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domenica 16 settembre 2018

Sono una persona difficile.

Non si direbbe a prima vista, sai?
E neanche a seconda. E neppure a terza. Diciamo che non lo si direbbe mai per questo a volte immagino di fare una cazzata colossale e immaginare le facce degli altri sgomente alla notizia, le loro parole, i loro sensi di colpa per non essersi accorti che qualcosa non andava.
Sono una persona difficile perché non sono estroversa, non sono affettuosa, non amo la folla, il baccano, l'essere al centro dell'attenzione anche se poi cerco l'approvazione di tutti, in silenzio, facendo la cosa giusta anche se poi me ne lamento. 
Odio chi si lamenta h24 anche se io lo faccio spesso e odio sentirmi lamentarmi di cose futili quando nella testa e nel cuore ho un sacco pieno di merda che voglio rovesciare. Ma non lo faccio. Me lo tengo dentro. Anzi, mangio altra merda giusto per vedere quanta ne posso contenere la mia testa e il mio cuore prima di scoppiare e mandare in frantumi ogni cellula del mio corpo. 
Faccio la dura, l'acida, la stronza senza cuore, fingo che non mi interessino i pensieri degli altri ma ci muoio dietro. Non voglio che pensino questo di me, non voglio che mi vedano cosi e corro a cambiare aspetto, a cambiare modo di parlare a tal punto che non riconosco più se sono io o no. Torno ad essere me, stanca di questa ricerca, anche se non ho capito cosa significare essere me. Ogni frase, ogni insinuazione è una lama che mi trafigge il costato. Non è vero che non mi interessa, mi interessa e come.
Mi nego tutto pensando che non posso permettermi di comprare quella cosa, che non posso uscire più di una volta a settimana per risparmiare, che devo rientrare a casa per cena perché sono io che devo preparare, che non posso competere con quella persona perché io non ho niente e lei ha tutto. Mi nego la compagnia degli altri perché ho sempre paura di sentirmi un pesce fuori l'acqua, quella strana che non sa cosa si perde, di sentirmi più inutile degli altri giorni quando mi danno l'anima per cercare di essere apprezzata senza essere al centro dell'attenzione perché io odio essere al centro dell'attenzione, poi ditemi come a fate non dirmi che non sono pazza.
Mi sento sola, pubblico le foto degli aperitivi per dimostrare che anch'io ogni tanto esco, per mettere a tacere quelle bocche che continuano a dirmi che se continuo così resto sola a vita, ma non lo sapete il male che fate quando dite queste cose? Pensate davvero che una persona si augura la solitudine a vita o che continuare a paragonarmi con mia sorella che fa una vita diversa possa aumentare la fiducia in me stessa? Pensate che le vostre perle di saggezza possano essere la luce in fondo al tunnel quando dopo averle detto sparite nel nulla ma a proposito ci conosciamo? No, perché l'ultima volta che ti ho visto era l'anno scorso e non mi ricordo di averti fatto anche una sola confidenza.
Mando piccoli messaggi di aiuto nella speranza che vengano visti ma forse sono troppo piccoli o forse è giusto così, come posso pensare che qualcun altro si interessi a me nel modo (forse fantascientifico) che voglio io?
Sono quella che ascolta tanto e parla poco, chissà se a lavoro si sono accorti che mentre tutti raccontano qualcosa di sé io invece me ne sto sempre zitta e alle volte, presa dal panico, tiro fuori il cellulare e fingo un messaggio o una lettura importantissima (Il suo credito sta terminando...) 
Il momento top è quando parlano dei loro figli, conversazione che mi intrattiene per i primi 10 minuti quando scorrono le fotografie e penso che potrei prendere quelle di mia figlioccia ma l'unica volta che l'ho fatto nessuno mi ha cacato di striscio e ho smesso. Evidentemente c'è la regola che se non è figlio tuo non puoi parlarne altrimenti non si spiega.
Sono una persona difficile per lo so che ci sono persone che mi amano con tutto il cuore e non riesco a capire per quale motivo non mi basti. Come se non fosse niente l'amore che provano per me che probabilmente è maggiore di quello che io provo per loro. Non capisco perché continuo ad essere così triste da piangere continuamente, da fissarmi sull'idea malsana che provare a tagliarmi le vene sia l'unico scossone che possa riportarmi sulla retta vita, retta non lo so ma di sicuro su una via, la mia via; ma che non voglio fare sebbene mi capiti di restare bloccata a guardami i polsi immaginando la scena.
E non è che parlarne così possa aiutare. Non aiuta affatto. E' solo effimero. 

<<E' facile giudicare al primo colpo d'occhio perché a guardare - guardare veramente - ci vuole tanta, troppa fatica>>

cit. Ade (a cui devo il titolo del post)

sabato 18 agosto 2018

Quando non cogli il momento giusto per scrivere escono robe così.

Ieri sera pensavo di scrivere un post lunghissimo con pensieri lugubri e tristi ma adesso non c'ho voglia. Sicuramente domani mi sarò pentita di non averlo fatto, statisticamente la domenica è la giornata in cui penso sempre di tagliarmi le vene ma alla fine non lo faccio mai.
Sono giorni che fantastico, però, su una partenza. Per il prossimo anno. Magari a Marzo.
L'ho buttata lì con qualcuno e questo qualcuno sembra avere gradito, ha anche detto di volersi unire. 
Così passo da momenti in cui penso di dare un senso alla mia vita a momenti che mi dico che nulla cambierà mai e sarà sempre peggio, una condanna eterna nel peggiore dei gironi infernali. 


Forse è meglio darci un taglio.



domenica 5 agosto 2018

I granelli del lunedì.

E' domenica sera. Sono appena rientrata dal balcone dove mio padre mi ha di nuovo battuto a burraco e dove una maledetta zanzara ha banchettato con le mie caviglie. 
Il weekend è finito, avevano promesso pioggia e invece non ha piovuto. O meglio. Ha piovuto su tutti i quartieri di Palermo tranne nel mio. Ma Porco demonio. Non sono andata al mare perché doveva piovere. Un altro weekend del cazzo.
Io non mi ricordo più se vi ho mai parlato del mio -quasi- recente odio per il weekend. Arrivo a sabato sera che vorrei fosse lunedì. E la cosa mi deprime parecchio. Non ho mai nulla da fare e questo mi fa pensare e pensare e pensare. Vado in frantumi nel weekend. Mi perdo. Stringo i denti pensando che lunedì non avrò il tempo di pensarci poi però in fondo ci penso. Un granello di pensiero che si accumula settimana dopo settimana e che so finirà per straripare. 
Il futuro mi spaventa da morire sebbene non sia una fissazione. Quando ci penso però continuo a vedere dei colori scuri, una volta, lo ammetto, era nero pece, adesso ruotiamo intorno al blu notte che non è nero, ok, ma non è neanche questo bagliore di luce. 
Sono una che preferisce sguazzare nel suo malessere quotidiano immaginando cose che non succederanno mai e che mi teletrasportano in una dimensione fatta di bolle di sapone.
Io amo le bolle di sapone. 
A Milano, in piazza del Duomo, ho visto l'uomo della mia vita che faceva grandi bolle di sapone. L'ho rincontrato quest'anno a Palermo. Aveva sempre gli stessi vestiti, forse questo mi ha desistito dal chiedergli il numero. 
Mi chiedo quanto possano durare queste bolle di sapone. 

Non avete mai l'impressione di vivere lo stesso giorno a ripetizione come in loop infinito? Di vivere perfino le stesse emozioni, di pensare le stesse cose, come se fossimo condannati a vivere la stessa vita, lo stesso momento chissà quante volte? Non vi sentite mai soffocati dalla quotidianità e dal tempo che passa e dalle domande che vi trascinate da una vita e di cui ancora non avete trovato risposta? O forse la risposta l'avete trovate ma vi sta stretta, ne volete un'altra, e allora cercate, cercate e cercate e il tempo passa e il loop è sempre lo stesso, vi inghiotte e vi risputerà soltanto quando sarete carne da macello, anime spezzate, cosi lontane da non poterle più raggiungere.

Sono le 22.20, giusto il tempo per preparare i vestiti per domani, lavarsi i denti, cazzeggiare su internet e darsi la buonanotte. 
Domani è lunedì e un nuovo granello si aggiunge a quella piccola montagna intitolata: i pensieri del weekend o i drammi del lunedì, sono ancora indecisa sul nome.
Quello che mi chiedo raramente è cosa succederebbe se la mia bolla scoppiasse. Probabilmente nella merda. 

sabato 28 luglio 2018

Ma tu di che segno sei?

Ho sempre trovato insopportabili le persone che associano il carattere al segno zodiacale. Non vedo nessun nesso tra il mese in cui sono nata e il fatto che io sia quella che sono. Ok, amo il fatto di essere nata a Marzo, ma sono le mie esperienze, le mie paure, i miei sentimenti e il mio Io ad avermi resa quella che sono stata, che sono oggi e che sarò domani.
Quindi, come potete ben supporre, non ho mai amato gli oroscopi. 
Oggi sarà una giornata bellissima, troverete il vero amore, penso che stronzate del genere dovrebbero essere vietate anche se sei Paolo Fox e di mestiere dici stronzate.
Poi Lei scrive questo post e mi dico che un oroscopo letterario è un pò una figata. Così vado a leggermelo questa settimana che sono un pò curiosa.
Esce questo: 


Mi viene da piangere. L'ho pensato davvero in questa settimana. Ho pensato che dovrei essere serena ed invece me la sento addosso la tristezza.
Cioè. Finalmente sono rientrata al lavoro. Ok, ci sono un sacco di cose da fare e a volte arrivo alla sera che sono già in coma, sono riuscita qualche volta a resistere più a lungo, a vedermi un film senza addormentarmi ed invece sono triste. 
Sapevo anche che sarebbe successo.. che le paranoie sarebbero tornate, Cristo quelle tornano sempre, ma speravo che non tornassero già al martedì. 
La verità è che mi aspettavo qualcosa, avevo delle aspettative che erano pure illusioni. Non so perché io mi ci stia attaccando cosi tanto a ste stronzate da bar. 
Quindi, niente. Devo ricominciare a lavorare sulla idea di dover fare qualcosa per me. Qualcosa che mi faccia stare bene.  Ri-inventarsi  ha detto una volta la dottoressa che ci ha tenuto un corso al lavoro. Volevo chiederle quando riceve però poi mi sono ricordata che non ho un euro e mi sono trattenuta.

Vi chiedete se sono in cerca di esperienze che scatenino il potere catartico del pianto? Onestamente? Non lo so. 
L'empatia non l'ho mai vista come un superpotere ma spesso come una condanna. Essere empatici ti rende un supereroe. Ma i supereroi aiutano gli altri ed io per una volta vorrei essere la donzella in difficoltà che viene salvata dal misterioso e affascinante cavaliere senza paura e anche un po' psicologo. Giusto perché i draghi che mi spaventano di più sono quelli nella mia testa. Sputano fuoco e bruciano tutto. Anche la serenità. Soprattutto quella. 


domenica 15 luglio 2018

The Best: Supernatural 13 season.

Si, avete letto bene. T-R-E-D-I-C-E-S-I-M-A stagione. 
Tredici anni di Sam e Dean, di mostri, di family business, di Dean che salva Sam e di Sam che salva Dean, di demoni, di angeli, di Castiel e del Team Free Will, di apocalissi, di inferno, paradiso e purgatorio, di tavolette angeliche e demoniache, di profeti, di Bobby, di Dio e di sua sorella, di Crowley e Rowena, di patti e resurrezioni, di Morte e mietitori, di The road so far sotto le note di Carry on wayward son. 


Qualcuno dice che sia giunto il momento di chiudere lo show, in fondo tredici stagioni sono tante e andiamo ormai per la quattordicesima, ma davvero siamo pronti a lasciare andare i fratelli Winchester?
E' vero, lo ammetto, ci sono state stagioni che si possono riassumere con: Due palle ( la sesta e la settima sicuramente, esclusi alcuni episodi veramente indimenticabili) ma dall' ottava in poi ci prepariamo a un ritorno al passato con il botto. Così dopo che Dean diventa un demone per mano della prima lama di Caino, i tentativi che portano Sam e Cass a liberarlo definitivamente consentono all'Oscurità (Amara) di evadere dalla prigione in cui suo fratello, Dio, l'aveva rinchiusa. Fratello e sorella si ricongiungono nel finale dell'undicesima stagione e per ringraziare i fratelli cacciatori Amara riporta in vita Mary Campbell, mamma di Sam e Dean. Tutti insieme si troveranno a dover combattere contro gli uomini di Lettere inglesi che vogliono controllarli e con un Lucifero di nuovo operativo e in procinto di diventare padre. Il finale di stagione si chiude con Mary e Lucifero catapultati in una dimensione alternativa in cui l'apocalisse ha avuto luogo, Michele ha vinto e l'umanità ne paga le conseguenze, con Crowley e Cass morti mentre Sam e Dean si ritrovano da soli con il figlio di Lucifero, un Nephilim, Jack, nato e già con le sembianze di un ragazzino.



La tredicesima stagione si apre così con la domanda: chi è e cosa può fare questo figlio di Lucifero? Come prevedibile, Sam si immedesima nel giovane Jack, gli ricorda quando anche lui veniva visto come un "mostro", mentre Dean è pronto ad ucciderlo alla prima occasione. Ma Jack, nuovo a questo mondo e per questo molto simile a Castiel nei suoi primi giorni sulla terra, si rivelerà essere un ottimo alleato. Con la sua volontà riesce a riportare in vita Castiel dal Nulla in cui dormiva e grazie ai suoi poteri e alle sue ricerche permetterà ai Winchester di aprire il varco verso quel mondo parallelo dove Mary è rinchiusa. Ovviamente tutto và storto: Lucifero riesce a scappare dal mondo apocalittico in cui Michele lo torturava e Jack finisce nel mondo parallelo dove Mary è ancora prigioniera. Grazie ai suoi poteri, Jack e Mary scappano dalla prigione di Michele ed incontrano i pochi umani sopravvissuti che ancora combattono contro gli angeli soldati di Michele.
Sam, Dean e Castiel provano a liberare Mary e ritrovano Gabriele (tenuto prigioniero dall'ultimo Cavaliere dell'inferno, Asmodeus) e insieme al suo aiuto e a quella di Rowena catturano Lucifero, aprono il portale e vanno in cerca di Mary e Jack.



Tuttavia Lucifero riesce, ancora una volta, a liberarsi e salta anche lui nel mondo parallelo alla ricerca di suo figlio, unica sua salvezza per rimodellare il mondo a sua immagine e somiglianza. Rowena, da sola, rinuncia a scappare e cerca un modo per mantenere aperto lo squarcio il più a lungo possibile. 
Nell'altro mondo Sam e Dean riescono a ritrovare Mary e Jack ma anche Bobby e Charlie, sebbene non quelli del loro mondo, e decidono di mettere in salvo più di 25 persone portandoli dall'altra parte prima che Michele faccia loro del male. Il piano riesce ma nel momento del passaggio Gabriele muore per mano di Michele e Lucifero viene lasciato indietro. 


Quando tutto sembra essere risolto, Lucifero stringe un patto con Michele, rivela a lui come aprire il portale in cambio di portare via suo figlio mentre a Michele lascerà la possibilità di prendere tutto il resto. 
Jack si accorge troppo tardi della malvagità di suo padre (sebbene in un primo momento avesse cercato di dargli una possibilità) e viene derubato dei suoi poteri. Ormai Lucifero è troppo potente, ferisce Michele e porta via Jack e per sbaglio anche Sam. 
E allora che Dean ricorda: <<Tu sei la spada di Michele >>


Dean è il tramite di Michele e lo accetta dentro di sè, giusto in tempo per uccidere una volta e per tutte Lucifero. 


Lucifero è morto ma i ragazzi non fanno in tempo a sorridere che Michele viene meno all'accordo fatto con Dean e ne prende il controllo. 
Michele adesso è libero ed ha il corpo di Dean.


Ora. So che il mio è solo un parere personale e mi rendo conto che più passa il tempo (e le stagioni) più il rischio di annoiare o rendere banale lo show è elevato. Ma non penso che sia questo il caso. 
Il cammino di Sam e Dean è un cammino che non ha fine, il male non può essere cancellato in un colpo solo e sebbene l'idea del mondo parallelo possa sembrare un pò forzata e fuori dai canoni dello show credo che sia un ottimo espediente per chiarire un concetto: Sam e Dean sono dei prescelti. Sono come Buffy l'ammazza vampiri, che non può sottrarsi al suo destino e che neanche la morte può fermare. 
Non sono solo dei cacciatori. Sono le armi che Dio ha donato agli uomini per difendersi dal male e dalle sue mille sfumature. 
Poi il il tema di fondo resta e sarà sempre la famiglia.
Il ritorno di Mary rende questo concetto ancora più evidente, così come la scesa in campo di Gabriele, per tanto tempo restio alle divergenze della sua famiglia, o l'orgoglio ferito di Lucifero nei confronti di un padre che ha preferito gli umani a lui, o il desiderio di Jack di conoscere realmente suo padre. 
La famiglia è il movente di tutto. Il Sempre e per Sempre dei Mikaelson.
Quindi se ve lo state chiedendo: sì, mi è piaciuta e sì, voglio vedere di nuovo Dean sfoderare le sue ali. 

Ci vediamo con la prossima stagione, stronzetti.



martedì 3 luglio 2018

Sarebbe ora di scrivere un pò.

Sarebbe ora di fare un reso conto delle cose che sono successe, giusto per gridare al mondo che ehi, eccomi qua, sono ancora viva.
Cominciamo.

1. Sto contratto si fa. 
Settimana scorsa ho lavorato, seguito un corso aziendale, mi sono stressata parecchio soprattutto nella prima ora: la mia scrivania era sotto sopra, non ho trovato nulla di quello che avevo lasciato ma alla fine ho carburato.
Adesso sono di nuovo a casa, aspettiamo che parta ufficialmente il contratto. Quanto ci sarà d'aspettare non mi è dato saperlo. Pensavo questione di giorni, che addirittura potessi continuare senza dover staccare di nuovo ma evidentemente non ci avevo capito una mazza. 
Ciò che conta è che stiamo facendo di tutto per fare andare avanti la cosa, su questo fronte sono un pò più tranquilla.

2. Tifo Croazia.
Ho seguito questo mondiale un pò con nostalgia.. non avere la propria squadra da tifare è alquanto mutilante ma non mi sono persa d'animo e ho cominciato a chiedermi a quale squadra dare il mio supporto morale, il mio urlo di gioia. 
Di sicuro è un NO per Germania, Argentina e Spagna a cui abbiamo tutti detto Byebye. Attendo al varco anche la Francia, che vincano tutte tranne la Francia.
Alla fine ho scelto. 
Ho scelto Croazia. 
E sì, l'ho scelta anche grazie a lui. 



3. Ho letto diversi libri.
E giuro che tornerò a fare le recensioni. Dei libri belli e di quelli brutti. 
Che troverò anche un equilibrio che mi permetta di andare avanti con le letture nonostante il lavoro mi riduca la sera in uno stato di coma profondo.

4. La devo smettere di sminuirmi.
O quanto meno ci devo lavorare su. O quanto meno sono stanca di trovare spiegazione fantascientifichi al fine di giustificare cose che possa dare un senso alle cose stesse senza attribuire a me il merito che mi merito. 
(no ma complimenti Cristina, ripeti ancora una volta la parola cose e merito..)

5. Mi attraggono gli uomini in giacca e cravatta.
L'ho capito da quando sbavo su Elijha di The Originals. 



6. Mi manca Milano.
Oggi sono stata 1 ora e 40 minuti con lei in videochiamata. Entrambe eravamo totalmente abbandonate nelle nostre stanze a parlare di libri, scrittura, pettegolezzi, amiche stronze, pettegolezzi con retroscena filosofici e cose che potrebbero accadere. E ho capito che mi manca il Duomo, il gelato a Cernusco, la metro sempre in orario, i parchi, i formaggi del nord, il Libraccio, il ragù di soia, la Lorenza, il dialetto milanese e le storie della zia. 

7. La noia. 
Ho paura di ricadere di nuovo in quel circolo vizioso che crea la noia che guarda casa fa rima con paranoia. Che è quella che mi assale quando sto due giorni di fila a casa. Ho paura di sprofondare in quell'abisso che so essere sotto di me e che a volte faccio finta di dimenticare. Ci penso e so che alla prima occasione ci cadrò di nuovo. E lo so che poi io mi alzo di nuovo ma davvero? voglio passare il resto della mia vita cosi? A caderci dentro e a lottare ogni volta di più per uscirne? Ho davvero la forza necessaria per fare tutto questo per tutta la mia vita? Non esiste una soluzione definitiva al problema che non sia andare da uno psicoterapeuta o rinchiudermi in un manicomio?

Oggi però non voglio pensarci. 
Oggi non voglio pensare a niente.  


venerdì 8 giugno 2018

Quando quello che pensi ha il colore del sangue.

Quando comincio a piangere e sono sola, a casa, prendo sempre la foto che ho sul comodino e la stringo tra le mani. Alle volte quando sono disperata la stringo forte al petto come se stessi abbracciando qualcuno anziché un pezzo di carta dentro a una cornice di gesso.
Nella foto ci sono io, a un anno, di fronte a una torta casalinga e una candelina. Accanto me mia mamma pronta a soffiare. Siamo vicine, io ho la faccia allegra e buffa, mia mamma ha il volto più sereno che abbia mai visto.
Stringo tra le mani questa foto incorniciata dentro a un portafotografie che arriva dalla Croazia, ci sono dei delfini attorno e colori accesi come il blu, il verde e il fucsia.
Le chiedo spesso perché mi abbia lasciato da sola e poi me ne pento perché so che lei non avrebbe voluto andare via. Purtroppo era semplicemente il suo momento, nessuno né ha colpa, forse un pochino quegli incapaci dei medici ma adesso è troppo tardi per le accuse.
Non è colpa sua se sono sola. In realtà non è colpa di nessuno, è cosi e basta. 
Prendere la foto, stringerla, accarezzare il volto di mia mamma sebbene si tratti solo di un pezzo di carta dovrebbe avere un potere calmante invece io che sono tutto tranne che una persona normale mi dispero di più. 
Non riesco neanche più a respirare dal naso. Ho dei momenti di ripresa che preludono solo a un nuovo round. In genere dura cosi da un'ora a un massimo di tre. 
Ogni volta mi dico che non ce la faccio più e ogni volta poi decido di andare avanti perché forse non ho altro da fare. Nascondo tutto molto bene tranne qui, almeno qui fatemelo dire che ho fatto i più atroci pensieri su me stessa. 

A pausa pranzo sono andata a trovare i miei colleghi. Qui occorre una piccola parentesi. 
Dopo i primi sei di contratto da tirocinante ne abbiamo rinnovato un altro che è scaduto giorno 4 giugno e che doveva essere trasformato in qualcosa di più stabile. Inutile dirvi che una settimana e mezzo prima lui mi ha chiamato a parte e mi ha detto che provvederà a fare qualcosa, perché vuole che io continui a lavorare in azienda ma che ci sarà uno stacco e sempre come tirocinante o stagista o vattelo a pesca. Mi ha detto di stare tranquilla. Io? Tranquilla?
La disperazione dei colleghi non ve la descrivo. Qualcuno ha anche pianto. Loro non sanno che c'è in ballo qualcosa, sebbene lui ne abbia fatto un cenno a qualcuno, vedersi arrivare nei due giorni successivi i messaggi di alcuni di loro è stata una cosa bellissima. Mi sono sentita meglio. Mi sono detta che qualcosa la so fare. Cosi oggi decido di passare a trovarli. 
Sempre oggi ho deciso di non farlo mai più. Se tornerò lì dentro sarà solo per lavorare. 
Perché alla domanda che cosa hai fatto io ho risposto niente.
Non ho soldi e non posso partire. 
Ma non è questo il punto.
Il punto è che io alle 15 sono andata via e mi sono sentita fuori. 
Fuori dal gruppo, fuori da contesto. 
Ho capito che nessuno mi assicura che possa tornare là a lavorare e in tempi utili. 
Quindi mi sono detta: E mò che faccio?
Come penso di passare le mie giornate? 
Potrei descrivervi per filo e per segno cosa ho pensato ma credo che non ne valga la pena. Non è un'immagine felice. 

Mi piacerebbe entrare in letargo. O in coma. Che poi è tipo la stessa cosa, no?
Mi piacerebbe non dovere fingere che tutto vada bene perché Signori e Signore a me non va bene. Mi sono un pò rotta il cazzo di aiutare gli altri e non essere aiutata. Di fingere che quello che ho è passeggero. E' uno stato cronico, amen. Mi sono rassegnata, rassegnatevi anche voi. 
Il fatto è che io a voi non ve lo voglio dire che sto male. Perché quando mi incontrate per strada mi sentirete dire solo che io sto bene. Che mi sto riposando e rilassando. Che si, c'è un pò di noia ma va bene così.
Non ve lo concedo il lusso di sapere che mi sento.. disperata.
Quindi noterete della schizofrenia in  quello che voglio e non voglio. 

Ma alla fine, tirando le somme, a voi frega qualcosa di tutto sto delirio?