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mercoledì 25 marzo 2015

Book: La magia di un Buongiorno.

Lui è Massimo Gramellini e probabilmente lo avete visto il sabato sera condurre, insieme a Fazio, Che Fuori Che Tempo Che Fa. 
Legge le sue sette notizie della settimana così come scrive i suoi Buongiorno per La stampa da ormai ben quindici anni.
E' per omaggiare questo legame, così lungo, che viene fuori questa raccolta di Buongiorno, i "migliori", dal 1999 al 2014. 
Lui non è il solito giornalista tutto serioso e pieno di sé; almeno a me non dà quest'impressione. Non vi viene da sbadigliare quando leggete un suo articolo, neppure quando scrive di politica ( e lo sapete bene quanto io sia ignorante in politica). 
Mi piace perché non si limita a trascrivere la notizia e basta (un pò come quelle che vengono lette al telegiornale) no, Massimo, ci scrive una storia. Poco importa se non è quella originale, è la storia che lui si è immaginato, come ognuno di noi se la immaginerebbe se vi dedicasse almeno due minuti. 
Ci sono storie che dovreste leggere non solo perché fanno riflettere, non solo perché non andrebbero dimenticate ma, soprattutto, perché fanno bene al cuore. 
Grazie Massimo. 

<<Tito Bellini, novantun anni, bergamasco, ha sventato una rapina in banca tirando il suo bastone sulla testa del bandito che aveva appena afferrato il malloppo. A chi lo applaudiva ha risposto: «Il mondo sarebbe diverso se tutti avessero un po’ di coraggio». Il pistolotto moralista è in agguato, chiedo scusa, ma serva almeno da abbuono per i successivi: quando, inesorabili, ritorneranno le storie della ragazza stuprata in tram mentre intorno tutti fanno finta di leggere il giornale, o del tipo derubato in pieno giorno con i passanti che si scansano per non disturbare. Facile immaginare cosa avranno pensato gli altri clienti della banca, prima che Bellini facesse roteare il bastone: a) mioddio, rubino pure tutto, purché non mi ammazzino, b) ma dovevo venire qui proprio oggi?, c) e lo Stato, dov’è? Il coraggio è il grande latitante della nostra epoca. Scarseggiava già ai tempi di don Abbondio, ma almeno allora ci si giustificava di non averne. Adesso non lo nominiamo neppure più. Magari, come l’altra sera, ci si ritrova in nove milioni davanti alla tv per ammirare il fegato del capitano Ultimo. Poi, rinfrancati, si torna alle piccole vigliaccherie quotidiane: bugie gratuite per paura di dire la verità, amanti cumulate alle mogli per paura di lasciare entrambe, lavori fissi schifati ma non lasciati per paura del rischio. Dall’altra parte della strada, quel vecchio e il suo bastone. Un mondo di valori che non vogliamo ereditare>>.

4 commenti:

  1. Risposte
    1. A volte hanno più coraggio di noi giovani.

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  2. Questo signore di novantuno anni in realtà è più vitale di molti ragazzini, gli stessi che non sanno più neanche cosa significa la parola "valore".

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