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giovedì 5 dicembre 2013

Racconto: In verità, in verità vi dico: Meglio che Abramo ed Isacco vadano a piedi.

Questa è una storia vera, narratami da mio padre durante una cena in cui prese il pane, lo spezzò e lo mangiò immerso nel sugo della parmigiana. Una storia che parla di un padre, Abramo, e di un figlio, Isacco, che impavidi hanno affrontato le avversità di una lunga giornata nera, opera del Diavolo, senza abbandonare la fede. Che si sa che se un uomo perde la fede, la moglie si trasforma in un mostro che al confronto il Diavolo è un puffo rosso.

Qualche anno fa, quando i sintomi della crisi cominciavano a farsi sentire, gli artieri ippici di tutta l’Italia avevano cominciato, seppur debolmente, a fare sentire la loro voce organizzando una serie scioperi dal Nord e al Sud, da Levante a Ponente.
A Palermo vi parteciparono in molti: un lungo corteo di uomini e cavalli a passeggio dall’ippodromo fino a piazza Politeama, centro della città.
E’ bene sapere che i cavalli che vengono cresciuti, allevati e allenati all’ippodromo della Favorita sono cavalli da trotto e non da galoppo, quindi non sono abituati ad essere cavalcati stile Far West.
Ma Abramo, che non brilla certo per intelligenza, decide di fregarsene di questo piccolo particolare e salta in groppa alla povera bestia che si sarà chiesta in un linguaggio a noi sconosciuto, a cosa sia dovuto questo aumento di peso sopra le sue spalle.
Dopo un paio di minuti, il cavallo si impazientisce e bummaaaa –direbbero i bambini- Abramo cade a terra come un sacco di patate. Il ché si potrebbe interpretare come una punizione divina nei confronti di Abramo, colpevole di oltraggio a Dio. In realtà è solo la conseguenza logica e razionale a un evento naturale: un cavallo non educato al galoppo non sopporterà mai nessuno in groppa alle sue spalle. Da qui deduciamo anche che Abramo nè avesse mai visto “Spirit, cavallo selvaggio” né avesse amici o colleghi che gli volessero veramente bene altrimenti qualcuno l' avrebbe fermato immediatamente.
Abramo, che non vuole dare soddisfazione a nessuno, si rialza ma zoppica e si sa che chi cammina con lo zoppo impara a zoppicare.
Suo figlio Isacco, da buon figliolo -come direbbe la Bibbia- e volendo evitare che il padre diventi quello zoppo che nessuno vuole praticare per paura di un possibile contagio, decide di portarlo al pronto soccorso.
Ahimè,  l’unico mezzo a loro disposizione è un motorino.
Dicasi motorino a Palermo il ciclomotore, che, come potete ben immaginare, non è proprio il massimo in questa situazione; ma sappiamo anche che chi si accontenta gode e lo sa anche Isacco che si carica sul motorino suo padre come il sopracitato sacco di patate e parte. 
Probabilmente quella mattina Isacco aveva ancora in circolo nel sangue le tre redbull della sera prima perchè parte a razzo perdendo per strada il povero Abramo che a questo punto non è più un sacco di patate ma è diventato purè.
Padre e figlio non si fanno certo scoraggiare per questo. Peccato. Perché se fossero stati attenti ai segnali avrebbero capito che quella non era di sicuro la loro giornata più fortunata.
Abramo risale in sella insieme al figlio e partano. Questa volta sembra andare bene: nessuno casca nei primi sessanta secondi dalla partenza.
I due si muovono, non ci è noto sapere se muniti di casco o no, ad una certa velocità senza fermarsi dinanzi a nulla, neppure di fronte alla macchina che avanza verso di loro, anch’essa a velocità alta. Evidentemente i coglioni si erano dati tutti appuntamento allo stesso orario.
Anche qui nessun intervento divino ma il naturale svilupparsi degli eventi che porta allo scontro inevitabile tra macchina e motorino. Ovviamente Abramo cade di nuovo.
A questo punto ci chiediamo cosa passasse nella testa del vecchio a cui il destino aveva riservato una giornata funesta.
“Ma vaffanculo! Porca Buttana!” probabilmente era l’unico pensiero che la sua strattonata mente riuscisse ad elaborare.
Ma Dio vede e provvede e un’ autoambulanza si ritrovò a passare da quelle parti. Isacco si appresta a fermarla, implorando soccorso, clemenza e pietà agli infermieri che stavano rientrando proprio in ospedale e chi meglio di loro avrebbe potuto scortarli senza il rischio di causare altro dolore al povero Abramo?
Gli infermieri si rifiutano. Hanno disposizione precise, non possono soccorrerli, che chiamino un’altra autoambulanza, che mica sono pagati per fare anche questo, no?
Ma Isacco sa essere persuasivo. Racconta loro la tragica storia del padre coinvolto nell’incidente stradale, caduto dal motorino per colpa sua, e da quel cavallo che alla fiera dell’Est per due soldi un padre comprò (di qualcuno doveva pur essere questo benedetto cavallo e per la legge delle probabilità doveva pur essere padre di qualcun’ altro).
Intanto il dolore del povero Abramo stava peggiorando tra un’imprecazione e l’altra.
Di fronte a una storia cosi commuovente, ai limiti della realtà, e pensando che quell’uomo non poteva essere se non il nuovo Giobbe scelto da Dio in persona e di certo loro non erano nessuno per intralciare i piani di Dio, decisero di aiutarli.
Muniti di barella, si apprestarono a soccorrere Abramo, che, speranzoso, sembrava vedere una luce in fondo al tunnel. Solo che la luce che Abramo pensava di vedere si tramutò nuovamente in tenebre quando dopo un movimento sbagliato, non si sa se degli infermieri o dello stesso Abramo, quest’ultimo si ritrovò con la faccia nuovamente schiacciata al suolo.
“Presto, presto…ma che fate? Tiratelo su!” Isacco incitava gli infermieri come la migliore delle cheerleader.
Abramo che non riusciva più a distinguere quale parte del corpo gli facesse più male e pensare che quando era caduto da cavallo la gamba gli doleva solo un po’ e che andare all’ospedale era stata principalmente un’idea di suo figlio preoccupato, si pentì di averlo ascoltato e di averlo addirittura messo al mondo comprendendo così perché il suo antenato non avesse protestato tanto quando Dio gli aveva chiesto di sacrificare il suo unico figlio; probabilmente era un deficiente anche lui.
Mentre è assorto da questi pensieri, Abramo viene finalmente caricato nell’autoambulanza e trasportato nell’ospedale più vicino. Tralasciamo la descrizione del viaggio ma chi ha percorso le strade di Palermo sa bene quanto possano essere peggiori delle montagne russe.
Isacco riprende il suo motorino, anche lui un po’ ammaccatello ma di cui nessuno si è preoccupato e li segue.
Giunti a destinazione, con l’entrata dell’ospedale a due passi,  nessun meteorite sembra stia per abbattersi su di loro.
Di questo Abramo è grato a Dio, ce l’ha fatta e, fiducioso, manda suo figlio a prendere una sedia a rotelle che, con tutto quello che ha subito, non è un bene per un uomo della sua età sfidare le leggi della natura e della fisica.
Isacco sa di potercela fare nonostante trovare una sedia a rotelle in un ospedale palermitano sia come cercare un capello vero nella testa di Berlusconi ma il miracolo sembra compiersi ed Isacco torna trionfante dal padre.
Abramo sospira, in fondo suo figlio ci ha messo solo venti muniti ad arrivare ma poteva andare molto peggio come gli è stato raccontato da amici e parenti.
Quasi Abramo non crede che sia davvero fatta, sale sulla sedia a rotelle, nota che il poggia piedi è messo male ma lo comunica prontamente ad Isacco che dovrebbe solo alzarlo questo benedetto poggia piedi se non vuole lanciare il padre verso l’asfalto.
“Isacco, il poggia piedi…Isaccoooo!”
Ma Isacco non risponde, non capisce, “Ma che ha da lamentarsi questo vecchio” pensa e intanto il povero Cristo si distacca dalla sedia a rotelle per abbracciare nuovamente l’asfalto.
“Dio mio, padre…ma che fate?” Isacco ha recuperato la connessione con la realtà.
Abramo, ormai ridotto ad un livido vivente, si domanda da chi abbia preso suo figlio, tonto per com’è, noi un'idea ce l'abbiamo; qualcosa, pensa, deve essere andato storto nell’ evoluzione della sua razza.
Abramo è stravolto, stanco, si è maledetto una quindicina di volte per essere saltato sù  quel cavallo, che doveva essere il Demonio in persona a questo punto, non c’era altra soluzione.
Dio aveva sicuramente usato lui e suo figlio per scrivere una nuova parabola, una nuova Bibbia, un nuovo Vangelo per diffondere un importante insegnamento che a lui rimase celato.


Noi ci azzardiamo a fare una serie di ipotesi:
  • Chi è causa del suo male pianga se stesso.
  • Tale padre, tale figlio.
  • Non montare un cavallo da trotto.
  • Indossa sempre il casco e non correre.
  • Il ciclomotore può chiamarsi anche motorino.

Che la pace sia con voi.
E con Abramo ed Isacco. 

11 commenti:

  1. Una parabola dei tempi moderni.
    :)
    Vale A

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  2. Il vangelo secondo la Cri. Suona bene!!

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  3. A me questa me piace de più de quella scritta sulla bibbia. non fosse altro che almeno è veritiera...comunque passiamo a cose serie. ho perso il tuo num. che stava sul telefono che un giorno decise di lasciarmi. che co tutti i cazzi che c'ho avuto non ti ho potuto chiedere prima e su uozzapp tu non ci sei più e mi mancasti.

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  4. Ti immagino, mentre la leggi di fronte ai fedeli assorti. ♥

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    1. Prima dovrei trovare dei fedeli. E poi quelli assorti :D

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