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domenica 15 novembre 2015

Una volta abbiamo sconfitto il nazismo.

L'hanno paragonato all' 11 settembre 2001, l'attentato terroristico più brutto e letale della storia.
Tre mila morti. Aerei dirottati. Torri crollate. Una Nazione colpita in pieno. Il resto del mondo sotto shock.
L'hanno paragonato all'attentato più misterioso della storia. Quello che ha lasciato più dubbi, più perplessità, più domande senza  risposta. Ma una certezza: una imminente -e giustificata- guerra al terrorismo.
Non so se l'attentato di Parigi genererà gli stessi dubbi, le stesse perplessità, le stesse domande senza risposta. Di sicuro ha colpito una Nazione, ha shockato il resto del mondo.
Poche cose sono realmente uguali: il dolore, la disperazione, il senso di impotenza, la rabbia, la morte. Ma anche la voglia di rimettersi in piedi, di non lasciarsi piegare, di restare uniti come Nazione, come Popolo, come Cittadini del mondo.
Come quattordici anni fa il popolo americano ha abbracciato la sua bandiera, allo stesso modo i cittadini di Parigi hanno intonato la Marsigliese.
Potremo pure morire mentre siamo al lavoro, all' ottantaquattresimo piano del grattacielo più alto di Manhattan, o in metro a Londra o a Madrid, o al pub, allo stadio, per strada ma non rinunceremo mai a quello che siamo.
Avremo paura. Cazzo se avremo paura, a faccia a faccia con la morte.
Ma non possiamo smettere di vivere.
Un ragazzo che frequentava la mia scuola e che adesso vive a Parigi scrive: “Cerca di fare attenzione e stare al sicuro”. Attenzione a cosa? Cosa evitare e cosa no? Come capire dove sta il pericolo? Non prendo la metro ma prendo il bus? Perché quest’ultimo dovrebbe essere più sicuro?
Vogliono manipolarci così. Non vogliono una vera guerra. Vogliono solo renderci schiavi della paura (come se già ognuno di noi non ne avesse abbastanza).

In tv scorrono a ripetizioni le immagini dell'attentato.
Non nascondo che ho trattenuto a stento le lacrime. Là, in quel pub, potevo esserci io con le mie amiche. O mia sorella. O i miei amici. E vorrei vederli tutti morti questi fanatici dell' Isis, dell' Islam, del Corano, della Bibbia, del Cazzo.te.ne.pare. Che si invada un territorio con il nome di Dio o che lo si faccia con il nome di Allah, non fa differenza. Siamo cittadini prima ancora di essere, eventualmente, uomini di Dio... Cazzo, è così difficile capirlo?
Sui social, intanto, si leggono commenti di ogni tipo: "Chiudiamo le frontiere", "Uccidiamoli tutti", "Buttiamoli fuori", "Lasciamoli morire nel loro Paese".
Ok. Mi sanguinano gli occhi.
La verità è che sono\siamo tutti troppo scossi e comodi sui nostri divani per capire che non è chiudendo le frontiere che si risolve il problema. Innanzitutto perché almeno due o tre terroristi possedevano la cittadinanza francese. Poi perché sembriamo avere totalmente dimenticato che la nostra stessa cultura deve tanto al mondo arabo. Che là fuori ci sono centinai di persone musulmane che sono solo spaventate da una guerra che li sta massacrando uno ad uno. Una guerra è che dieci volte l'attentato di Parigi. Io non riesco a dimenticarlo. Non riesco a pensare che chiudere le frontiere sia la soluzione. Forse è una soluzione per noi. E la nostra umanità? Se ci fossimo noi in mezzo a una guerra, non vorremmo essere aiutati?
Non si può fare di tutta un'erba un fascio.
Io non sono mafiosa perché sono siciliana. 
Allo stesso modo nessun arabo è un terrorista solo perché musulmano.
Quando un kamikaze si fa saltare in aria state certi che non si assicura che nessun altro musulmano sia nei pareggi. Lui si fa scoppiare e basta. Chi prende, prende. E perdonatemi se lo dico ma qui la religione non c'entra un cazzo. E' solo una scusa. Un facciata dietro cui nascondere un altro tipo di odio.
Poi perché hanno finito per odiarci è un'altra storia.


<<Ma soprattutto dobbiamo avere memoria: in un tempo in cui abbiamo paura di tutto, in cui ci sentiamo deboli e spaventati perché non abbiamo la sicurezza di un futuro di benessere, potrebbe aiutarci ricordare che abbiamo sconfitto il nazismo e a casa nostra anche il terrorismo e che senza piegarci abbiamo ricominciato a vivere.>>  Mario Calabresi.



10 commenti:

  1. condivido in pieno....
    ma siamo davvero in pochi a pensarla così...
    ma forse volevano proprio questo che si scatenasse l'odio ad ampio raggio?

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    1. Per come stanno andando le cose penso proprio di si...

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  2. Brava, approvo assolutamente l'ultimo paragrafo, che qui si sentono ovunque odi e razzismi che mi fanno venire voglia di piangere.

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    1. Forse è quello che volevano. Ahimè.

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  3. Io, invece, mi sono scoperta quasi impassibile. Ed è terribile, come se a tutto ciò mi fossi già abituata, come se fosse la normalità e non l'eccezione che qualcuno si faccia saltare in aria. Sarà che vivo costantemente non sentendomi sicura, in qualsiasi ambito. Non so. La penso come te, comunque. Il problema è l'estremismo, di qualsiasi bandiera, religione, faccia.

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    1. Impassibilità è qualcosa che sto provando anche io. Al contrario della rabbia poiché il terrorismo è sopratutto una questione di soldi l occidente ci è dentro fino al collo e lo nega.

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    3. Alla fine andiamo avanti con le nostre vite perché non ci siamo dentro in prima persona. Ed è umano che sia così.

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  4. il mio punto di vista l'hai letto...
    quello che credo è che la paura non debba prevalere, oggi come un tempo, ma soprattutto oggi

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    1. Il problema è che noi contiamo poco. Chi conta si fa i suoi affari e basta.

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