lunedì 27 marzo 2017

Dalla regia mi dicono che oggi è un altro lunedì.

Un mese è un lasso di tempo difficile da definire. 
Un mese è un'infinità di tempo con tutti quei giorni, quelle ore, quei minuti scanditi secondo per secondo, l'eternità rivelata dal monotono e logorante tic tac d' orologio. Poi lo guardi un pò più da lontano questo mese. Lo collochi lì, tra un mese e un altro, in quello che è un anno, una vita ed allora puff.. è davvero niente.
Un mese... sembra fatto apposta invece è solo una coincidenza. Pura casualità. 
Il 27 Febbraio l'ultima volta. Il 27 Marzo oggi. Ancora una volta un lunedì.

In questo mese ho fatto un colloquio, ho lasciato la cartoleria (dove non si poteva dire che ci lavoravo ma ci lavoravo) e ho fatto una settimana di prova presso l'azienda per cui ho fatto il colloquio. Una settimana in cui sono stata bombardata da una valanga così grande di nuove informazione che mercoledì (guarda caso un giorno a caso..) credevo di non farcela. Credo che sia stato possibile vedere del fumo uscire dalle mie orecchie. 
Però, guarda com'è strana questa vita, è stata anche una settimana divertente. 
Penso di non avere mai avuto quel sorriso sulla faccia prima di andare a lavorare. Il bello è che non sono stata neppure pagata per questa settimana. 
Adesso l'ultimo step è mercoledì 5 Aprile (cazzo, sì, è un mercoledì..)
Ultimo colloquio con il consulente dell'azienda, lo psicologo del lavoro in altre parole. Ho il 50% delle possibilità di farcela. 
O sono dentro o sono fuori.
Se sono dentro avrò davanti a me almeno sei mesi di lavoro da stagista (pensavate ad uno stipendio vero, eh? Che sciocchi che siete!) con la possibilità di un'estensione in quella che è un'azienda in espansione.
Se sono fuori ... beh, se sono fuori sarà assai complicato.
Una parte di me è così sicura di avere il posto che non oso immaginare il colpo che incasserò se la scelta sarà diversa. 
La vita mi deve un risvolto positivo, giusto?
GIUSTO??

lunedì 27 febbraio 2017

La bambina con gli occhiali

C'era una volta, una bambina che portava un orribile paio di occhiali da vista, di quelli che, forse, oggi, verrebbero classificati come vintage.
Questa bambina diceva di voler diventare medico. Lo diceva senza grande entusiasmo e senza neanche un briciolo di verità. Perché, allora, continuava a diffondere questa bugia insignificante? Perché medico voleva diventare quel suo compagnetto di scuola che le piaceva così tanto, salvo poi, negli anni, rivelarsi un' emerita testa di minchia. Per fortuna la cosa fu breve, la nostra bambina si gettò alle spalle la medicina e quel compagno di scuola che, per la cronaca, non divenne neanche lui medico.
La bambina crebbe e diventò un'adolescente come le altre.
Per un pò smise di portare gli occhiali, ci vedeva bene del resto.
Quando, a fine esame, la presidente di commissione le chiese che cosa le sarebbe piaciuto fare, rispose: <<La giornalista>>. Applausi dagli spalti.
Iniziò a frequentare Lettere Moderne fantasticando di diventare quella che di fatto non diventò mai.
Lasciò la facoltà dopo un paio di mesi sentendosi esausta come se avesse studiato per anni.
Furono tempi difficile poi. Fatti di perdita e di dolore.
Poi la rivelazione: <<Mi piace ascoltare la gente. Aiutarla.>>
Le settimane passate ascoltando quell'amico che amava come un fratello e oggi totalmente scomparso dalla sua vita, l'avevano aiuta a capire che Psicologia era quello che voleva fare.
Così si iscrisse e cominciò a sostenere i primi esami. Lavorava anche. Era tutto molto stressante: lavorare, studiare, stare dietro a una casa vissuta da tre persone, provare anche ad avere una vita sociale.
Poi smise di studiare e fingendo di credere che un giorno avrebbe ripreso, lasciò perdere tutto sapendo già allora che questo sarebbe stato il suo rimpianto più grande.
Cosa successe? La vita. Quella che non sai mai cosa succederà e dove ti porterà.
Continuò a lavorare passando dalla padella alla brace.
Oggi non trova neanche più il tempo e le forze per fare quello che vuole. Vive annaspando continuamente in questo mare sapendo che questa facciata di positivismo, di <<dobbiamo vedere i lati positivi>> non la salveranno quando la marea si alzerà.
Sembra essere rimasta la stessa bambina pacata di un tempo.
E' tornata ad indossare gli occhiali.
Questa volta sono meno vintage ma non sono neanche quelli che sognava di avere.
Quando si hanno pochi soldi il riciclaggio è l'unica opzione.
 Nella sua testa però si è creata questa  voragine di pensieri, immagini, sentimenti che non vedono mai la luce del sole. Se ne stanno tutti lì, rinchiusi, raggomitolati su stessi. Ogni tanto esce fuori una lacrima, più spesso invece i battiti del suo cuore accelerano in modo non del tutto normale.
Rimane zitta però la nostra bambina, perché lo sa che, se nei film quando sei a un passo dal mollare tutto arriva la svolta della vita, nella vita reale, invece, sprofondi e basta.


martedì 31 gennaio 2017

Non siamo nel Valhalla.

Alle volte non posso fare altro che concentrarmi sul presente. 
Mi soffermo a valutare la mia vita qui ed ora, in modo nudo e crudo, senza consecutio causa-effetto, senza circostante socio-culturali, senza alcuna linea temporale su cui collocarla. 
Un'anima, un'essenza spirituale che vaga in una distesa infinita di nulla. 
Non c'è un corpo, non ci sono canoni fisici da rispettare, leggi scritte e non scritte da seguire, ci sono solo io ed il concetto di giusto e sbagliato non esiste neppure. Come si può definire un'anima, una vita, una storia giusta o sbagliata se attorno ad essa non ci sono metri di giudizio, schemi di valutazione, classificazioni sociali? 
La libertà deve essere questa: non rientrare in nessun schema. 
Una vita libera è quella che non ha confini, contorni, linee rette che sanciscono la diversità. 
Il concetto stesso di diversità non esiste nemmeno. 
Diverso da chi? Da che cosa? 
Sto bene. 
Mi sento quasi serena.
Anche di notte, durante la caccia. 
Tutto va via liscio come l'olio.

Poi mi ricordo che non stanno esattamente così le cose. 
Ci sono leggi, confini da rispettare. Ci sono le bollette da pagare, le pulizie da fare, il lavoro da sbrigare, le visite da fare, le persone con cui parlare, esigenze da rispettare.
Non siamo nel Valhalla. 
C'è il tempo. 
C'è stato un prima e ci sarà un dopo ed lì che io mi perdo.
Perdo la rotta, il mio equilibrio, la mia quasi serenità. 
Vacillo nel combattimento, cado durante la corsa, non c'entro l'obiettivo, barcollo. Più ci penso e più barcollo. Annaspo e soffoco e mi aggrappo con tutte le forze a quello scoglio del qui ed ora.
Collocata all'interno del sistema la mia vita fa un pò schifo. 
Evito di pensarci.
Qui ed ora, va bene Cri?
No, non va bene. 
Perché prima o poi il livello del mare si alzerà e quello scoglio non basterà più. 
A quel punto saranno cazzi amari. 
Oh, se lo saranno. 


lunedì 23 gennaio 2017

Citazione # Una mamma per amica # 1 #

Lorelai: << ... e all'improvviso qualcosa è diventato perfettamente chiaro per me. Luke... >>
Luke: << Fermati! So cosa stai facendo! >>
Lorelai: <<Davvero?!?>>
Luke: << Stai provando a lasciarmi e devo dire che commenti uno sbaglio enorme..>>
Lorelai: << ..aspetta, Luke...>>
Luke: << Vedo i segnali. Li sto vedendo da mesi..>>
Lorelai: <<Quali segnali?>>
Like: << I tuoi segnali di fuga, la distanza, la terapia, poi all'improvviso vuoi fare Wilde, vai a fare escursionismo da sola senza altre cose coinvolte, niente festival musicali, niente stand di Hello Kitty, solo tu e la natura.>>
Lorelai: <<Ammetto che era un pò strano...>>
Luke: << Non mi importa di cosa si dica, avere bisogno di spazio non è mai una buona cosa, mi è servito spazio in passato, mi è servito con Nicole e abbiamo divorziato; ecco cosa significa avere bisogno, significa: Mi serve un spazio e il numero di un buon avvocato.>>
Lorelai: << Luke, dev...>>
Luke: << Abbiamo superato troppe cose noi due insieme, ok? So che non è tutto perfetto, che ci sono stati dei problemi, d'accordo, mi hai nascoste delle cose, io le ho nascoste a te, volevi che andassi a letto con tutte quelle donne...>>
Lorelai: <<Dobbiamo chiarire come funziona questa cosa dei surrogati.>>
Luke: << Io non sono infelice, ok? Non sono insoddisfatto.. Tu credi che sia infelice e insoddisfatto e non riesco a convincerti che ti sbagli. Insomma.. questo è tutto quello di cui avrò mai bisogno, neanche nei miei sogni più folli ho pensato che tu ed io, che fra noi potesse succedere ma è successo! So che non sono l'uomo più facile del mondo con cui condividere la vita, con cui condividere una casa ma non c'è nessuno che potrà sostenerti più di me. Io non me ne andrò mai! Non penserò mai di andarmene, farò tutto il necessario per risolvere i problemi! Verrò dalla tua terapista pazza, aprirò un franchising se vuoi che lo apra, gestirò la tua cucina della tua locanda, resituirò tutto l'armadio. Ho preso la metà solo perché tu hai insistito e ho pensato, sai.. che tanto te lo saresti ripresa prima o poi..>>
Lorelai: <<Ho già iniziato, non sapevo l'avessi notato..>>
Luke: <<Si, stava diventando un pò rosa..>>
Lorelai: <<C'erano i brillanti...>>
Luke: <<Beh, è tuo, riprenditela.. >>
Lorelai: <<Non lo voglio.>>
Luke: <<Ti prego, prenditela..>>
Lorelai: <<Non mi serve.>>
Luke: <<Sì, invece! Ti seve. Hai bisogno di più spazio, io ho bisogno di te! Dannazione, Lorelai! Abbiamo superato molte cose, ci siamo guardati a vicenda passare da una persona all'altra. C'era... c'era Rachele e Max e Christopher. Ho dovuto vedere che te lo sposavi, orribile, ma siamo arrivati qui! Abbiamo superato tutto, insomma.. non puoi andare via, non puoi andare via!>>
Lorelai: <<Luke! Credo che dovremo sposarci!>>



                              (Una mamma per amica, 8x04, Autunno.)

lunedì 28 novembre 2016

A dream is not an obsession.

Una volta un uomo saggio disse << A dream is not an obsessiom. A dream is purer than an obsession. There is pride in a dream, anywhere in the world.>>
(Un sogno non è un ossessione. Un sogno è molto più puro di un ossessione. C'è orgoglio in un sogno, ovunque nel mondo.)
Le parole di Josè Mourinho furono la spinta che permise all'Inter di battere la strafavorita Barcellona in un mach che valeva la finalissima di Champions League. 
Noi non avevamo nulla da perdere, loro erano alla ricerca ansiosa di salire un altro gradino; noi eravamo scettici, loro troppo sicuri; noi avevamo un sogno; la loro era un'ossessione.
La storia ha dato ragione a Josè, l'Inter passa il turno e dopo l'ultimo scontro vede il proprio capitano alzare al cielo di Madrid quella coppa assente da casa da 45 anni.

Non sempre i sogni si realizzano; quasi mai verrebbe da dire ma sicuramente 
le ossessioni non hanno mai portato a nulla di buono.
Le ossessioni, anche quelle più bonarie, finiscono per mandarti al manicomio, farti perdere il contatto con la realtà, ti inghiottono dentro una dimensione surreale dove prevale la legge del fine giustifica i mezzi, ti inducono a comportati in modo totalmente sconsiderato, ti allontano dalle persone, ti logorano da dentro e alla fine di riducono in  polvere.
Le ossessioni non le riconosci a meno che tu sia al di fuori della faccenda; allora è facile giudicare.
Ma giudicare alle volte è necessario. Il giudizio di una persona vicina può darti quel pugno allo stomaco di cui si ha bisogno, quello strattone che ti faccia spostare di un passo e che ti consenta di vedere, anche solo per un secondo, le cose da un altro punto di vista.

E' difficile riconoscere un'ossessione ma molto di più lo è aiutare qualcuno a capirlo. Per quanto tu possa colpire duro, quella persona non si piegherà, non ti mostrerà di essere caduta, cercherà solamente di apparire più determinata che mai. 
Cosa si può fare, allora?
Aspettare. 
Aspettare che il dolore risalga un poco alla volta nel cuore della notte, che le parole riecheggino nel silenzio dell'anima e che schiariscano la mente annebbiata di sta calpestando se stesso senza rendersene conto. 

So che queste parole sembrano sconnesse ma essere più chiari non servirebbe a molto. Perchè, qualsiasi cosa possa scrivere, la verità è che non riesco a capacitarmi di come una persona possa farsi calpestare in più e più modi per una causa (ossessione) che si potrebbe (con più fatica) raggiungere in altro modo. 
No, non riesco proprio ad accettarlo. 



giovedì 10 novembre 2016

Nelle puntate precedenti.

In genere succedono sempre talmente tante cose che il nelle puntate precedenti diventa di fondamentale importanza. Prendete ad esempio una puntata a caso di The vampire diaries. Se non vi state sparando tutte le otto stagioni in un colpo solo, avere un riepilogo breve ma incisivo del caos in cui si trovano Damon e compagnia bella aiuta a ritrovare il filo delle loro immortali vite. 
Adesso che ho reso bene l'idea capirete, appieno, che la mia vita non può essere minimamente paragonata a quella di Damon Salvatore o Bonnie Bennett.
Quindi non sorprendetevi della brevità di quanto sta per seguire.

  ..... Nelle puntate precedenti .... 

1.  Sto lavorando nella cartolibreria in cui, circa un anno fa, ho svolto il tirocinio con Garanzia Giovani. Non è nulla di concreto, è full-time e piuttosto stancante ma mi permette di andare avanti. 
(Certo, continuiamo a lavorare in tre per dare vita a un solo stipendio decente ma non è che si possa fare altrimenti al momento).

2. Ho un computer nuovo. Io e Signorina K. ce ne siamo sbattute e ci siamo fatte questo auto-regalo. Finalmente posso tornare. Cazzo, quanto mi siete mancati.

3. Ho detto addio alla mia persona.

4. Ho bevuto tanto di quel rum da farmi girare, seriamente, la testa. E l'ho fatto in una serata davvero speciale. 

5. La vita mi ha riconsegnato cugini che pensavo di avere perso. Adesso non passa serata senza che whatsapp non venga invaso da milioni di cuore.

Adesso?
Che ricominci la caccia. 

domenica 2 ottobre 2016

Incoerenza è il mio secondo nome.

Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.
Non lo faccio.

....................

L'ho fatto.

...................

Direi che non occorre aggiungere altro.