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mercoledì 1 luglio 2015

Book: Venuto al mondo.

<<La speranza appartiene ai figli.
Noi adulti abbiamo già sperato, e quasi sempre abbiamo perso>>.

Mi sono entrati nelle vene Gemma e Guido. Ormai sono parte integrale del mio DNA, collocati e saldati tra la adenina e la guanina. Non stanno mai fermi loro, mi arrivano al cuore, ne causano l’accelerazione, poi vanno al cervello e ballano, ballano così forte e così veloci che generano pensieri apparentemente sconnessi  tra loro ma legati da un filo invisibile che è la loro storia.
Hanno portato con loro Goiko, Pietro, Aska, Jovan, Velida, Mirna, Sebina,  Armando, persino Pane.
C’è Sarajevo, c’è tanta Sarajevo.
Ci sono anche le bombe, le granate, i fucili, le urla, il dolore, gli stupri, la morte.
C’è Ante e c’è anche il bambino blu sul lettino dell’obitorio.
Ci sono i rullini, la Laica, le nespole, il sediolino di plastica di Guido.
Sono tutti legati l’uno all’altro, fusi tra la membrana cellulare e il citoplasma.
Sono tutti elementi imprescindibili dell’amore tra Guido e Gemma.  Un amore che non può essere descritto a parole. Non dalle mie.

Mi sono commossa, si sono formate lacrime, i batti del cuore sono aumentati e non hanno smesso di battere così all'impazzata neanche quando chiudevo le pagine dove era racchiusa la loro storia, sospiro e mi chiedo quando impareremo mai.
Sarajevo, Iraq, Iran, Vietnam, Libano, Siria … cosa cambia? I morti sono sempre morti. Il sangue versato è sempre sangue di uomini, di donne, di bambini. E’ sempre lo stesso dolore.
Ma soprattutto come facciamo, oggi, a dire che il problema dell’immigrazione va risolto con il blocco delle frontiere e con il dietrofront dei mille gommoni che invece arrivano sulle nostre coste?
Come faccio a dire che rubano il nostro lavoro, i nostri soldi, la nostra terra?
Come facciamo a fare di qualche filo d’erba cattiva un intero fascio?
La verità è che ignoriamo. Che ci nascondiamo dietro allo straniero che ha ucciso, rubato, vandalizzato, il nostro connazionale, la nostra casa, la nostra terra perché non vogliamo minimamente conoscere la storia di chi è scappato per altro. Di chi non riuscirà più a trovare se stesso. Di chi sobbalzerà anche al minimo rumore. Anche la pace fa paura, dopo la guerra.
Dovremmo avere imparato ad essere un po’ più indulgenti, ad ascoltare le singole storie, a discernere la mela marcia da quella che ha semplicemente qualche macchiolina in superficie ma che dentro è ancora buona.
Ma non l’abbiamo fatto.
E probabilmente non lo faremo mai. 

4 commenti:

  1. "I nekri ci arrubbano i lavoro che no ciè, le femmine ke no cièla danno, e aiutamoli a ka$a l'oro".

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  2. Ieri sera ho visto un film di guerra, di fatti realmente esistiti, un film biografico troppo pesante per una sensibilona come me. E ogni volta spengo la tv e commento ad alta voce: gli esseri umani non si possono definire tali. Fanno veramente schifo.

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    1. Io davvero cerco di mettermi nei loro "panni" ma non riesco a comprendere come si riescano a fare certe cose. Neppure al proprio peggiore nemico.

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