui Green Arrow scossa le sue frecce.


Le risposte come ansiolitico dunque.
C'è stato un tempo che cercavo di fare mie quelle degli altri senza grandi risultati. Siamo diversi, abbiamo esigenze diverse, viviamo vite diverse per cui è stato davvero stupido anche solo pensare di potere indossare le risposte degli altri. Anche quando gli altri in questione sono persone di fiducia e di cui nutro la massima considerazione.
Siamo pezzi unici che hanno bisogno di risposte uniche. 
Così ho dato un senso alla scomparsa di mia madre, se un senso possa comunque avercelo. 
Ho arginato i margini del mio sentirmi costantemente un pesce fuori l'acqua, un essere inferiore, una menomata. Quindi ho smesso di attraversare la strada quando lungo la mia direzione avrei incontrato un gruppo di ragazzi schiamazzanti, mi sono sforzata di guardare negli occhi i miei interlocutori, ho imparato a convivere con la parte che più odio di me.
Sono risposte statiche e dinamiche al tempo stesso, un pò come la vita che sembra sempre la stessa ma che in realtà va avanti, si evolve, ci cambia, ci rende migliori o peggiori, più vecchi sicuramente, più saggi non proprio.
Poi ho ottenuto risposte che non pensavo di stare cercando. Le ho incontrate per caso, 
leggendo un post per esempio. Questo post
Le ho incontrate e le ho riconosciute, magari periodicamente tendono a scapparmi via, la dinamicità che volete farci.

Ho sempre pensato di dover dimostrare qualcosa a chiunque conoscessi, di essere brava a scuola, a casa, a cucinare, a scrivere, ad organizzare una festa, a fare lavoretti home-made, ad essere sempre nella top ten della vita ma quale vita non si sa.
Anche nella lettura. 
La lettura, capite bene. Quella che dovrebbe essere uno svago, un passatempo, un momento di relax. Mi sono ritrovata ad avere trasformato un mondo di gioie, unicorni ed arcobaleni in un status sociale da raggiungere a tutti costi, al più presto, con il massimo dei risultati. 
<<Sul mio profilo Instagram ci sono così pochi libri letti ultimamente, in realtà manco uno, lo stesso giace sul comodino da settembre, e ho iniziato a leggerlo solamente a febbraio. Che pessima lettrice che sono. 
Dieci frustate subito!>> mi dicevo.
Un'idiota. 
Una vera idiota.

Ho ripreso a leggere da ieri. 
Ho ripreso quel libro sul comodino (il più brutto di Saramago che io abbia letto..) e ho proseguito come facevo un tempo: in pace.
Non è una corsa. Non è una gara. 
Sì, la mia lista di libri da leggere aumenta e aumenterà sempre, è un regola matematica, non possiamo farci nulla ma il mio, snervante, senso di inferiorità non deve più toccare questa mia parte di mondo.
<<Vorrei mantenere la lettura un posto sicuro, con i paraspigoli sugli angoli.>>


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