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sabato 31 agosto 2013

E l'occhio ride ma ti piange il cuore...

Con il tempo ho imparato a riconoscere il pianto del mio cuore. Che scritto e letto in questo modo pare una cosa smielata o qualcosa del genere. In realtà è semplicemente una costatazione di fatto. Un rendersi conto di come stanno le cose. Un po’ come quando si ha mal di pancia, no? C’è il mal di pancia da cacarella o da bruciore o da indigestione o da stress e ansia. Allo stesso modo funziona con il dolore al petto: o ti fa male perché sei affannato o perché ti sta vendendo un infarto (e in questo caso lo riconoscete perché non riuscite proprio ad alzare il braccio sinistro - un pò di informazione non guasta- ) o, infine, perché il tuo cuore sta piangendo. 
Io lo capisco facilmente perché anche gli occhi vorrebbero piangere ma come sempre o non è il caso o, pur volendolo, ti ostini a non farlo quasi fosse un peccato mortale.
L’ultima volta che l’ho fatto è stato mercoledì. Mercoledì sono stati 4 anni. E se non fosse stato per una canzone non avrei pianto. Io non piango mai per gli anniversari. Sono solo un po’ triste perché la memoria và a quel giorno ed ai suoi eventi ma mi sembra pure normale, se mi permettete. Permettete, vero?

Stasera tornando a casa, con il cuore che mi faceva male a quel modo, riflettevo non tanto sul come sono cambiata ma cosa mi ha fatto cambiare. Qualcuno potrebbe dire la scomparsa di mia madre ma io non ne sono molto convinta. Sicuramente ha cambiato la mia vita ma non tanto quello che sono. Non subito almeno. Che c’è voluto tempo per metabolizzare tutto e trasformarlo in qualcosa di utile, per me. O in una qualsivoglia risposta. No, non è stato solo questo. Cosi pensandoci, i primi due COSA mi sono apparsi molto chiari. Primo: questo blog.

Lo so, sono ripetitiva, ma è vero. Scrivere e leggere mi ha fatto capire che spesso si vive per stereotipi e pregiudizi di cui si potrebbe fare a meno. Che fuori c’è un mondo e per quanto non sia alla mia portata conoscerlo tutto quanto meno ne vorrei assaporare una fettina. E poi, dulcis in fundo, il lavoro. Già quella giungla selvaggia che mi ritrovo ad affrontare quasi ogni pomeriggio da un anno a questa parte. Quella giungla che a volte sembra il deserto del Sarah ed a volte, come ieri ed oggi, sembra il caos totale. Con i clienti che ti parlano tutti allo stesso momento e tu vorresti solo urlare: “Cazzo, sono UNA SOLA datemi il tempo!” ma sai che non servirebbe a molto. Ovviamente stiamo iniziando la svendita altrimenti non si potrebbe spiegare questa baraonda. OVVIAMENTE.

Si, dicevo. Il lavoro. Avere a che fare con la gente e con i pazzi mi ha fatto capire tante cose, inutili e utili allo stesso tempo, proprio perché io non mi faccio mancare niente. In particolare una che non so se avrò mai il coraggio di ammettere ad alta voce. Non so perché mi risulti cosi difficile. So solo che è tornata quella voglia di scappare che avevo prima di salire a Milano. Che al mio ritorno era leggermente passata. Ma adesso eccola qua di nuovo.

E poi c’è tanto altro. Un’ infinità di cose in cui perdersi e in cui, di fatto, mi perdo.

<<E il mondo ride se mi piange il cuore
Sei cosi bella ma vorresti sparire
In mezzo a tutte queste facce
come se con te sparisse anche il dolore
senza lasciare tracce…>>


(Cesare Cremonini, Il comico -sai che risate- )

12 commenti:

  1. Ci sono tante cose che vorrei dire e scrivere. Anche "fuori tema", anche così, vomitate senza un perché apparente. Non so metterle in fila stamattina quindi ti abbraccio. E basta. Sì.

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  2. Diglielo, a quello lì, di non piangere. Ché tu non hai bisogno di lacrime. Hai bisogno di tirare fuori tutta quella forza che hai dentro. Tutta. Anche quella che non sai.

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  3. bellissima canzone (; Reb, xoxo.

    PS: Sul mio blog c'è un nuovo post, fammi sapere cosa ne pensi:
    http://www.toprebel.com/2013/09/white-and-purple.html

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  4. Ci sono canzoni che conciliano perfettamente con i nostri stati d'animo...Piangere fa bene Cri e non è un peccato mortale!

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  5. Dai che sei forte! E se hai bisogno qui ti aspettiamo!

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